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In Sogno di una notte di mezz’estate, un finale di cruda realtà: la “rivolta" degli artisti contro un governo che non sa che farsene del teatro | lemanineicapelli | Il Cannocchiale blog .

 
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QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
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15 marzo 2010

In Sogno di una notte di mezz’estate, un finale di cruda realtà: la “rivolta" degli artisti contro un governo che non sa che farsene del teatro

 

http://www.youtube.com/watch?v=4BtQhW8mCBA

Il teatro a Milano è più vivo che mai, la richiesta è alle stelle, il tutto esaurito è l’orgoglio della biglietteria. La presenza di un popolo di volti giovani, attenti ed entusiasti, non stupisce più. In scena allo Strehler fino al 23 marzo un classico del teatro di tutti i tempi, Sogno di una notte di mezz’estate di Shakespeare, testo che si è aperto nel corso della storia del teatro a molteplici interpretazioni  sceniche e qui si presenta ambientato in una metropoli “minimalista”, in cui le parole suggeriscono il luogo dove si svolge l’azione, lampeggianti come le insegne di Las Vegas  ma abbastanza lontane da evocare un mondo da sogno e lasciare libera l’immaginazione dello spettatore. Perla del Piccolo Teatro di Milano, già vincitore del “Premio Milano per il Teatro” a novembre (lo spettacolo era già andato in scena nella stagione teatrale scorsa), domenica 14  marzo la rappresentazione si è conclusa accendendosi del colore della protesta.

La compagnia del Sogno di una notte di mezza estate alla fine della rappresentazione si è presa un legittimo spazio per protestare i tagli al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, che ogni anno cala sempre di più. Secondo i dati forniti dal ministero dei Beni Culturali dai 459 milioni complessivi dell'anno scorso, per il 2010 la cifra scenderà a soli 414 milioni. Per domani  16 marzo sembra sia previsto un incontro tra attori e registri teatrali milanesi, che hanno annunciato l'intenzione di far salire di livello la protesta, arrivando all'occupazione dei palcoscenici, con lo scopo di allargare la rivolta del mondo dei teatri contro i tagli del governo ai fondi per lo spettacolo.

 

Intanto per il 27 marzo è stata fissata la Giornata Mondiale del Teatro che, per citare la normativa pubblicata sul sito di un fantomatico Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Ricerca?? Mai sentita nominare…), verrà svolta "al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza dell'espressione teatrale e promuovere lo sviluppo delle arti performative in tutti i Paesi del mondo”. Leggendo il passaggio della normativa che mi sono permessa di sottolineare in corsivo, superato lo strabuzzamento di occhi, il conato di vomito e la risata isterica, si apre lo spazio a una piccola, lecita domanda: quale articolo della costituzione legifera la legittimità della presa per il culo? Il Ministero, afflitto da una grave forma di schizofrenia sadica si prodigherebbe quindi a rendere appetibile il teatro agli occhi e alle menti dei giovani fino all’acquolina in bocca e poi soddisfatto, al momento giusto, gli toglierebbe il pane da sotto i denti? Scongiuriamo questa inquietante prospettiva. In realtà possiamo stare tranquilli, perchè la Giornata Mondiale del Teatro è strettamente legata alla manifestazione celebrativa lanciata nel 1961 dall'International Theatre Institute e promossa dalle Nazioni Unite e dall'UNESCO. Si tratta quindi dell'ennesima iniziativa assolutamente vacua, inconsistente e priva di un una reale prospettiva a cui siamo abituati. In realtà siamo abituati anche alla schizofrenia. Quale delle due sia peggio non c'è concesso sapere. Intanto registriamo la presenza di nulla di nuovo all'orizzonte, tranne l'ennessima messinscena da paese civilizzato. Si spera che la “ribellione” degli artisti del Piccolo Teatro si rivolga ai suoi fedeli spettatori, cercandone il sostegno, perché in un paese dove le singole voci vengono avvertite come fastidiosi echi lontani, c’è bisogno di un coro prepotente solo per essere ascoltati.

Mentre si aspettano aggiornamenti, esprimiamo solidarietà agli artisti che lottano contro questa pantomima dell’assurdo, in cui il paese continua ad aspettare, per dirla con Godot, qualcuno o qualcosa che non arriverà mai, almeno da questo governo.


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permalink | inviato da Deian il 15/3/2010 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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