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LA LIBERTÀ DI VIETARE



Chiedersi se la Francia sia ancora il paese del trittico “liberté egalité fraternité”, non dipende solo dal fatto che stia respingendo centinaia di immigrati tunisini provenienti dai nostri confini (a ragione, secondo il giudizio dell'Ue).

Il governo di Sarkozy, o Sarkòzy come lo pronuncerebbe "alla romana" l'attore Ratti de “Il Ruggito del Coniglio”, ha varato una delle leggi più controverse degli ultimi anni: il divieto di indossare il niqab, ossia il velo integrale islamico.

Cosa comporta per l'eventuale trasgressione da parte delle donne islamiche? L'arresto, com'è accaduto l'11 aprile a due donne islamiche davanti a Notre Dame.

Nel paese della liberté sembra che il Velo sia divenuto il simbolo di una nuova battaglia, che vede i sostenitori di questa legge scaldarsi e rivendicando la parità dei sessi e il diritto alla sicurezza.

Come fu ricordato anche alla cara Santanché in Italia, un paese laico si distingue da un regime teocratico o da un qualsiasi governo di stampo religioso proprio per la libertà di scelta e di culto. Non sta certo al governo francese di turno sindacare su quanto l'Islam tenga in considerazione le donne. Vietare il velo rappresenta una violazione delle libertà individuali, un abuso inconcepibile delle strutture democratiche per perseguire fini assai distanti dagli ideali democratici.

Inoltre la visione sociopolitica di questo governo francese sembra essere molto limitata (impressionante analogia con il nostro governo, non trovate?): il ministro degli Interni Gùeant afferma che in Francia il numero di musulmani si aggiri attorno ai 5-6 milioni (l'8-9% della popolazione francese). Peccato che lo stesso ministro si scordi di dire che tra questi milioni di uomini e donne, le donne musulmane che indossano il “velo proibito” sono soltanto da uno sparuto numero di credenti. Ciò che Sarkozy&co non sono in grado di comprendere è l'importanza della libertà di scelta. Anche B non l'ha ancora capito, nonostante faccia un abuso della parola “libertà” senza mai accorgersi che l'unico ad essere libero nel suo governo liberista è solo lui.

Il germe della xenofobia e dell'anti islamismo deve essere debellato al più presto, ma per farlo occorre una linea coerente di avvicinamento e integrazione culturale, in Francia come in Italia.

Ma tenendo presente i periodi e i governi che si trovano ad affrontare questa sfida, non c'è da farsi illusioni, anzi: c'è chi è pronto a scommettere che ben presto anche l'Italia potrebbe seguire l'esempio francese del divieto in nome della libertà.


Sonny De


Pubblicato il 19/4/2011 alle 12.33 nella rubrica Domandare è Lecito.

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