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Domandare è Lecito
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24 giugno 2011

MESSAGGI SUBLIMINALI PER L'ITALIA DEI VALORI - di Sonny De




Chiuse le comunali con la straordinaria vittoria di Pisapia, gli uomini e le donne di Italia dei Valori si stanno rimettendo in moto, anche se ancora un po' corrucciati per l'esiguo risultato ottenuto (il 2,54%). Tra queste persone chi non perderà certamente tempo è Fiorenza Da Rold, candidata come consigliere in quota Idv e arrivata terza per il numero di preferenze raccolte.

Ho avuto modo di conoscerla durante la sua campagna elettorale, captando in lei l'energia e la determinazione di chi vuole mettersi a servizio della propria città in prima persona non perché spinta da una mano divina, ma perché vive a Milano e vuole lavorare per Milano, cercando di trasmettere un sentimento propositivo, genuino, un sentimento che la Politica, spesso e volentieri, cerca di stroncare prima che si propaghi, manco fosse infettivo: l'entusiasmo.

FIORENZA, PARTIAMO CON UNA BANALITÀ: IL TUO ENTUSIASMO HA SUBITO UN CALO IN SEGUITO ALLE ELEZIONI?

Non potrebbe essere altrimenti. Le elezioni hanno coinciso con un momento molto spinoso per IdV Milano Città, la scomparsa del Coordinatore Cavalli e il commissariamento. A dire il vero il partito era stato inesistente nell’arco di tutto l’ultimo anno, prima ancora delle primarie. Le elezioni hanno solo suggellato una situazione di sbando che si percepiva fin da prima. Peccato perché invece, come si è dimostrato, era un momento molto importante per la nostra città. Direi un momento magico, che la dirigenza non deve aver capito.

COME GIUDICHI UN 2,54% DI IDV A MILANO? QUALCOSA NON HA FUNZIONATO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE?

Inferiore a qualsiasi aspettativa. Nonostante la fatica e l’impegno di molti candidati che non sono stati guidati da nessuno. Persino la presentazione ufficiale, che tutti i partiti hanno fatto prima delle elezioni, è stata un vero disastro: una riunione in pompa magna all’hotel Cavalieri dove gli eletti hanno setto cose banali, mentre le 48 persone in lista non sono state neanche nominate.

DOMANDA ALLA FIORENZA COPYWRITER, CREDI CHE CI SIA UN MESSAGGIO SUBLIMINALE PER LE ALTE SFERE DELL'IDV O È PURA FANTASIA?

Purtroppo sì. E me ne ero già accorta durante i lunghi mesi di campagna elettorale, io ho cominciato molto presto a incontrare i miei elettori di persona, ho parlato con ciascuno di loro uno a uno, perché ogni venerdì organizzavo un aperitivo politico. Molti di loro mi esprimevano perplessità. Mi hanno confessato di aver votato la persona, non il partito. Se penso all’interesse che destava IdV nel mio entourage di conoscenze soltanto un paio di anni fa... Veramente un peccato.

QUALCUNO POTREBBE PENSARE CHE ANCHE LA TUA CAMPAGNA, DURATA QUASI UN ANNO, NON ABBIA RACCOLTO I FRUTTI CHE SPERAVI...

Sì sì, lo penso anch’io. È molto onorevole il 3° posto in lista, ma qualcosa non ha funzionato. Alcuni miei elettori - che in gran parte ho conosciuto personalmente, appunto - mi hanno persino spinto a fare delle verifiche all’Ufficio Elettorale del Comune. Per rispetto dei loro voti, ho dovuto farlo. E su 48 sezioni esaminate su precisa segnalazione (voti sicuri che hanno una faccia, un nome, un cognome) purtroppo ne mancavano 20. Si tratta di un piccolo campione, ma è quasi la metà. Negligenza? Dolo? Chi può dirlo. Certo quel soprannome ‘Fiore’ che avevo aggiunto per semplificare un cognome un po’ complicato da scrivere, si prestava a una certa discrezionalità, diciamo così. E la maggioranza dei miei elettori mi ha votato scrivendo ‘Fiore’. Persino io mi sono votata così. Ancora adesso c’è qualcuno che vorrebbe che facessi un ricorso al TAR per appurare. Non so. Non mi piace l’idea della perseguitata. Forse doveva andar così.

DA GIORNI SI PARLA DELL' “ASSESSORE MANCATO” PER IDV A MILANO. I NOMI CHE CIRCOLANO SONO TANTI. IL TUO ERA TRA QUESTI?

