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QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
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10 dicembre 2011

ERA, POTEVA, DOVEVA ESSERE SEMPLICE - di Lucia Delgrosso




E' un dibattito troppo urlato, troppo rancoroso, troppo sopra le righe. Sulla manovra di Monti noi PD abbiamo ingaggiato una lotta fratricida e tanto spargimento di sangue su Facebook: rimozioni dai contatti, segnalazioni e blocco di profili. Difficile trovare qualche riga sensata annegata in un mare di caparbietà infantile. La questione era, doveva e poteva essere semplice e invece è affogata in un gorgo di rifiuti, isterismi e piedi pestati per terra. Era, doveva e poteva essere semplice: che il programma del governo Monti non è il programma del PD mi pare superfluo sottolinearlo. Come fa ad essere il programma del PD se questo governo è appoggiato anche dal PDL? E visto che non è il programma del PD sarebbe facile, se operassimo in un contesto razionale, giustificare il fatto che non può passare tutto il programma del PD. Anzi, non si sarebbe neanche tenuti a farlo, basterebbe che si dicesse l'ovvio, ossia "Questo è un governo di emergenza appoggiato da PD, PDL e Terzo Polo. Non penserete mica che PDL e Terzo Polo siano fessi, vero? Ve lo ricordate che in Parlamento siamo una minoranza, vero?". Detto questo, qualcuno che non ha un'esatta cognizione della profondità del baratro su cui siamo sospesi potrebbe insistere con la domanda: "Ma allora perché appoggiate questo governo?". E qui sarebbe giustificato anche sclerare: "Ma perché serve un esecutivo che faccia qualcosa il prima possibile per evitare il default!" A questo punto le menti più semplici potrebbero ancora ribattere: "Ma se Monti fa manovre inique non è meglio che andiamo in default? Così è stangata per tutti e non solo per i soliti noti chiamati a fare i sacrifici". Difficile trattenersi, ma ci vuole pazienza: "Lo Stato ha garantita la liquidazione di stipendi e pensioni fino a febbraio-marzo. Per tirare avanti occorre collocare titoli  per 200 miliardi. Se non cala lo spread non verranno acquistati e sarà default: milioni di dipendenti pubblici e pensionati sul lastrico. Per non parlare delle banche, che hanno i portafogli gonfi di titoli: tutta carta straccia. Chi concederà fidi alle imprese? Cadranno una dietro l'altra come le tessere del domino e milioni di lavoratori andranno a fare compagnia ai dipendenti pubblici e ai pensionati. Ecco perché questa manovra è urgente e il PD non può non votarla. Deve insistere con le sue proposte, chiedere maggiore equità, ma non può scherzare con il fuoco. 

Quindi, ricapitolando per fasi, con la speranza che si colga il filo logico del ragionamento:

1) E' bella questa manovra? NO!;

2) Il PD l'avrebbe fatta così? NO!;

3) Il PD deve insistere per una maggiore equità? Sì, certo! Monti non è di sinistra, ma noi sì!

4) Il PD deve dare la disponibilità a votarla? SI'!

5) E perché? Se non l'avete ancora capito non c'è niente da fare. Anzi, ci sarebbe da non votarla, perché così siete contenti e impazzirete di gioia a guardare lo spettacolo dell'effetto domino dei fallimenti.

Era, poteva, doveva essere semplice. E invece la discussione si è incartata in cervellotiche ipotesi, improbabili proposte e latrati astiosi. Perché? Forse la risposta è in un'altra domanda:

Il PCI avrebbe dato la disponibilità a votare la monovra di Monti? SI'!

E a nessuno del PCI sarebbe mai venuta in mente una bizzarria del tipo default controllato o una fesseria della serie chissenefrega se usciamo dall'euro. Era un partito che aveva luoghi dove quietare crisi di identità, leggere gli eventi e i processi, sciogliere dubbi, esplicitare ansie ed inquietudini, ricomporre le frizioni. Aveva le sezioni che impedivano la deriva irrazionale. L'irrazionale che invece ha catturato il popolo PD alle prese con uno scenario al di sopra della sua capacità di comprensione. Ma soprattutto ai tempi del PCI la realtà era ancora agevolmente leggibile da chi possedesse una cultura media e sufficiente voglia di informarsi. L'economia e i mercati avevano le loro regole e dove esistono regole gli eventi non ci colgono impreparati: abbiamo il tempo di metabolizzarli e razionalizzarli. Meglio ancora se in quei vecchi, cari, luoghi fumosi dove si litigava, ma arrivava sempre il momento della sintesi. Su FB non c'è sintesi: ti infili in una discussione come in quelle ruote dei criceti e stai sempre allo stesso punto. Era, poteva, doveva essere semplice. Bastava mettere in fila le cinque domande che ho posto qualche riga sopra. Ma ci vogliono posti dove sei fiducioso di trovare risposte insieme agli altri e che ti salvano dall'irrazionale.





