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GRILLO? INDIETRO DI DUE SECOLI - di Lucia Delgrosso



Grillo non ha tutti i torti quando si definisce "né di destra né di sinistra". Ci si potrebbe richiamare al principio che chi si definisce così in realtà porta acqua al mulino delle destre, il che è senz'altro vero, ma non è tanto interessante collocare Grillo in una delle due metà del Parlamento, quanto sul calendario. Infatti:

1) Grillo sostiene che il suo movimento non è di destra, non è di sinistra, ma è sopra. Però "sopra" non è un luogo della politica: lo è della metafisica semmai, ma non della dialettica delle forze sociali che si contendono il primato dei propri interessi. Perciò è lui stesso che ci invita a scovarlo in qualche dimensione extrapolitica. Quella che viene subito in mente è la dimensione dello spettacolo (comico, nella fattispecie), ma mlopezi rifiuto di scadere nella banalità: il fenomeno Grillo non è integralmente riconducibile al dilettantismo dei comici che cambiano mestiere;

2) Grillo sostiene anche che la trasformazione del mondo occidentale è ascrivibile alla Rete. E' una bella conversione per uno che fino a poco tempo fa invitava a sfasciare i computer. E come tutti i fulminati sulla via di Damasco si fa mordere dalla tarantola e individua fanaticamente nella Rete la salvezza della democrazia. Anche in questo caso non si confronta con alcuna categoria politica: si affida alla tecnologia, che può essere uno strumento utile alla democrazia, ma non può costituirne il contenuto;

3) l'alternativa proposta da Grillo è che il cittadino diventi lo Stato entrando direttamente nelle Istituzioni senza bisogno di essere rappresentato. E soprattutto senza bisogno dei partiti. Ognuno vale uno.

E' qui che scatta indietro il calendario. Di almeno due secoli. Anche per gli intellettuali del nascente Stato borghese ognuno valeva uno. Si chiamavano cittadini queste monadi solitarie, questi atomi irrelati convinti di esercitare un effettivo potere una volta che si erano liberati dell'oppressione dell'ordine feudale. Erano grillini solo un po' più ragionevoli in quanto si rendevano conto che l'esercizio del governo richiede qualche competenza, per cui non vomitavano affatto all'idea di farsi rappresentare da personalità dotate di un qualche sapere politico, ma è un dettaglio: l'idea di fondo è l'enfasi posta sull'individuo che non ha bisogno di cercare la solidarietà di altri individui portatori dei suoi stessi interessi e che condividono la sua stessa visione del mondo: i compagni o amici di partito. Ognuno da solo dietro un computer a dire la sua, esattamente come il borghese a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento che si sentiva uno statista quando affascinava con il suo acume politico le signore nei salotti. Non erano meno massa solo perché esprimevano le loro libere opinioni quando aprivano il giornale. Rimasero massa senza potere fino a quando furono inventati i partiti che ruppero il guscio in cui erano racchiusi gli individui e li organizzarono per la difesa dei loro interessi. I partiti furono i veri strumenti costitutivi della democrazia, che non si esaurisce nella facoltà di ognuno di formulare proposte o al massimo fare un clic sulla tastiera per esprimere le proprie preferenze: la democrazia è scontro tra diverse visioni del mondo, non è quella roba chiassosa e nello stesso tempo impotente da schermo di computer dove le chiacchiere confluiscono in un magma che affoga nel caos gli interessi di classe e smorza il conflitto. I lavoratori singolarmente non avrebbero ottenuto lo Statuto dei Lavoratori consumandosi le dita a cliccare, lo hanno conquistato perché un partito ha sostenuto le loro lotte e se ne è fatto interprete in Parlamento scontrandosi con le forze politiche portatrici di interessi divergenti. Bisognerebbe spiegaglielo, a Grillo, che non c'è conflitto, linfa della democrazia, senza partiti: c'è la bolgia della rete che è la sua negazione perché è irrisolutiva. Sarà pure vero che Grillo non è né di destra, né di sinistra, ma non è neppure sopra: è indietro nel tempo, quando non esistevano destra e sinistra. E non c'era neppure welfare da finanziare con le imposte. Perciò gli sfugge pure perché occorre stanare gli evasori.


Pubblicato il 9/1/2012 alle 12.9 nella rubrica Lettere dall'Italia.

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