Io mi sono data molto da fare perché il mio curriculum arrivasse a Pisapia, ma non sono sicura che sia successo, nonostante tutte le rassicurazioni ricevute. Peccato. Perché credo che Pisapia avrebbe saputo cogliere che nel mio curriculum c’erano scritte cose vere, di impegno civile e civico su diversi temi. Avrebbe anche visto che a Milano io avevo già collaborato con persone della sua compagine politica, e forse chissà, IdV avrebbe potuto anche avere un’assessora. Non lo dico per ambizione personale. Chi ha presentato i nomi rifiutati credo che non abbia capito la situazione di cambiamento che stiamo vivendo. Il nuovo vento. Si cercavano persone vere che avevano fatto cose vere per la loro città.

SECONDO TE, A BRUCIAPELO, C'È UNA BASE DI ELETTORI E MILITANTI DI IDV CHE CHIEDE UN CAMBIAMENTO?

Certo. Ma la base non viene considerata minimamente. So che il nuovo commissario ha fatto gia due riunioni solo con gli eletti (consigliere comunale e pochi consiglieri di zona). Ho saputo che la prima riunione per gli iscritti sarà forse in ottobre... Mah. E il congresso? Qualcuno lo vorrebbe tra due mesi. Ma tutto tace. E così il partito sparirà. O forse è già sparito.

PROUSTIANAMENTE, L'IDV DOVRÀ ANDARE ALLA RICERCA DEI VOTI PERDUTI, MAGARI ANCHE CON UN BASTONE DA RABDOMANTE. COSA OCCORRE DAVVERO PER RITROVARLI?

Prima di tutto il congresso, ma presto. Gente pulita che abbia voglia di fare politica sul serio, nei contenuti. Vorrei dire che cosa invece non occorre: le finte cordate con le finte tessere e le finte promesse di micropotere. Quella vecchia politica in cui non crede più nessuno... Praticamente una rivoluzione, rispetto a quello che esiste. Se penso a tutta la fatica fatta sotto il sole estivo a raccogliere firme per i referendum e al brillante risultato ottenuto, Milano in particolare con numeri record. Veramente queste comunali sono state un’occasione buttata via.


Sonny De


19 aprile 2011

LA LIBERTÀ DI VIETARE



Chiedersi se la Francia sia ancora il paese del trittico “liberté egalité fraternité”, non dipende solo dal fatto che stia respingendo centinaia di immigrati tunisini provenienti dai nostri confini (a ragione, secondo il giudizio dell'Ue).

Il governo di Sarkozy, o Sarkòzy come lo pronuncerebbe "alla romana" l'attore Ratti de “Il Ruggito del Coniglio”, ha varato una delle leggi più controverse degli ultimi anni: il divieto di indossare il niqab, ossia il velo integrale islamico.

Cosa comporta per l'eventuale trasgressione da parte delle donne islamiche? L'arresto, com'è accaduto l'11 aprile a due donne islamiche davanti a Notre Dame.

Nel paese della liberté sembra che il Velo sia divenuto il simbolo di una nuova battaglia, che vede i sostenitori di questa legge scaldarsi e rivendicando la parità dei sessi e il diritto alla sicurezza.

Come fu ricordato anche alla cara Santanché in Italia, un paese laico si distingue da un regime teocratico o da un qualsiasi governo di stampo religioso proprio per la libertà di scelta e di culto. Non sta certo al governo francese di turno sindacare su quanto l'Islam tenga in considerazione le donne. Vietare il velo rappresenta una violazione delle libertà individuali, un abuso inconcepibile delle strutture democratiche per perseguire fini assai distanti dagli ideali democratici.

Inoltre la visione sociopolitica di questo governo francese sembra essere molto limitata (impressionante analogia con il nostro governo, non trovate?): il ministro degli Interni Gùeant afferma che in Francia il numero di musulmani si aggiri attorno ai 5-6 milioni (l'8-9% della popolazione francese). Peccato che lo stesso ministro si scordi di dire che tra questi milioni di uomini e donne, le donne musulmane che indossano il “velo proibito” sono soltanto da uno sparuto numero di credenti. Ciò che Sarkozy&co non sono in grado di comprendere è l'importanza della libertà di scelta. Anche B non l'ha ancora capito, nonostante faccia un abuso della parola “libertà” senza mai accorgersi che l'unico ad essere libero nel suo governo liberista è solo lui.

Il germe della xenofobia e dell'anti islamismo deve essere debellato al più presto, ma per farlo occorre una linea coerente di avvicinamento e integrazione culturale, in Francia come in Italia.

Ma tenendo presente i periodi e i governi che si trovano ad affrontare questa sfida, non c'è da farsi illusioni, anzi: c'è chi è pronto a scommettere che ben presto anche l'Italia potrebbe seguire l'esempio francese del divieto in nome della libertà.