1 ottobre 2011

E REFERENDUM SARÀ - di Massimo Donadi


Ecco il mio pezzo apparso oggi sul quotidiano "L'Unità".

Un milione di firme, un risultato straordinario. Il referendum per abolire il porcellum nasce sotto auspici addirittura migliori dei quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il primo dato che emerge da questa prima fase è la straordinaria mobilitazione dei cittadini, decisi a riappropriarsi del proprio potere di scelta, della possibilità di decidere con il voto chi mandare in Parlamento, senza più delegare questa scelta alle segreterie dei partiti. La partecipazione democratica è già un bel segnale, vuol dire che l’opinione pubblica non solo vuole il cambiamento, ma si impegna in prima persona. Il referendum sulla legge elettorale ha anche un enorme valore politico e può essere il grimaldello per scardinare il sistema di potere che ancora supporta Berlusconi, premier debole e ormai sfiduciato da tutte le parti sociali che però occupa Palazzo Chigi con lo stesso piglio di un 'ultimo giapponese’. Pdl e Lega, infatti, temono il ritorno al Mattarellum e, per limitare i danni alle prossime elezioni, potrebbero anche decidere di andare ad elezioni anticipate con l’attuale sistema elettorale. Sicuramente proveranno, come hanno già fatto per gli ultimi referendum, a cambiare la legge elettorale prima della consultazione popolare. Ma non riusciranno nel loro intento truffaldino per due semplici motivi. Il primo, banalmente, è che Pdl e Lega vogliono due sistemi elettorali diversi. Il secondo è che la Consulta ha già stabilito il principio che il legislatore non può aggirare il referendum cambiando la legge prima del voto. In ogni caso il referendum si farà e raggiungerà sicuramente il quorum. Ci sono due scenari dunque: il governo collassa prima e si va al voto con questa legge elettorale, oppure si voterà con la nuova legge elettorale nel 2013, alla scadenza naturale della legislatura. In entrambi i casi il referendum avrà sortito effetti positivi ed il milione di italiani che ha firmato potrà essere orgoglioso del contributo dato alla svolta politica del Paese. 

16 giugno 2011

QUAL E' IL PROBLEMA SIGNOR MINISTRO? LA RETE O I PRECARI? - di Lucia Delgrosso




La faccenda è andata pressappoco così, c'è un video che lo testimonia. Si sta svolgendo un convegno sull'innovazione e Brunetta interviene: e l'innovazione qui e l'innovazione là e l'innovazione sù e l'innovazione giù. Una signora chiede di intervenire e viene invitata a salire sul palco. Fin qui tutto bene, tranne l'altezza della signora non in linea con gli standard ministeriali. Invitata a qualificarsi la signora dichiara la sua appartenenza alla Rete dei precari. A questo punto non ci si capisce più niente: il ministro se ne scappa strillando "Siete l'Italia peggiore", straccia uno striscione e per poco non investe con l'auto blu un precario che vorrebbe informarlo che la pubblica amministrazione è piena di precari e perciò varrebbe la pena di ascoltarli qualche volta. Ed è un peccato che l'Italia migliore se ne sia scappata urlando, se fosse rimasta avrebbe assistito (e qui il video diventa "Oggi le comiche") allo scambio di battute tra un precario e la signorina responsabile della logistica del convegno. Il precario: "Ma lei lo sa quanti sono i precari nella pubblica amministrazione?" La signorina responsabile della logistica fa una di quelle facce indefinibili, se avete presente, di quelle da corto circuito neuronale e poi sbotta: "E io secondo te cosa sono?". Ma l'Italia migliore era già andata via e si è persa questo gran pezzo di teatro dell'assurdo, questa scena in cui si mischiano i copioni e l'Italia migliore fa pure la parte dell'Italia peggiore e l'Italia peggiore ruba le battute all'Italia migliore, anzi in questo caso ha fatto pure la regia, ha curato la logistica e di sicuro si è occupata pure della promozione, degli inviti, dell'allestimento della sala e di tutto il resto. Come sempre, del resto, in questa farsa surreale del mercato del lavoro italiano in cui la parte peggiore è il nerbo di tutta la rappresentazione, non si va in scena senza questa feccia, bisognerebbe dirlo al capocomico, si risparmierebbe qualche uscita penosa e una salva di fischi. Grandiosa quest'Italia migliore che si serve ogni volta che si deve spostare una matita dell'Italia peggiore, ma se ne scappa appena i peggiori da monadi solitarie si fanno soggetto collettivo. Dica la verità, signor ministro dell'Italia migliore, qual è la parola che l'ha fatta scattare in quella frase che la signora non ha avuto nemmeno il tempo di pronunciare tutta? Precari? O rete? È rete che l'ha mandata in paranoia, vero? È questa mania che ha preso la gente di cercarsi, fare causa comune, superare la solitudine del proprio destino? Credeva fosse facile, signor ministro dell'Italia migliore, tenere buoni i precari, no? Sono dispersi, frammentati in mille tipologie di contratti, senza luoghi fisici di aggregazione come erano le grandi fabbriche per gli operai, credeva, signor Ministro dell'Italia migliore, non è così? Capisco la sua crisi isterica, deve essere un incubo per lei scoprire che il web supera le distanze fisiche e riunisce in un'assemblea virtuale tutti quelli che hanno voglia di provarci a rompere l'isolamento, a solidarizzare, organizzarsi. Ma se ne deve fare una ragione, lo dica anche all'onorevole Stracquadanio, quest'Italia peggiore che non fa un cazzo (sintesi delle vostre profonde analisi) ha ritrovato speranza e fiducia, non ci se la può fare a fermarla, diventerà peggiorissima.


