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QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
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Diario
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25 giugno 2012

LO SPREAD CI FARÀ UN BAFFO? - di Sonny Delvecchio



L'Italia di Prandelli si è qualificata la semifinale di questo Euro 2012, rispedendo a casa gli inglesi, con le loro bombette e il loro imperialismo calcisticamente mai dimostrato, dopo una partita che ha richiesto i calci di rigore per decretare il vincitore. Una vittoria “scucchiaiata” da Pirlo e suggellata da due errori inglesi (una traversa e un rigore inguardabile di Ashley Cole con parata di Buffon).

L'ultimo rigore di Diamanti ha spalancato le porte ad un sogno che forse nessun azzurro aveva nemmeno nutrito realmente. Già, perché soltanto un folle o un tifoso con molta molta fede (chi trova la differenza mi avverta) avrebbe potuto immaginare che l'Italia avrebbe affrontato nuovamente i teutonici in una semifinale a sei anni di distanza dall'impresa (irripetibile?) del Mondiale 2006.

Proprio come nel 2006, l'Italia si è presentata sul palcoscenico internazionale portando in dote uno scandalo calcistico (ed etico) di dimensioni bibliche. Senza mostrare vergogna. Solo con un po' di risentimento, non nei confronti dei giocatori coinvolti nello scandalo, ma verso i pm che per mesi hanno lavorato per portare a galla questo ennesimo nefando episodio. C'è chi ipotizza che l'italianità brilli di più nei momenti oscuri (e due mondiali vinti durante il ventennio fascista sono due valide argomentazioni che supportano questa tesi). Che significa questo? Che quando va tutto bene gli azzurri non hanno gli stimoli necessari per dimostrare il loro valore? O che l'amor di patria a volte compie degli autentici miracoli? Agli opinionisti l'ardua sentenza (nel caso di Collovati meglio astenersi).

Sta di fatto che questa “Jtalia”, targata Juventus (la stessa Juventus che reclama senza averne diritto 30 titoli sul campo), affronterà la Germania della Merkel (scusate il lapsus, l'allenatore è Löw, almeno finché lo spread resterà a questi livelli). I tedeschi. Sempre loro. Volenti o nolenti gli appassionati di calcio sanno che loro ci sono sempre, o quasi, nelle fasi finali dei Mondiali o degli Europei. Come disse l'attaccante inglese Gary Lineker: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e, alla fine, vincono i tedeschi”. Brillante battuta, la cui veridicità però è confermata (solo in parte) dai numeri: 3 Coppe del Mondo e 3 Europei rappresentano un gran bel palmares, controbilanciati da risultati molto scadenti nei Giochi olimpici. In passato i tedeschi hanno mostrato raramente un gioco che legittimasse la “verità di Lineker”, ma negli ultimi tempi l'allenatore Löw ha dato un'impostazione diversa a una nazionale ormai multietnica, in cui militano anche dei naturalizzati. Ha dato un gioco energico, brillante, veloce e senza troppi fronzoli, a dimostrazione che esistono altri modi per giocare a pallone che non sia quello spagnolo, col suo possesso palla infinito, divenuto troppo stucchevole perfino per gli instancabili sostenitori del “Joga bonito”. La Germania ha unito la foga, il marchio di fabbrica tedesco, alla fantasia, creando un mix inedito che sta dando i suoi frutti.

I tedeschi rappresentano un osso decisamente duro per i ragazzi di Prandelli, che finora hanno faticato a trovare la via del goal, nonostante un gioco abbastanza frizzante.

Giovedì 28 giugno sarà il momento della verità. Non ci sarà spread che tenga. Se gli azzurri vorranno tentare l'impresa dovranno dare l'anima, tenendo bene a mente gli Europei di dodici anni fa, che videro gli azzurri arrivare stoicamente in fondo al torneo e mollare la presa proprio sul più bello.

