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CASO KNOX: COLPA DEGLI STATES? NO, COLPA NOSTRA

 

 

Epilogo scontato. Assoluzione piena con l’aereo dell’ ex imputato Knox che se ne torna a Seattle. Un processo e un delitto vissuto come uno show ed enfatizzato soprattutto dai media nostrani. Poteva finire diversamente? La risposta è sì. Ma chi ha le maggiori colpe? L’italiano per sua vocazione è amante delle trame complicate e non esita mai a voler rendere la situazione più confusa di quanto in realtà non sia. Dietro la completa assoluzione, secondo i molti luminari, c’è la mano della Clinton, con il Dipartimento di Stato americano che ha fatto pressioni affinchè la cittadina statunitense venisse scagionata. Certo, sappiamo come gli States ai loro contribuenti ci tengano molto, ma come possiamo non porci la domanda del come e del perché questa triste vicenda abbia avuto un così alto risalto oltreoceano?
Se l’indagine fosse stata condotta in modo accurato, preciso ed attento bollando la questione come un normale fatto di cronaca nera che vedeva coinvolti quattro ragazzi giovani di cui due, compresa la vittima, di nazionalità straniera l’impatto sui media e sui salotti buoni della tv italiana sarebbe stato minore e comunque poco dannoso ai fini dell’indagine. Invece il caso è stato gestito male dai mezzi di informazione sin da subito, grazie a quei programmi ( vd. Porta a Porta, Matrix, Quarto Grado,  lo “spettacolare” Studio Aperto etc … ) che quasi immediatamente, con il Vespino in testa, hanno cominciato a far trapelare indiscrezioni ed informazioni, senza logica e senza filtro, enfatizzando già dal principio il fatto  che il delitto fosse avvenuto durante la notte di Halloween, nel bel mezzo di un gioco erotico, a seguito di una serata vissuta tra alcool e qualche sostanza di troppo. Una volta creato il contesto ambientale, ogni pagliacciata all’italiana deve averne uno, ecco calare i particolari sui singoli protagonisti di quella notte. Gran parte dell’attenzione si concentra sull’ americana Knox, indicata come una macchina del sesso, ragazza diabolica, soggiocatrice di menti e schiavizzatrice di uomini grazie al sesso. Una femme fatale insomma; ma è quanto basta per attizzare e ravvivare il pruriginoso decadimento culturale dello Stivale che comincia a creare un perfetto network mediatico  attorno al “viso d’angelo” di Amanda che viene  ornato  di una serie di considerazioni tali da far etichettare al suo volto la patch di perversa. Apriti cielo! Si sa che noi italiani impazziamo per queste stronzate come “la porca innocenza” e giù quindi ancora con particolari di tipo sessuale che raggiunge la massima apoteosi con la pubblicazione dei suoi personali diari “ hot ” dove l’imputata racconta le sue avventure sessuali, vere o presunte che siano. Della vittima, Meredith, non si parla, o lo si fa ben poco. Meredith toglie audience mica è sessualmente appetibile come la Knox. Il circolo televisivo italiano ha continuato a potenziare sempre di più la diffusione del caso, dedicando intere prime serate al delitto giungendo quindi alle evidenti ( e prevedibili ) conseguenze: se fai baccano in casa per pochi minuti nessuno dice niente … se però continui imperterrito è molto probabile, se non certo, che qualcuno molto incazzato ti bussi alla porta. E così, dopo aver insistito sulla morbosa curiosità pruriginosa attorno al personaggio di Amanda, dato confermato anche dalle tonnellate di lettere che le giungevano in carcere da parte di ammiratori arrapati e insoddisfatti, vuoi che dall’altra parte dell’oceano Atalantico qualcuno non si desti? E così, a torto o a ragione, il governo americano, nella persona di Hillary Clinton, che aveva accolto una probabile richiesta di incontro sul caso da parte della senatrice Caldwell si affretta, durante la trasmissione “The Week” della ABC, ad esporre la sua posizione a seguito delle lamentele di ingerenza americana ( insomma le stesse che ogni giorno i difensori della sovranità nazionale italica dovrebbero muovere alla Chiesa) giunte dalle italiche terre: “Onestamente - ha detto - non ho avuto tempo di prendere in esame la questione, sono stata completamente immersa in ciò che stiamo facendo in Afghanistan e quindi non sono in grado di farmi alcuna opinione”. Giusto perché, secondo qualcuno, la Clinton aveva tempo da perdere dietro il caso Knox, mentre un soldato americano alla settimana saltava per aria o veniva freddato in qualche scontro costando, scusate il cinismo, qualche punto di gradimento verso il governo Obama che da lì a poco avrebbe dovuto affrontare sfide toste come la crisi e la riforma sanitaria . Interessamento poi, da parte del governo USA, che sarebbe anche legittimo dato che parliamo di un suo cittadino nonchè contribuente. A questo punto il caso diventa di portata mondiale; certi media americani, che di trash e gossip sono sicuramente gli insuperabili maestri, cominciano ad interessarsi al caso, iniziano infatti a nascere movimenti pro - Amanda e qualcuno comincia a far sorgeredubbi sul metodo d’indagine e sulla giustizia italiana ponendo inoltre l’accento sul fatto che non si può far passare una ragazza “acqua e sapone”, come la ricordano i suoi amici, per una sorta di ninfomane con tendenze perverse ed omicide macchiandone quindi l’immagine.
Ricapitolando: il danno principale l’hanno commesso i grandi media nostrani. Quelli televisivi mica i giornali. Quelli in Italia li leggono in pochi. La loro colpa è aver costantemente stimolato la morbosità dell’audience fino all’estrema conseguenza di attirare l’attenzione, non solo degli Sati Uniti, ma del mondo intero. A questo si è aggiunta una grave carenza nel sistema investigativo: l’indagine andava tenuta lontano dai riflettori, prendendo tempo, raccogliendo prove, stando attenti ad ogni minimo particolare. Indagare è una scienza e come tale non può e non deve lasciare niente al caso. Lavorare sotto pressione o, purtroppo, con gravi lacune nella preparazione del personale addetto alle indagini, basti pensare a disattenzioni nel ricercare indizi o nell’inquinamento di prove ( perché non è possibile che i delitti non vengano mai risolti e qui mi vengono alla mente maligni pensieri su un sistema di reclutamento più clientelare che di merito), non può avere altro che queste conseguenze.   In fondo la prima condanna era passata attraverso una serie di prove minime, quasi inconsistenti. Bastava poco per smontare l’impianto accusatorio. Bastava poco per mantenere un po’ di riserbo. Bastava poco per giungere alla verità e portare a un’ oggettiva giustizia finale.
Nessuna colpa dell’America. La colpa è solo nostra.

 

J.FORREST

Pubblicato il 4/10/2011 alle 18.31 nella rubrica Foreign Affairs.

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