31 maggio 2011

SI SCRIVE 30 MAGGIO SI LEGGE 25 APRILE - di Fabrizio Fusco



Evviva Pisapia! Evviva De Magistris! Evviva l'Italia liberata ed i suoi moderni partigiani vestiti d'arancione! L'abbiamo letto sui manifesti per settimane, l'abbiamo urlato nelle piazze gonfie di giovani indignados nostrani: il vento è cambiato. Il berlusconismo si è sciolto al sole di questa calda primavera, la destra moderata (quella vera) imbarazzata dai deliri e dalle ossessioni del proprio leader ha finalmente squarciato il velo omertoso sotto il quale si riparava da troppo tempo. Anche la Lega, addomesticata da cambiali federalistiche, sprofonda nel suo stesso fango spruzzato in continuazione su orripilanti manifesti. Il re è nudo, il suo abito populista non piace più agli italiani che quasi per sfregio scelgono un ex comunista e un ex magistrato per ripartire e tornare a respirare. Voi puzzate, rubate le macchine, non avete il cervello e siete dei drogati pervertiti! Giuliano e Luigi senza abbassarsi hanno tirato avanti sicuri, quasi ghandiani nel praticare la non violenza, mentre il web si scatenava in un vero campionato dell'ironia. Ci si chiede dove abbia sbagliato questo centro-destra per perdere, come se la vittoria della sinistra possa essere unicamente frutto del caso o dell'errore. Per troppo tempo inermi e impotenti di fronte all'apparente impossibilità di cambiare la volontà della maggioranza degli italiani ora la parte migliore dello stivale si scopre capace di vincere senza bisogno di alleanze moderate ma con la sua anima più radicale. E' ora di dirlo con forza: la maggioranza degli italiani non ne può più di questo governo, non ne può più delle sue logiche piduiste, non ne può più di uno stato ostaggio dell'antistato e da un'Italia occupata dagli antitaliani. Per questo che nelle quattro città più importanti Fassino, Merola, De Magistris e Pisapia hanno vinto, per questo che migliaglia di persone si sono riversate nelle piazze festanti, ed è per questo che non ci fermeremo e il 12 e il 13 giugno invaderemo i seggi per dire quattro volte SI.
Una volta un vecchio saggio disse che l'amore trionfa sempre sull'invidia e sull'odio. Da oggi è più facile credergli.



30 maggio 2011

L'ALBA DI UNA NUOVA ERA



Se qualche mese fa ci avessero detto che Pisapia e De Magistris avrebbero aperto le porte del Sunset Boulevard berlusconiana, forse avremmo liquidato il vaticino come “cazzata mastodontica” o forse avremmo chiamato direttamente la Neurodeliri.

E invece Milano e Napoli, madri indiscusse della miracolistica e plutocrate ideologia berlusconiana, si sono messe a capo di un tornado che ha stravolto la politica italiana. Milano, già fin troppo preoccupata per le infiltrazioni mafiose nell'Expo e per lo strangolamento cementifero, ha scelto Pisapia. Napoli, vittima dell'illusionistico e mendace miracolismo del berlusconismo, si è riversata in massa su De Magistris. Così gli spaventapasseri di B si sono dovuti arrendere alla stessa volontà popolare che da mesi (o anni?) sventolano impropriamente contro il fantomatico potere delle toghe rosse.

