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TORINO ITALY - OLTRE UN SECOLO E MEZZO DI STORIA DELL'ABBIGLIMENTO e DELLE GRIFFES attraverso il GFT

1.       I  150    anni di storia del GFT riflettono  un vero modello di azienda “bricoleur”.  Dalle sue origini, che risalgono al 1865, al suo epilogo, nel 2004, il GFT ha proceduto prima per incastri, rifondazioni, fusioni, ma anche acquisizioni, incorporazioni di attività e aziende. Poi, dal 1990 ha dato inizio al suo declino, attraverso scorpori, cessioni e dismissioni di stabilimenti, attività e marchi mostrando anche il volto crudele dei licenziamenti, nonostante le relazioni industriali  fossero, di solito, improntate sul rispetto delle parti sociali.

2.                E’ una storia di globalizzazione che evidenzia l’evoluzione ma anche l’arretramento di molti diritti acquisiti,  tra vecchie e nuove strategie di flessibilità, tra vecchi e nuovi ruoli di lavoratori e lavoratrici, di consumatori e consumatrici nella storia dell’ occidente e delle nuove frontieredel mondo.

3.                E’ inoltre  importate rilevare che il GFT con 18 impianti in Italia e nel mondo (dalla Cina alla Germania, alla Cecoslovacchia, agli Stati Uniti, al Messico) dette lavoro a oltre 11.000 persone, di cui l’80% erano donne.    Il GFT nacque da due circuiti economici regionali a lungo distinti, quello ebreo della distribuzione di stoffe e tessuti (i LEVI) e quello biellese dell’industria laniera (i RIVETTI) che decisero di confluire inun unico scenario industriale: il GRUPPO FINANZIARIO TESSILE.  Venne scelto proprio Torino e  il Borgo Dora, come sede principale , perché si poteva sviluppare la forza motrice idraulica del fiumeDora e il suo legame con le bialere e i canali della zona. Altri stabilimenti erano dislocati in varie zone della città, nella sua provincia  come a Settimo Torinese, Bosconero e Chieri e in gran parte del Piemonte, da San Damiano d’Asti a Racconigi.   Oltre la produzione esistevano altri due settori legati alla distribuzione. 

4.  Uno era il Ramo Pacchi che agiva attraverso due organizzazioni di vendita di tessuti alle sartorie: le Fabbriche Riunite, con sede a Torino, e la SIM ARBITER, con sede a Milano, ma entrambi presenti in tutta Italia.    Il cliente finale poteva così scegliere presso il suo sarto abituale il modelloche preferiva, consultando le riviste, realizzate dallo stesso settore:Vestire, Tema Uomo, Renel.  Altro settore era la D.D.D. (DirezioneDistribuzione Diretta) che raggruppava tre catene di centri distributivi al dettaglio.  La più importante era  la MARUS (Magazzini Abbigliamento Ragazzo Uomo Signora) dislocata in tutta Italia secondo il criterio di ubicazione dei grandi magazzini,  l’altra era quella dei negozi Alfa (che poi prese il nome di A. Confezioni), anch’essa presente in tutto il paese e che seguiva il criterio di dislocazione dei magazzini a prezzo unico, in quanto si rivolgeva ad un pubblico di acquirenti di tipo medio-inferiore.  La terza, infine, era la Re.Ve.Di. (RepartoVendita Dipendenti), ora  (2006)  di proprietà di Mariella BURANI, che negli anni’80 aveva una decina di outlets.

5.        Il GFT viene considerato la FIAT delle confezioni in serie perché negli anni ’60, riuscendo a vincere su  quella mentalità così intransigente, rigida e gelosa di abitudini e consuetudini quasi secolari,  che riteneva che nel peso della lana stesse la qualità del tessuto,  e, che l’abito lo si  poteva fare confezionare solo dal sarto difiducia,  dette l’avvio alla produzione di massa.  Con il rilancio,  nella seconda metà degli anni’50, del marchio FACIS (Fabbrica Abiti Confezioni in Serie) attraverso i famosi manifesti di Armando Testa quelli dell’omino che corre,il GFT lanciò la confezione maschile diffusa su vasta scala.

6.      IL  GFT fu la prima azienda italiana a produrre gli abiti in serie; così, misurando tutta la popolazione italiana degli anni ’50, codificò ben 120 taglie che riuscivano a vestire praticamente tutti: snello, corto, panciuto, lungo, mezzo forte.

7.          Sul versante dell’abbigliamento femminile, nel 1961 creò il marchio CORI e fu una vera rivoluzione considerare l’abito pronto un vero prodotto di moda.

8.         Il     Gruppo riuscì così ad imporsi nel mercato interno e internazionale,  anche  perché raggiunse  una posizione di monopolio, di leadership predeterminando le linee della moda , attraverso accordi, come ad esempio quello di Biki con l’alta moda    eattraverso le numerose partecipazioni a mostre mercato.

9.                Un’altra strategia  vincente fu quelladegli anni ’70 e ’80, quella che vide l’avvento in Italia e poi la diffusione nel mondo di griffe e marchi degli stilisti, i quali sposarono la loro creatività al sapere industriale e distributivo del Gruppo GFT.           

10.          Tutti ricordiamo i nomi di Valentino, Armani, Ungano, Trussardi, Soprani, Louis Feraud, Pierre Cardin, Calvin Klein, Claude Montana, Massimo Osti, ChristianDior, Joseph Abboud, Chiara Boni, j. Taverniti, GianniVersace, Gianfranco Ferrè, Ottavio Missoni Sahzà e altri ancora

vedi anche

http://edoardopatrone.it/gft/

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=VgbFAsTGEIk  

Archivi della moda del Novecento- Direzione degli Archivi del Ministero per i Beni Culturali:   http://www.moda.san.beniculturali.it/wordpress/?percorsi=misurataglia 

materiali fotografici eiconografici d igitalizzati fino ad ora   http://www.internetculturale.it/

il link ai materiali del l'archivio di stato:

http://archiviodistatotorino.beniculturali.it/work/nav3.php?uid=441336&pd=AS

 

 

Jolanda Bonino

Archivio storicoe x Gruppo GFT Gruppo Finanziario Tessile

ARDP  Archivio delle Donne in Piemonte

Torino, 16 novembre 2014

Pubblicato il 30/11/2014 alle 16.31 nella rubrica L'Angolo degli Esclusi.

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