C'è un dato molto significativo che qualifica questa maggioranza: ogni qualvolta un membro del P3dl è invischiato in questioni caliginose, torbide e anche un po' illecite, il primo passo è smentire tutto, a prescindere, per poi convocare una conferenza stampa, nella quale si vaneggerà di complotti, pressioni mediatiche e di circuiti mediatico/giudiziari (salvo poi ribadire la solidarietà a imputati o coimputati, con aforismi di raro spessore quali “Dell'Utri è un amico fraterno. Non l'ho mai scaricato”).
Il protagonista dell'ultima esibizione (scusate, conferenza stampa) pitriellina (scusate, pidiellina) è stato Denis Verdini, il Toscano di Ferro, uno dei triumviri del Pdl, che, non volendosi specializzare in un ambito preciso, ha scelto di restare invischiato un po' in tutto: G8 alla Maddalena, corruzione in relazione agli appalti dell'eolico in Sardegna e le oscure macchinazioni della fantomatica P3.
Bisogna essere solidali col Toscano di Ferro almeno sotto un aspetto: obiettivamente era difficile scegliere tra tante possibili azioni illecite...
Se un italiano normale si fosse trovato in una situazione analoga, è probabile che si sarebbe ritirato a vita privata, o in un eremo, aspettando serenamente il corso della giustizia o pregando di non essere rinviato a giudizio.
Ma Verdini, che ha avuto come mentore uno che di rapporti con la giustizia se ne intende, con grande sprezzo del pudore e del ridicolo ha optato per una mossa da consumato giocatore di scacchi: si è dato scacco matto da solo con una sola mossa. Quale?
Scegliendo di dimettersi dalla presidenza del Credito Cooperativo Fiorentino, ma non da coordinatore del Pdl, adducendo come giustificazione il fattoche “la pressione mediatica avrebbe rischiato di creare problemi seri all'istituto, mentre gli elettori del Pdl sono ormai smaliziati e sanno che c'è anche un problema di rapporti tra magistratura e politica e che quando noi vinciamo le elezioni, e da un po' di tempo le vinciamo tutte, c'è qualcuno che cerca di cambiare con altri mezzi il risultato”.
La paranoia politico/giudiziaria che si annida tra “certi” membri di questa maggioranza è più che evidente, ma purtroppo non è curabile (come ha confermato il futuro psichiatra di Verdini).
La conferenza ha quindi toccato l'apice quando sono stati chiamati in causa Bocchino e Fini.
“Non accetto lezioni di legalità da Bocchino!”. Non sia mai! Bocchino nella sua carriera politica vanta solo la notifica di un'informazione di garanzia dalla Procura di Napoli per i reati di associazione a delinquere e turbativa d'asta, mentre il buon Denis ha addosso gli occhi di tre procure, da lui simpaticamente definite “le 3p”(alla battuta ha riso solo Giuliano Ferrara, che comunque stava pensando ad altro).
Denis, non pago della frecciata a Bocchino, ha poi deciso di mirare più in alto, ossia al il Presidente della Camera, il “compagno”Gianfranco Fini, reo di non averlo tutelato, nonostante il suo ruolo super partes. Domanda da un milione di dollari: chi è super partes deve tutelare i pluri indagati?
È un concetto chiave di questo governo: se sei super partes, non devi intrometterti nelle questioni che implicano membri della maggioranza. Altrimenti sei un disfattista, vetero-catto-post comunista, pederasta, che impugna questioni giudiziarie per fare politica.
Non importa se sono state infrante delle leggi. In Italia, ormai, i reati sono opinabili o “depenalizzabili”. È questione di punti di vista...