Sonny De


10 marzo 2011

GIUSTIZIA SARÀ FATTA (FUORI)



Gli italiani hanno finalmente scoperto quale sia il problema da risolvere più celermente. Non è l'economia (non è più un problema, è un disastro), non è il lavoro (se una cosa non c'è, non rappresenta un problema), non è neppure la crescente disoccupazione giovanile (è un dato di fatto). Reggetevi forte, il problema è la Giustizia. Ah sì? Detta così si potrebbe pensare che un italiano su due ha problemi con la giustizia, il che confermerebbe i pregiudizi delle popolazioni europee e non solo, e invece no. Il problema è la Giustizia. Vuoi vedere che il problema sono i sempre più numerosi avvocati, che si moltiplicano come conigli? Neppure questo? E allora quale diavolo è il problema della Giustizia? Giudici e pm, ossia la Giustizia stessa! Il premier e i suoi accoliti/ministri hanno deciso che il problema degli italiani è questo e quindi bisogna intervenire costituzionalmente sulla claudicante e mal funzionante Giustizia. La responsabilità non è dei legislatori, che formulano leggi (quando le formulano) sempre più contorte e volte a punire sempre più severamente il clochard che ruba una mela piuttosto che l'evasore fiscale o lo speculatore che costa miliardi di euro a tutti i cittadini.

Quindi, per dare nuova linfa alla Giustizia, bisogna prima demolirla, tanto per essere sicuri che non sia più un problema. E come si può fare? Semplice: separiamo le carriere di giudici e pm, sdoppiamo il Consiglio Superiore della Magistratura, rendiamo arbitraria l'azione penale, creiamo una corte disciplinare esterna al Csm, togliamo la polizia giudiziaria dal giogo dei pm, introduciamo l'inappellabilità in caso un imputato venga assolto in primo grado e inseriamo la responsabilità civile dei magistrati e il gioco è fatto! Giustizia sarà finalmente fatta (fuori)...

Mettendo mano agli articoli 11, 103, 109, 112 della nostra Costituzione, tutto ciò potrebbe finalmente diventare realtà. Se i processi durano un'eternità, la responsabilità è della Magistratura. E gli avvocati che coi loro imputati hanno come unico fine la prescrizione? E gli avvocati che per conto dei loro clienti corrompono testimoni e giudici? E il fatto che la giustizia sia divenuta esclusivamente una prerogativa dei facoltosi a discapito dei meno abbienti? E il fatto che i legislatori favoriscono le cricche e quei furbacchioni che, in barba alla Legge, fanno un po' come cazzo pare a loro (vedi caso Parmalat, ma non solo)?

Ma secondo questo governo il problema sono i magistrati (chissà perché...), specie coloro che si occupano di quei reati che vedono il coinvolgimento della casta politica, che pensa di essere al di sopra della Legge e di chi è incaricato di applicarla. Questo governo inoltre vuole modificare la logica beccariana, secondo cui chi commette un reato, viene processato e, se trovato colpevole, condannato, al fine portare in auge una nuova logica: il processo dipende dal tipo di reato e da chi commette il reato.

Siamo in trepidante attesa un altro paio di trovate geniali come il sesso di gruppo nelle mostre d'arte (già battezzata legge Sgarbi), la legittimazione per legge degli appalti truccati (voluta fortemente da Balducci&co) e depenalizzazione del reato riguardo gli atti osceni in luogo pubblico, così Giuliano Ferrara potrà finalmente uscire di casa anche di giorno.

È proprio il miglior governo degli ultimi 150 anni...


Sonny De


14 dicembre 2010

Scheletri e Ragnatele



Intervista-shock di Rivista Romanista a un poliziotto, che racconta il modo di gestire l’ordine pubblico negli stadi. E fa rivelazioni clamorose

