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Che la vicenda di Gloria Rosboch ci insegni ...

  
Domani pomeriggio, mercoledì 24 febbraio 2016, i funerali di Gloria Rosboch e, a poche ore dalle esequie, i retroscena della sua vicenda continuano ad esser sviscerati su tutti i mezzi di informazione e le chiacchiere continuano a circolare senza risparmio.
Tra poche ore la professoressa "timida e dimessa", la "... donna fragile come un cristallo, sempre sola, non bellissima", potrà riposare in pace, al riparo dalle scemenze umane. Il segreto dei suoi pensieri e dei suoi veri sentimenti lo porterà con sé, con buona pace dei portatori "insani" di frasi fatte e pregiudizi di bassa qualità un tanto al chilo.
A noi rimane l'amarezza per il drammatico epilogo, che accompagna il ricordo del fluire delle informazioni seguite durante le indagini degli inquirenti.
Alcune considerazioni, in particolare, ci tornano alla mente e ci danno molto da riflettere. Appartengono alla giornalista Rai Federica Sciarelli, la quale, nella trasmissione "Chi l'ha Visto?" del 17-02-2016 (minuti dal 1.57.27 al1.58.22), in risposta alla collega inviata a Castellamonte che la informa di indiscrezioni secondo cui, la Procura di Ivrea che indaga sulla scomparsa di Gloria, avrebbe acquisito il fascicolo dell'indagine per truffa dalla Procura di Torino, si chiede: " Se alla Business Group ci siamo andati noi, non sapevano niente, io non ho capito per la truffa della povera Gloria cosa è stato fatto, se è stato fatto qualcosa; ci viene il sospetto però che per la truffa sia stato fatto un esposto e non si sia andati avanti più di tanto." Ricordiamo brevemente che le indagini, per la scomparsa e il sospetto omicidio, venivano svolte dalla Procura di Ivrea mentre alla Procura di Torino si svolgevano le indagini per truffa a carico di Gabriele Defilippi, che si è poi rivelato essere il suo assassino.
Questi due filoni d'inchiesta erano stati presi in considerazione unitamente da "Chi l'ha Visto" nel corso della sua ricostruzione dei fatti, che ipotizzava un nesso tra le due vicende. La Business Group è la società presso cui Gabriele Defilippi millantò di ricoprire un ruolo di rilievo, usurpandone Logo e intestazioni ufficiali, per convincere Gloria della validità dei suoi progetti d'affari ed estorcerle i 187 mila euro. La Business Group completamente all'oscuro di quanto stesse accadendo, fu informata dalla trasmissione televisiva non dalla Procura.
Chiariamo subito che, ciò che ci dà da pensare non è l'andamento di queste indagini specifiche, gli inquirenti sanno il fatto loro e il loro lavoro per il caso Rosboch prosegue con impegno e bravura. E' quello che la considerazione della giornalista Federica Sciarelli ci rimanda che ci preoccupa: perchè?
Perchè quando si tratta di truffe affettive, relazionali, o sentimentali le indagini vanno a rilento?
Perchè, se e quando le vittime di questo genere di truffa si rivolgono alle autorità, tutto diventa difficile e faticosissimo?
Perchè diventa troppo complicato sporgere denuncia?
Perchè tante denunce vengono archiviate ancor prima delle indagini?
Perchè le Forze dell'Ordine non accettano denunce per il furto dei sentimenti a meno che non vi siano stati esborsi di denaro?
Perchè le pochissime sentenze viste finora sono soprattutto a favore dei truffacuori?
Come Movimento che lotta per portare alla luce le truffe sottili che fan leva sui sentimenti, lo rileviamo e ne diamo informazione da tempo: denunciare ed avere ascolto nelle truffe relazionali è un'impresa complicata e spesso si viene poco considerati se non ignorati.
Perchè in questo nostro "bizzarro" Paese, solo se si arriva ad epiloghi estremi si viene degnati di attenzione? Possibile che per essere presi in considerazione ci debba "scappare il morto"? Forse il caso di Gloria non ha niente a che fare con le cybertruffe di cui si occupa il nostro Movimento, anche se l'inquietudine che ci rimanda la figura di Gabriele Defilippi e gli aspetti della sua personalità e della sua vita, ci sembrano drammaticamente attinenti alla tipologia di storie che abbiamo raccolto col nostro lavoro di ascolto ed archiviazione casi.
Resta il fatto che anche in Italia, il raggiro relazionale volto all'ottenimento di denaro e realizzato attraverso i nuovi canali di comunicazione forniti dal web, si sta affermando come mezzo di "facile" guadagno. E' probabile che la conoscenza di questa remunerativa tipologia di raggiro, viaggi in sordina in rete, stimolando lo spirito di emulazione di personaggi dalla consistenza morale sfilacciata dai tempi o da una personalità disturbata.
La difficoltà di portare allo scoperto queste storie nasce dal poco ascolto che si riceve dalle autorità preposte ma soprattutto dalla tendenza reazionaria che crea un rigurgito di pregiudizi e mentalità antiquate, volte a bacchettare se non addirittura bastonare le vittime, mettendo in secondo piano il problema principale: il truffatore, il delinquente, il "carnefice".
L'esistenza di organizzazioni criminali con molteplici campi d'azione, che si muovono dietro il fenomeno del cybercrime e grazie ad esso ricavano fatturati considerevoli, è cosa messa in luce da indagini e arresti avvenuti nel recente passato e che magari partivano da altri filoni d'inchiesta.
La cosa preoccupa solo noi che ormai ci sentiamo Cassandre scarmigliate?
Movimento Lotta al cybercrime e alle truffe affettive
Simona Manis Algisi, Jolanda Bonino
Torino 23 febbbraio 2016

Pubblicato il 17/3/2016 alle 20.37 nella rubrica L'Angolo degli Esclusi.

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