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PATTI CHIARI E SCAMBI LOSCHI



Oggi nella Calabria attanagliata dalla 'ndrangheta, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, il gip di Reggio Calabria, Roberto Carrelli Palombi, ha emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere per 12 persone, nell'ambito dell'inchiesta sul condizionamento da parte della cosca Pelle e della 'ndrangheta delle elezioni regionali del marzo scorso.

E tra gli arrestati potevano forse mancare esponenti politici? Ovviamente no. Santi Zappala', 50 anni, consigliere regionale del Pdl e già sindaco di Bagnara Calabra (Reggio Calabria), suo paese natale. La lista è inoltre impreziosita da nomi, noti e non, che mostrano quanto possa essere trasversale l'interesse mafioso nella politica: Antonio Manti (37), di Melito Porto Salvo e residente a Bova Marina, presentatosi alle elezioni nella lista Alleanza per la Calabria, che ha sostenuto per la presidenza il candidato del centrosinistra, Agazio Loiero; Pietro Nucera (51), di Melito Porto Salvo e residente a Roghudi, e Liliana Aiello (58), nata a Catanzaro e residente a Reggio Calabria, entrambi candidati nella lista Insieme per la Calabria; e infine Francesco Iaria (44), di Melito Porto Salvo, candidato nella lista Udc.

A Giuseppe Pelle (50), capo dell'omonima famiglia 'ndranghetista e tuttora detenuto per altra causa nel carcere milanese di Opera, il provvedimento è stato notificato direttamente in carcere.

È necessario prestare particolare attenzione a quello che sembra essere il personaggio chiave della collusione: Zappalà, unico degli aspiranti politicanti arrestati ad essere stato eletto alle ultime elezioni calabresi. L'accusa nei confronti di Zappalà consiste nell'aver stipulato un patto pre elettorale con Giuseppe Pelle, capo della cosca, in cambio di un consistente pacchetto di voti nella zona jonica della provincia di Reggio Calabria. E Zappalà cos'avrebbe dovuto dare in cambio di cotanta generosità? Semplicemente contribuire da esterno all'acquisizione da parte dei Pelle della gestione e del controllo di attività economiche nella provincia reggina. Un do ut des di tutto rispetto...

Si tratta dell'ennesimo caso di quella “politrangheta”, che presenta ai cittadini dei burattini vestiti di tutto punto che faranno gli interessi delle organizzazioni criminali? Pare proprio di sì.

Naturalmente sono necessari tre gradi di giudizio per accertare la colpevolezza o l'innocenza di Zappalà&co, ma di per sé basta già l'arresto per innescare il legittimo senso d'indignazione e di disgusto nei confronti di questo sistema, sempre più consolidato e sempre marcio.

É necessario un drastico esame di coscienza da parte di tutti i partiti, in particolare di quelli che rigonfiano il petto elencando i nomi dei mafiosi arrestati e dei beni sequestrati alle mafie, come se fossero stati loro a svolgere indagini e arresti. Innanzitutto è indispensabile studiare col massimo dell'attenzione i candidati e smettere di guardare sempre e soltanto all'apporto elettorale che questi possono dare piuttosto che alla loro competenza e genuinità.

La politica deve togliersi gli abiti sudici che indossa ormai da troppo tempo, cercando con tutte le forze di rendere i partiti cristallini al 100%, e assicurarsi che i suoi membri rappresentino solo e soltanto gli interessi dei cittadini e non le cosche mafiose. È chiedere troppo?



Sonny De


Pubblicato il 21/12/2010 alle 19.16 nella rubrica Dove osano le Mafie.

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