La lettera, partendo da alcuni complimenti per le modalità con cui la nostra attività giornalistica veniva svolta, toccava poi alcuni punti interessanti per le tematiche da sempre affrontate da Rivista Romanista e si concludeva più o meno così: “Comprendo benissimo in quale situazione di abbrutimento culturale e di principi si trovi il nostro Paese e sono peraltro consapevole di quanto sia arduo per i cittadini per bene rischiare in prima persona per provare a cambiare qualcosa. Lei certamente ha questo coraggio e lo dimostra nei suoi articoli. Per comprensibili motivi, non desidero chiarire in questa sede tutte le questioni di cui vorrei parlarle, ma lo farò sicuramente se riterrà di volermi incontrare personalmente”. Così, qualche giorno dopo, il vostro cronista ha ritenuto opportuno incontrare l’autore della missiva, dopo essersi accertato della sua identità e del suo ruolo assolutamente non marginale nell’attività di ordine pubblico con decennale esperienza di comandi allo stadio Olimpico di Roma. Di fronte, nel tavolino del bar scelto per l’incontro, siede un signore di mezza età, graduato della Polizia di Stato, pronto ad aprire il sacco dei suoi segreti, con una sola inevitabile garanzia: l’anonimato. “Se denunciassi tutto con il mio nome e il mio cognome, farei un servizio migliore alla società civile, ma sarei chiamato a render conto di tutti i reati a cui ho assistito negli anni e che per omertà, per non mettere nei guai dei colleghi, non ho denunciato. Il senso del mio incontro con lei oggi, invece, dovrebbe servire unicamente da monito per il prossimo futuro. A Roma è stato da poco nominato questore il dottor Tagliente, la mia speranza è che lui sappia dare una svolta all’attività della sicurezza e dell’ordine pubblico allo stadio Olimpico. C’è molto da lavorare”.

Perché ci ha chiamato?

Perché sono convinto che un buon poliziotto debba svolgere la sua attività tenendo sempre ben presenti i diritti e il rispetto di ogni cittadino. Purtroppo questo non accade più”.

Da parte dei poliziotti?

No, principalmente di chi li guida”.

Può spiegarsi meglio?

Sul vostro giornale avete già trattato il caso Gugliotta. A che cosa crede sia dovuto?”.

Beh, nervi scoperti, impreparazione fisica, tecnica e psicologica, rambismo, abuso di potere. O no?

Per me molto più semplicemente parliamo di gestione dell’ordine pubblico insensata. Prima magari si chiede ai poliziotti che vanno per strada di far finta di non vedere, di usare buon senso, di chiudere un occhio, poi all’improvviso, magari perché arriva una telefonata allarmata dall’alto, o perché i media fanno pressione, trasmetti l’ordine di arrestare comunque qualcuno da dare in pasto all’opinione pubblica. E puntualmente, pochi minuti dopo, ecco il teppista preso, picchiato e impacchettato. Peccato che sia stato un clamoroso errore”.

Vede molte responsabilità nel caso Gugliotta?
( Stefano Gugliotta, il ragazzo di 25 anni che sarebbe stato picchiato dalla polizia lo scorso 5 maggio in una zona vicina allo stadio Olimpico di Roma, dove si svolgeva la partita di Coppa Italia Roma-Inter )

Ritiene dunque che sia principalmente un problema di gestione?

Il collega che si sente Rambo è una figura frequente nell’amministrazione, ma se il capo che lo comanda è persona equilibrata e corretta, il “Rambo” non potrà far troppi danni. Se invece lo scateni è finita… Se inviti a picchiare quello picchia. Se dici di non scrivere niente nei rapporti quello è stracontento di non scrivere niente”.

E di fronte a qualche deriva di questo tipo, un poliziotto onesto e corretto non potrebbe opporsi o farlo presente ai superiori?

C’è un meccanismo tale nella strutturazione interna che il denunciante rischierebbe lui un procedimento disciplinare. Ho letto sulla sua rivista l’intervista a Michelangelo Fournier: quando lui parlò di macelleria messicana a Genova in pochi gliel’hanno perdonato nel corpo”.

C’è una parola precisa per tutto questo e si usa nel gergo mafioso: omertà.

Il nostro sistema non è mafioso, ma il principio è identico. Ci sono pochissime tutele per chi volesse comportarsi secondo la legge”.

Ritiene che la gestione dell’Interno del Ministro Maroni incentivi queste derive?

Guardi la riforma della smilitarizzazione della Polizia di Stato del 1981 era mossa proprio dal tentativo di riavvicinare la gente all’istituzione. Qui invece mi pare che si vada nella direzione opposta e evidentemente le responsabilità partono sempre dall’alto. Una polizia realmente trasparente non la vuole nessuno. Quel che è successo, ad esempio, con la ragazza marocchina nelle grazie del presidente del Consiglio, e con le varie telefonate da gabinetti e questure varie lo fa capire chiaramente”.

A suo giudizio, l’Arma dei Carabinieri in questo senso garantisce maggior senso civico?

Il mio parere? Se la Ruby fosse stata fermata dai Carabinieri, di questa storia non si sarebbe mai saputo niente. I carabinieri sanno essere ancora più rigidi nel difendere i propri territori. L’unica certezza è che chi gestisce l’ordine pubblico in realtà cerca semplicemente di portare a termine il proprio compito senza troppi danni. Ma della sicurezza del cittadino non gli importa niente”.

Detta così è un’accusa gravissima.

È solo il mio pensiero. Nel calcio, ad esempio, le complicità sono diffuse ad ogni livello. Con le società, con i tifosi, con i politici. È un carrozzone che muove molte carriere”.