Analizzando attentamente, forse potremmo concludere che l'artefice occulto di questa vittoria schiacciante sia proprio B, che ha fatto di tutto per spingere gli elettori verso sinistra. Come?

In tutte le maniere possibili! Incendiando la campagna elettorale, svuotandola dei programmi dei suoi candidati, terrorizzando gli elettori con fantasmagorici campi rom in piazza Duomo e gigantesche moschee, proponendo, senza il minimo senso del pudore, di cancellare multe arretrate o Ecopass (lo stesso Ecopass creato e difeso proprio da loro). Inoltre, le scene commoventi del povero Silvio, che implorava Obama di intervenire con la Nato contro la dittatura dei giudici italiani, non sono bastate a risollevare le sorti di queste elezioni. Quindi, oltre al merito dei vincitori, bisogna dare a Silvio quel che è di Silvio...

E la Sinistra? Beh, nonostante la doppia candidatura di De Magistris-Morcone a Napoli, almeno questa volta è riuscita a non tirarsi la zappa sui piedi. Ha presentato (grazie alle primarie, più o meno gradite) volti puliti e affidabili. Ma soprattutto nuovi! È riuscita a parlare ai cittadini, senza usarli, ma ascoltandoli, facendo tesoro delle critiche, dei bisogni e dei consigli.

Questi due volti, così diversi eppure così uguali, incarnano le nuove speranze della gente, una nuova chance non solo per la Sinistra, ma per l'Italia intera, quell'Italia che vuole cambiare, che vuole un'alternativa allo stato “berluscronico” che perdura oramai da troppi anni. Oggi è toccato a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari (e la lista continua...), ma domani forse potrebbe essere il turno del governo del paese.

Ergo, diamo il via ai festeggiamenti, ma da domani si dovrà riversare l'entusiasmo della vittoria nell'amministrazione delle città conquistate, restituendo loro lustro e credibilità, senza pensare soltanto alle grandi infrastrutture, ma anche e soprattutto ai più deboli. Alle classi più disagiate, a chi rischia di essere schiacciato dal peso di Milano e di Napoli, che dovranno essere sottoposte a una “dieta ferrea” per tornare ad essere città a misura d'uomo. Forse il compito più difficile comincia adesso, ma non deve spaventare: dalla Madunina fino al Vesuvio soffia un vento nuovo, un'idea fresca ed estranea al berlusconismo, improntata su una politica dei cittadini e per i cittadini, che potrà finalmente apporre una metaforica pietra tombale su questo terribile ventennio di democratura plutomediatica.

E mentre la stella del berlusconismo si avvia così a un inesorabile tramonto, all'orizzonte si può già scorgere l'alba di una nuova era. Speriamo solo che non sia un miraggio...


