Blog: http://lemanineicapelli.ilcannocchiale.it

LA BESTEMMIA DI MARCHIONNE


C'è quest'ultima dichiazione di Bonanni sul referendum di Mirafiori. E c'è quel vecchio film di Fritz Lang, Metropolis. «Spero vincano i sì. Però, da oggi al giorno in cui si vota, io spero che chi condivide l'esigenza di ottenere l'investimento, di dare garanzie di lavoro, parli ad uno ad uno con gli operai di Torino. Poi bisogna fare nuovi modelli e saperli anche venderli, ma questo riguarda l'azienda». Non credo che ci sia bisogno di sprecare fiato per convincerli. Voteranno sì. Se ti dicono che o voti sì, o non si fa l'investimento è come se ti dicessero o la borsa o la vita. Molli la borsa. Ti tieni la vita. Poi può essere pure che il ladro ti prende la borsa e ti spara lo stesso. Però intanto tu ci provi a non farti accoppare. E allora i lavoratori andranno a votare, cioè a consegnare la borsa.

Però mi piacerebbe che vedessero quella scena raccapricciante di Metropolis, gli operai al cambio turno, intruppati in due file, chi monta e chi smonta, fiumi umani alienati. No, non è che domani quando andranno al lavoro si ritroveranno in quell'inferno. Non sarà allegro, ma non sarà nemmeno quell'orrore lì. Ma gli hanno detto: le esigenze del mercato globale esigono che accettiate quelle condizioni di lavoro. Quindi costituzionalmente avete diritto ad una "retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" e che la proprietà privata "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (globalizzazione o non globalizzazione) però in pratica c'è la globalizzazione. Che ieri aveva voluto Pomigliano. Oggi Mirafiori. Domani chissà. E un giorno potrebbe volere Metropolis. Perché oggi tutti parlano delle condizioni poste dalla globalizzazione e solo poche voci isolate difendono quelle imprescindibili, inalienabili, indiscutibili della dignità del lavoro. Si rimuove la questione. E' assente nelle dichiarazioni di CISL e UIL nella stessa misura in cui è assente in quelle di Marchionne, è questo l'incredibile.

La negoziazione sindacale che non è più quell'arte volta a fissare l'asta della trattativa sui diritti e le condizioni di lavoro più in alto o più in basso a seconda dei rapporti di forza, ma è diventata la rassegnata osservazione di un galleggiante di gomma che si alza o si abbassa a seconda della marea "globale". E i diritti e la dignità del lavoro sono in balia di quei flutti. Il ruolo del sindacato che diventa retorico, spendibile solo in televisione, non per incidere nelle condizioni reali. Si manda al macero il contratto nazionale senza una parola di protesta in modo da lasciare libero il galleggiante di gomma di raggiungere il livello gradito dal mercato. Che siano dignitose o no, le condizioni, esula dalla questione. E quindi non lo sono a priori, dignitose. Perché condizioni di lavoro "prendere o lasciare", non sono comunque dignitose. Perché condizioni di lavoro dignitose presuppongono sindacati che si siedono ad un tavolo per parlare, proporre e battere i pugni, non per ascoltare il mantra della globalizzazione secondo la lettura di Marchionne.

Che è come la bestemmia del Grande Fratello: una volta che l'hai fatta passare liscia ad uno scostumato, tutti si danno alla blasfemia più sfrenata. Presto la bestemmia di Mirafiori sarà ripetuta in tutta Italia. Sarà la nuova religione, dogmatica come quelle ortodosse. Speriamo nelle eresie.


Lucia Delgrosso


Pubblicato il 9/1/2011 alle 11.41 nella rubrica La Panchina Della Domenica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web