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Frattini, i copti e il peso delle parole

 

Il ministro Frattini in seguito alle tensioni in Egitto tra cristiani copti e forze islamiche ha prontamente dichiarato la sua strenua difesa nei confronti della minoranza cristiana. Ovviamente la presa di posizione immediata è anche dovuta alla sensibilissima fede cattolica del governo italiano che , si sa, da anni, si fa portavoce e strenuo difensore dei valori cattolici. Ma, tralasciando l’ironia e tornando alla tragicommedia politica del Bel Paese, bisogna sottolineare che la  posizione del ministro degli Esteri è assolutamente non professionale.
Una politica estera si dovrebbe basare su un trinomio preceduto da un concetto che i realisti della politica internazionale, ma molto probabilmente anche i costruttivisti e i liberali, definirebbero quasi “sacro ed inviolabile”. Uno Stato, nella sua proiezione verso l’esterno, dovrebbe occuparsi di poche cose. Questo per evitare un eccessivo over - stratching degli impegni internazionali. Ed è la regola base. Ad essa si aggiungono poi tre componenti essenziali , tali per cui, nei limiti del possibile, una politica estera possa definirsi quantomeno soddisfacente. I tre punti sono: unitarietà, razionalità ed autonomia dalle pressioni. Cosa significa? Significa che uno stato deve imporsi degli scopi ben precisi (al fine di conseguire con successo i propri interessi) riuscendo a pianificare (con ossessione quasi maniacale) i passi da compiere e cercando di sintetizzare le varie spinte/richieste dei gruppi di pressione al fine di convogliare a proprio favore quelle che più sono affini all’interesse da perseguire. In poche parole stiamo parlando di un agire in maniera logico/razionale, indirizzato a qualcosa di concreto e che possa portare a un qualche beneficio alla comunità. Un’ affermazione del genere, ovviamente, esclude qualsiasi tipo di intervento nel campo del non logico e del non razionale. La tragica politica estera neo- conservatrice, attuata da Bush Jr sul piano dell’ideologia (esportazione della democrazia attraverso una crociata ideologica) è indubbiamente un case study che ha fatto storia, quasi un vademecum sugli errori da non compiere e sulle conseguenze da sopportare. Immaginiamo d’altro canto un appello come quello di Frattini, espresso non con le parole tipiche delle costituzioni liberali quali tolleranza e dignità dell’individuo, ma con termini di caratura religiosa. Mi si chiederà: dove sta il problema? Non è forse questa una polemica sterile ed inutile? La risposta è no. Anticipo che probabilmente qualche credente potrà forse rimanere un po’ perplesso dinnanzi a una motivazione che potrebbe essere considerata laico/oltranzista ma, nell’arena internazionale, le parole contano e, molto spesso, un’errata interpretazione può creare rischi inutili addirittura per la collettività. Notare la differenza nelle seguenti affermazioni:
a.       Condanniamo apertamente gli attacchi verificatisi contro innocenti cittadini.
b.      Condanniamo apertamente gli attacchi verificatisi contro la comunità cristiano copta.
Nella prima affermazione si condanna l’ingiustificato atto violento contro inermi cittadini egiziani. E ‘una affermazione laica e pacata che non può essere in alcun modo criticata. Invece, nella seconda frasei toni e il senso del periodo cambiano radicalmente. Si prendono le posizioni di una comunità, specificatamente aderente a un credo, in contrapposizione a nuclei anch’essi di matrice religiosa che hanno commesso l’attentato. Questo significa prendere, dal punto di vista degli attentatori, la parte dei cristiani in contrapposizione agli islamici. Scatta un meccanismo di auto identificazione che vede in Frattini, ministro di un Paese Europeo, un defensor fidei del cristianesimo tale per cui , di riflesso, si ha una ideale trasposizione del pensiero di Frattini in un comune sentire del continente Europeo che tornerebbe a vestire i panni del mandante delle Crociate. Dal momento che la storia ha chiaramente mostrato che alla base dei conflitti più sanguinari vi sono sempre state motivazioni di tipo ideologico e religioso pare azzardato porre l’accento su un conflitto che di razionale non ha nulla e che urta contro il modo pragmatico di procedere nel pianificare la politica estera. In poche parole: non si può e non si deve fare appello a qualcosa di così inconsistente, ma talmente potente, da poter scatenare ritorsioni non razionali guidate da odio cieco e sfuggevoli alla ragione. D’altronde non è un caso se molti ministri Europei abbiano taciuto o usato termini diversi per segnalare le violenze avvenute in Egitto. Ma loro hanno studiato … il buon Frattini forse no.
 J.FORREST
p.s. scuste il ritardo ma avevo degli esami ! 

Pubblicato il 27/1/2011 alle 18.35 nella rubrica Foreign Affairs.

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