Ci faccia capire. Che tipo di complicità può esserci tra i gestori dell’ordine pubblico e le tifoserie?

Mi pare evidente. Un questore dura al massimo un paio d’anni, poi sa di poter puntare alla poltrona di prefetto, in quel periodo deve solo far passare il tempo senza creare troppi danni”.

E quindi si impegnerà per far rispettare l’ordine secondo direttive comuni a tutti i questori.

Il contrario. Lui deve fare bella figura e non combinare casini. Magari può essere conveniente stringere accordi con i capi ultras, se poi quando finisce la tregua il nuovo questore si trova situazione infuocate chissenefrega. Così finché comandi tu lasci che gli ultrà curino i loro business, a volte chiudi un occhio se qualcuno fa qualche cazzata, gli fai entrare lo striscione a patto che non vi siano insulti contro il Ministro degli Interni, sennò addio carriera, in sostanza riconosci un ruolo ai capitifosi, a volte proteggendo anche chi fa da tramite, come certi imbonitori radiofonici. Addirittura alcuni vengono foraggiati, tanto esistono i fondi per gli informatori che non necessitano di alcuna autorizzazione. Tutto finalizzato al quieto vivere”.

E le denunce che fioccano? E i daspo?

Ma quelli sono per i pesci piccoli. Per i teppistelli che si fanno beccare come polli. Lo peschi col fumogeno e lo tieni fuori dagli stadi. Ma se un fumogeno lo prendi a un protetto, allora chiudi un occhio, e il sequestro è contro ignoti”.

La legge sugli stadi, insomma, non funziona.

Fa ridere. Secondo lei uno steward può assumere le funzioni di pubblico ufficiale? Per trenta euro lorde un ragazzotto mandato a svolgere questa funzione in uno stadio secondo lei si mette a perquisire o a far accomodare fuori dai cancelli chi si comporta male? Senza alcuna tutela che hanno i veri pubblici ufficiali? E quindi col rischio che quello che magari hai fatto arrestare ti venga a prendere sotto casa il giorno dopo? Follia pura. Semmai dovrebbero fare come a Milano: lì le i club pagano società private che garantiscono professionalità perfettamente addestrate. Ma allora bisogna pagarli profumatamente. Qui da noi gli si danno quattro soldi. Noi ne abbiamo arrestato uno una volta che ha difeso un sospetto ostacolando l’inseguimento dei poliziotti… Per non dire di quando tra gli steward abbiamo riconosciuto a volte anche personale della Protezione Civile. Ma chi li pagava quelli? Misteri italiani”.

Con le società che compromessi si fanno?

Le società hanno tutto l’interesse a mantenersi certi rapporti. Così regalano ogni volta centinaia e centinaia di ingressi per ogni partita. Senza considerare le tessere non nominative delle forze dell’ordine che dovrebbero essere accompagnate dal tesserino di riconoscimento e invece servono a far entrare quasi sempre gli amici degli amici”.

Nessuno controlla?

Quando mai? C’è addirittura un dirigente del commissariato che sta allo stadio ed è costretto a star lì solo per garantire l’ingresso di chi non avrebbe alcun titolo per entrare. In sostanza, si entra allo stadio o con i biglietti omaggio elargiti dalle società, o con i tesserini o senza alcun controllo. In totale, diverse centinaia di ingressi. Tra cui ristoratori, macellai, giornalai, parenti, amici, conoscenti, questuanti, portaborse e via degenerando, tutti amici degli amici. Quando Roma e Lazio vanno bene in campionato sono dolori, le richieste aumentano”.

E dove siedono?

Ovunque. Non ha mai visto bambini nel settore Autorità, quello destinato, per l’appunto, solo alle autorità? E poi in Tribuna d’onore, in Monte Mario e ovviamente sulle scalette. Si chiede perché le scale delle nostre tribune sono sempre occupate?”.

In Inghilterra sono sempre sgombre…

Lì la prassi del “Mi fai entrare?” è sconosciuta. È una questione culturale. Da noi il biglietto omaggio è un must. Chi ne beneficia spesso se ne potrebbe permettere decine a pagamento. Ma è molto trendy scroccarlo. E non parliamo dei concerti…”.

Che interesse avrebbero le società di calcio a rinunciare a tanti ingressi a pagamento?

Intanto i rapporti personali con le istituzioni che poi sanno essere riconoscenti. E poi quando bisogna prendere le decisioni sull’ordine pubblico le società molto spesso hanno delle richieste che poi vengono esaudite, magari sull’orario di inizio. Potere per il potere. Ho visto con i miei occhi dirigenti e politici umiliarsi per avere una maglietta firmata di un giocatore. Alcuni hanno persino accesso al campo”.