Tutto starà nella determinazione italica: se effettivamente questa voglia di riscatto, di dimostrarsi più forti dei vergognosi scandali del nostro calcio, rappresenta un così forte stimolo, forse sarebbe il caso di sfruttarlo fino alla fine. O almeno finché dura...


19 giugno 2012

GRAN BISCOTTO O PLASMON? - di Sonny Delvecchio


E finalmente per l'Italia si è chiuso questo girone eliminatorio, portando gli azzurri ai quarti di finale con un sospiro di sollievo e mettendo a tacere tutti quei giornalisti (o presunti tali) che da giorni continuavano a menare il torrone con il famigerato “biscotto” tra Spagna e Croazia. Un biscotto paventato. Millantato. Un semplice e innocuo sostantivo, imbevuto dei bei ricordi dell'infanzia, tramutato in una stomachevole anadiplosi dai connotati alchemici, forse volta a scongiurare l'incubo dell'eliminazione azzurra. Un biscotto. Una combine. Un giochino prettamente italico. Un fatto che dovrebbe essere ben noto a tutti quei celeberrimi opinionisti pronti a seminare allarmismo e a gridare allo scandalo, dimenticando che le vicende di Scommessopoli ora (e di Calciopoli ieri) non riguardano il calcio croato o quello spagnolo, ma quello italiano. A dimostrazione del fatto che oramai la decenza non è (più) una virtù in casa nostra...

Ma torniamo al calcio giocato.

L'Italia di Prandelli avrebbe tutte le carte in regola per puntare alla finale di questi Europei. Squadra veloce, composta da giocatori dinamici, e impreziosita da talenti e punti fermi del nostro calcio che però finora non si sono espressi al meglio delle loro potenzialità. Certo, il girone con Spagna e Croazia (chi considera l'Irlanda degna di nota faccia un salto dal suo medico) era assai arduo già sulla carta. E il campo ha confermato. Infatti gli azzurri hanno raccolto due pareggi contro le dirette concorrenti, lasciandosi uno scontato 2-0 per il finale con l'Irlanda. I problemi dell'Italia prandelliana stanno in una difesa qualitativamente inferiore rispetto a quella che una volta era guidata dai vari Nesta, Cannavaro e Materazzi. Una difesa falcidiata dagli infortuni e tenuta insieme da ago e filo. Per non parlare del filtro di centrocampo che a volte funziona e a volte no. Dipende dalla luna.

Ai quarti l'Italia attenderà la prima del girone D - Francia, Inghilterra, Ucraina e Svezia. La più pericolosa potrebbe essere la nazionale inglese, felice orfana del burbero Capello, sostituito da un simbolo dello stile british come Roy Hodgson, per la gioia di mr. Flanagan (do you remember Mai Dire Gol?). L'Inghilterra in ambito europeo non ha mai brillato, il che potrebbe rappresentare uno stimolo per i cosiddetti “inventori del calcio”, che però nel loro palmares possono vantare soltanto una Coppa del Mondo, vinta nel '66 in casa, grazie alla Divina Provvidenza.

Avversario a forma di punto interrogativo invece è la Francia di Laurent Blanc. I galletti non hanno brillato in questa fase iniziale, mostrando un gioco con poche fiammate, uno sterile possesso palla e poca fantasia, anche se la partita contro l'Ucraina ha dimostrato che i francesi stanno crescendo sia sul piano fisico sia sul piano tattico.

Esiste perfino la remota possibilità che l'Ucraina di “Tirato Porta Fatto Gol” Shevchenko, non solo si qualifichi, ma passi come prima del girone. Il tutto sarebbe possibile solo grazie a una cataclisma calcistico che vedrebbe gli ucraini vincere contro l'Inghilterra e i francesi sconfitti dalla Svezia già eliminata.

Ecco, se questo dovesse accadere, forse dovremmo cominciare a prendere un po' più seriamente anche la profezia dei Maya...


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