Sonny De


29 maggio 2011

VOTA ARANCIONE - di Lucia Delgrosso

Durante il concerto per Pisapia è comparso in cielo l'arcobaleno. Anzi ne sono apparsi due, il cielo si è voluto sprecare. Tutta quell'esplosione di colori per spazzare via la pioggia. E i Milanesi con il naso in sù a vedere quel miracolo inutile e bellissimo. Perché la natura non è micragnosa e avara come noi che passiamo il tempo a districare l'utile dall'inutile: la natura se ne frega ed è capace di apparecchiarti uno spettacolo di cielo solo per dare la scusa a due fessi qualunque di pomiciare sotto le stelle. E i Milanesi che un sogno già ce l'avevano hanno incominciato a sognare più forte sotto quel cielo variopinto, e con loro gli Italiani. Io il mio bel sogno arancione l'avevo già iniziato a sognare quando Vecchioni due settimane fa ha fatto cantare i Milanesi per i Napoletani. E io che non vado mai a vedere i film d'amore perché mi scappa da ridere mentre gli altri tirano fuori i fazzoletti ho tirato sù con il naso davanti a quell'Italia pacificata che oramai credevo irrimediabilmente razzista. I Milanesi cantavano con il cuore "O surdato 'nnammurato" e io pensavo "Ma tutta questa gente meravigliosa dove stava prima? Dove stava quando Gentilini, Borghezio, Salvini, ecc. ecc. mi stavano facendo vergognare di essere italiana?" Ma in ogni caso, ovunque stesse prima, è stato grandioso vedere riempire quella piazza, uno di quei momenti che daresti volentieri in cambio dieci anni di vita. E ti viene pure compassione a pensare a quelli con le corna, con le ampolle e i deliri di secessione: "Peccato, non sapete che vi perdete ad essere razzisti!" E' stato in quel momento magico che l'Italia non mi è parsa più stracciata in mille egoismi e particolarismi, ogni pezzo di territorio e di società a rincorrere il suo interesse, e la moltitudine a combattere astiosa e rancorosa la sua guerra dei poveri: ognuno a cercare il nemico nel vicino, quello che ti frega il lavoro o il parcheggio, il posto in società o nella fila al supermercato, non importa, qualunque cosa sia, non me la faccio fregare. Mi è sembrata all'improvviso un'altra Italia, quella piazza capace di emozionarsi e di emozionare così, di gente che non vuole più sapere di vivere tra nemici, che non vuole più aggredire nè avere paura di essere aggredita. Gente che ne ha le scatole piene (si dice anche in un altro modo, ma questa è gente che non ce la fa più neanche della volgarità) di uscire la mattina e vedere tutto grigio anche se c'è il sole e allora ha scelto l'arancione, che è un colore un po' così, è caldo, ma non fa paura e illumina anche quando piove. Ho iniziato a sognare allora, in quel preciso istante in cui Vecchioni ha iniziato a cantare per i Napoletani e i Milanesi con lui, il momento più bello dello spettacolo non se lo sono riservati a loro, hanno deciso che il momento più bello lo dovevano regalare ad un'altra città e così ne hanno fatto un capolavoro. Oggi voto anch'io a Francavilla il candidato sindaco del centrosinistra sapendo che anch'io sto votando arancione. Perché in tutta Italia stiamo sognando lo stesso sogno: lavoro, democrazia, solidarietà, una giustizia uguale per tutti e dignità delle donne. E comunque andrà a finire noi questo sogno abbiamo ripreso a sognarlo.




26 maggio 2011

IL CAMBIAMENTO È VICINO



È già da parecchi anni che la logica non fa più parte del corredo genetico del Bel Paese, il che giustifica almeno in parte il fatto che la Presidenza del Consiglio sia occupata da un evasore, corruttore, palazzinaro, massone, utilizzatore finale di ragazze a pagamento e dittatorello da Banana Republic. Nonostante questo sfavillante curriculum, che farebbe invidia a qualsiasi detenuto di San Vittore e Regine Coeli, B è tuttora a capo del governo del nostro sventurato paese. Ma la logica è come Raffaella Carrà: prima o poi torna.

Il costante e progressivo sgretolamento della società, soprattutto a danno degli strati meno abbienti, ha prodotto una sfilza di accese proteste da parte dei lavoratori a rischio, in bilico tra precarietà e disoccupazione. Fincantieri è solo l'ultimo esempio di come va la situazione lavoro in Italia.

In tutto questo marasma sociale, politico ed economico, colui che il premier che fa? Tenta di risolvere il problema? Tenta almeno di fingere di risolverlo? Ma manco per sogno! Questo povero anziano, affetto da tutte le peggiori patologie possibili causate dalla senilità, è ancora fermamente convinto che i suoi problemi siano i problemi degli italiani. Ergo, se il suo problema è la giustizia, la giustizia sarà un problema degli italiani. Questo personaggio pirandelliano, in uno stato di palese follia acuta, ha costretto gli italiani a condividere le sue paranoie, i suoi problemi finanziario/giudiziari e la sua smania di potere.

Ma, dopo 17 anni di “appioppamento indebito”, menzogne, occupazione dei media e prostituzione intellettuale (come direbbe Josè Mourinho), l'Italia si sta destando, nell'accezione più “mamelica” del termine. Milano e Napoli, dove le promesse hanno perso il loro candido velo e sono apparse per ciò che sono (ossia cazzate mastodontiche), potrebbero essere le apripista per una nuova era, scardinando definitivamente la già scricchiolante democratura berlusconiana e restituendo un aspetto democratico al paese.

A Pisapia e De Magistris basterebbe seguire il consiglio che dava Clint Eastwood nel film “Per un Pugno di Dollari”: mirare al cuore, restituendo dignità ai loro cittadini e al loro territorio massacrato da abusi edilizi e cementificazione selvaggia. Milanesi e napoletani hanno la grande occasione di dimostrare all'Italia intera che un cambiamento è possibile, che la speranza può diventare qualcosa di più se supportata dagli elettori, che il 29 Maggio, alla chiusura delle urne, può avere inizio un genuino Risorgimento politico e sociale...

L'ora della metamorfosi è vicina. Basta una X nel posto giusto e al momento giusto...


Sonny De


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