Mi viene in mente l’ultima giornata di tre campionati fa, quando la Roma si giocò lo scudetto a Catania e il Catania si giocava campo c’erano centinaia di persone, capi ultras gestivano la sicurezza in curva, i romanisti in campo furono minacciati di morte: dall’inchiesta non uscì niente, il Catania fu multato dopo una rapida inchiesta federale per 15000 euro.

Perfetta triangolazione di rapporti società, tifosi, istituzioni…”.

Torniamo ai compromessi. Quali sono quelli che riguardano i politici?

La carriera è interesse di tutti. E si sa che in questo campo le protezioni politiche per fare passi avanti sono fondamentali”.

Possibile che nessuno fa mai carriera per bravura?

Diciamo in casi molto limitati”.

Anche i mezzi sono sempre più limitati. Una recente inchiesta giornalistica ha svelato che…

È la nostra triste realtà”.

E la tessera del tifoso?

Un palliativo buono per gli istituti di credito che è servito solo a mascherare il flop del decreto sugli stadi. Tutti gli esperti di ordine pubblico sanno che è solo una presa in giro”.

Ma Maroni sbandiera il calo degli incidenti.

Sì, certo, tanto ormai allo stadio non va più nessuno”.

Dal provvedimento della tessera non si torna indietro?

Finché ci sarà Maroni al ministero no. Si è speso troppo per questo provvedimento. Lei saprà che tutte le società erano contrarie alla tessera, ma sono state sostanzialmente costrette a piegarsi, pena l’agibilità degli stadi”.

Ma l’Olimpico ora è a norma”.

Ovviamente no. Ma a forza di deroghe si continua a chiudere un occhio”.

Le telecamere che vengono monitorate nella grande sala controllo sopra coprono bene tutti gli spalti?

Non proprio ovunque, ma già è un bel passo avanti. Il fatto è che certi servizi sono davvero costosi. Anche il posto di Polizia all’Olimpico è inadeguato. È piccolo, stretto, doveva essere ampliato da tempo, ma poi si sa come vanno queste cose”.

Ci sono celle di sicurezza?

Due, ma non sono omologate come tali, diciamo che servono per un primo intervento. E se dentro ci stanno quattro-cinque tifosi viene pure a mancare l’aria, non c’è neanche una finestra”.

Torniamo a Roma. Il derby è andato bene.

Si vede che il questore ha fatto le cose per bene, non consentendo ai tifosi a rischio di poter accedere alla Tribuna Tevere e l‘orario pomeridiano ha favorito ’anno scorso i presidenti avevano preteso di vendere i biglietti della Tevere”.

È stato un successo del nuovo questore?

Si vede che ci teneva a dare un segnale forte, anche con l’operatività del daspo immediato. Ne sono stati conferiti nove”.

Alla vigilia sul Messaggero erano uscite notizie riguardo un’informativa giunta alla Digos, su possibili regolamenti di conti interni alla Curva Nord con complicità della tifoseria napoletana.

Diciamo che sono cose che prima di un derby escono spesso, così se poi gli incidenti accadono si può dire che era stato lanciato l’allarme e se non accadono significa che ha funzionato l’opera di prevenzione”.

Sembra come quei rinvenimenti di armi nei giardini intorno allo stadio o dentro le macchine parcheggiate la notte prima di un big-match.

Se avvengono dentro le macchine non può esserci dubbio, la macchina a qualcuno deve appartenere, non si scherza su certi dettagli. Se invece il ritrovamento è all’interno di un sacco… qualche dubbio sulla reale provenienza del materiale è lecito…”.

Ma insomma se si volesse mantenere un po’ di ottimismo per il futuro questa intervista non concede molte chances.

Io spero nel nuovo questore. Ma finché chi si comporta male continua ad avere la certezza che sia intoccabile non si può essere ottimisti”.

Si riferisce a quello che è successo con Gabriele Sandri?

Quella è stata una brutta storia oltretutto gestita malissimo. Mi pare evidente che il collega non abbia sparato per ammazzare, ma il suo errore è stato grave e i tentativi di copertura successivi hanno aggravato la condizione dolorosa. Se posso permettermi una valutazione personale, le dico anche che capisco poco il desiderio di vendetta così forte. Non dei parenti, non mi permetterei mai. Ma dei tifosi di tutta Italia. Così non si risolve niente”.

Quanto guadagna un poliziotto?

Una miseria. Se va bene e fai un po’ di straordinari arrivi ai 1500 euro. Poi ci si stupisce del tasso di suicidio così alto. È anche provato che il turno in quinta crea scompensi fisiologici”.

Che cos’è il turno in quinta?

I nostri turni sono fatti così: si lavora dalle 19-24, poi il giorno dopo dalle 13 alle 19, poi il giorno dopo dalle 7 alle 13 e poi da mezzanotte alle 7. Si chiama turno in quinta. E determina disequilibri”.

La bella realtà che si vede in fiction tipo “Distretto di polizia” è pura finzione?

Io vedo solo continue mortificazioni, mogli incazzate, figli che non si vedono mai e turni sempre più lunghi di straordinari per poter incassare qualche euro in più”.

Un’ultima curiosità. La sera dell’assalto alle caserme la ricorda? Che idea se n’è fatta?

Ricordo bene tutto e non mi abbandona un’idea: che quella sera si è trattato di un attacco premeditato e organizzato politicamente. C’erano gruppi troppo omogenei abilissimi nella guerriglia urbana, con tecniche vere, pronti a gestire situazioni pesantissime, che ad un certo punto sono spariti simultaneamente. E quando noi chiamavano ai piani alti per sapere qualcosa nessuno si faceva trovare al telefono. E i nostri capi che non arrivavano. Troppo strano, tutto troppo strano”.

Ma qualcuno è stato arrestato.

Qualcuno che è rimasto col cerino in mano. Magari senza capire troppo bene in che cosa era stato coinvolto…”.

 

 Questa intervista è apparsa su Rivista Romanista di dicembre firma di Daniele Lo Monaco.



Stewie “Old Style”


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permalink | inviato da old style il 14/12/2010 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 dicembre 2010

EPPUR NON CADE


Raschiare fa bene alla salute. O almeno, questo è ciò che crede il governo Berlusconi, reduce da continue figure indecorose, attentissimo a far campagna elettorale, ma scarsamente interessato alla concretizzazione delle millanterie. Inoltre, vista l'attività frenetica del governo, si è deciso di chiudere la Camera fino al 14 dicembre, giorno fatidico in cui B. scoprirà se a Natale mangerà il panettone o meno. Sta di fatto che per la bellezza di due settimane l'attività di governo sarà com'è sempre stata in questi ultimi due anni (fatta eccezione per quelle indispensabili leggi per il paese, tipo legittimo impedimento): nulla. Il Parlamento, già inviso da tempo a buona parte della cittadinanza per questioni come i cospicui stipendi elargiti per “lavorare” due giorni a settimana (quando va bene...), è l'oggetto occulto su cui verte l'astuta e sottocutanea strategia che B. vorrebbe attuare: fare in modo che i cittadini perdano gli ultimi rimasugli di fiducia e rispetto nei confronti delle Camere, spingendo sulla tesi secondo cui discutere leggi ed emendamenti rappresenta soltanto una perdita di tempo e una limitazione al governo in carica e, di conseguenza, al suo presidente.

E com'è possibile l'attuazione di questo piano diabolico? Semplice: andare alle elezioni subito, vincerle nuovamente (impresa che non sarà troppo ardua, se dovesse continuare a persistere la situazione di stallo nel centrosinistra) ed esordire con un nuovo governo pronto finalmente a cambiare lo status della nostra Repubblica Parlamentare in Repubblica Presidenziale.

Fantapolitica? Forse... o forse no.

Intanto assistiamo attoniti, e anche un po' schifati, all'agonia di questo governo moribondo. E i segnali che arrivano non sono certo incoraggianti: decine di piazze stracolme che si mobilitano contro il governo, dando nuova linfa a un Movimento Studentesco che sembrava morto e sepolto; Pompei che sta franando su se stessa; il prestigio internazionale del paese che ormai è un pezzo di storia antica, anch'esso destinato alla tragica fine della Domus dei Gladiatori; la disoccupazione in crescita; industrie e operai che si domandano dove sia il cosiddetto miglior governo degli ultimi 150 anni e la disillusione dilagante e trasversale tra i cittadini, che vedendo Grecia prima e Irlanda poi, stanno facendo i dovuti scongiuri affinché il terzo crollo non riguardi il nostro paese.

E nonostante ciò il governo continua sempre e solo a proteggere chiappe&poltrone, oltre agli umili servitori che in questi anni si sono prodigati nell'arte della menzogna mediatica, come nel caso del caro direttore Tg1 Augusto Minzolini. Proprio ieri Denis Verdini (do you know Verdini, don't?) si è profuso in una riedizione del“Per Eufileto” di Lisia, adducendo motivazioni scioccanti per giustificare la disinformazione attuata dal calvo Augusto: “Difendo Minzolini perché il Tg1 deve essere berlusconiano... Qualunque canale e qualunque trasmissione sono antiberlusconiani. Quindi se qualcuno è filoberlusconiano, ben venga. Qualcuno deve pur farlo”.

Il caro Denis, reduce da una delicata operazione neurologica (evidentemente non riuscita), forse non concepisce che un direttore di tg non possa parteggiare per una fazione o per l'altra, ma che debba soltanto dare le notizie, nel miglior modo possibile. Minzolini, invece, svolge il suo lavoro come se fosse nel Ventennio e il Tg1 fosse il Cinegiornale Luce...

La misura è colma. È ora che questo governo lasci il posto a una nuova stagione, condotta da altri. Fosse anche il Circo Orfei! Perché forse è meglio essere guidati da una troupe di equilibristi professionisti piuttosto che da clown da quattro soldi...


Riuscirà B. a mangiare il panettone? O sarà il panettone a mangiare B?

SonnyDe



18 novembre 2010

DENUNCE ILLECITE


La seconda puntata di “Vieni via con me”, il programma di Fazio e Saviano ha polverizzato ogni record di share sulle frequenze di Rai3.

Ma il successo è inevitabilmente venuto a cozzare con le solite polemiche che scaturiscono dopo ogni serata in cui si è fatta informazione. L'apice dell'assurdo è stato toccato dal ministro dell'Interno, il leghista Maroni, che ha chiesto al Cda Rai di essere ospitato nella terza puntata del programma per replicare alle esternazioni di Saviano, reo di aver affermato che l'interlocutrice della 'Ndrangheta in Lombardia (specie nell'hinterland milanese) è di fatto la Lega Nord.

Apriti cielo: a contrattaccare in difesa dei discepoli di Alberto da Giussano ci hanno pensato anche pericolosi intellettuali del calibro di Quagliariello, che ha criticato aspramente le parole dello scrittore casertano “frutto di uno stato di alterazione psicologica dovuto a un'evidente ubriacatura di se stesso”; o il piduista Cicchitto, provetto conoscitore di personaggi affetti da deliri di onnipotenza, che rincara la dose dicendo che “Saviano ha perso la testa... sta distribuendo veleno a destra e sinistra”. Che stesse dicendo cose vere, non è venuto in mente a nessuno dei due. Dimostrazione del fatto che non sempre due cervelli sono meglio di uno.

Come se non bastasse, Loris Mazzetti, capostruttura di Rai3, è stato sospeso per 20 giorni. Motivo? Parla male dell'azienda, recandole danno. Come abbia fatto Mazzetti a macchiarsi di questo delitto non è lecito saperlo. Produrre un programma, che sbaraglia la concorrenza a suon di share, può essere considerato un danno per l'azienda? O forse il vero motivo della sospensione va rintracciato nel fatto che Mazzetti abbia escluso a priori la presenza del ministro Maroni nella prossima puntata di “Vieni via con Me”?

Inoltre quei volponi della Rai hanno pensato bene di togliere da Rai Extra – il canale digitale che ripropone in differita alcuni programmi Rai - proprio il programma di Fazio&Saviano. Casualità? Strane coincidenze astrofisiche? O semplice ostruzionismo da regime dittatoriale?

Inevitabilmente perviene un dilemma: non sarebbe il caso di riflettere sull'abominevole condizione in cui versa la Rai, incapace perfino di valorizzare i suoi programmi migliori?

Le denunce di Saviano sono scomode? Sì? E per chi? Per la mafia? O per i partiti politici conniventi? Oppure perché la cattiva pubblicità per il Nord non è politicamente corretta? Nominare o investigare su quel paradiso celtico, chiamato amorevolmente Padania, in cui si possono cogliere margherite anche in pieno inverno, bevendo acqua immacolata dai ruscelli o direttamente dal Po e respirando aria purissima, sembra che sia diventato un tabù. Il concetto è semplice: se si parla di criminalità organizzata bisogna circoscriverla al Sud, e parlare del Nord come il sindaco di Milano Letizia Moratti, capace di negare le infiltrazioni mafiose nell'Expo 2015 anche di fronte all'evidenza.

Il problema reale di “Vieni via con Me” è semplice: le denunce di Saviano. Il quale, anziché “farsi i cazzi soi” (per dirla alla Cettola Qualunque, il personaggio di Antonio Albanese), si permette addirittura di fornire al pubblico un quadro generale sulla situazione italiana.

Il solito terrone che vuole fare lo splendido in casa d'altri, tanto per intenderci...

Il recente arresto di Antonio Iovine, boss della Camorra e pilastro del clan dei Casalesi rappresenta un successo per le forze antimafia, ma bisogna rendersi conto che c'è ancora tantissimo lavoro da fare, specie al Nord.

Sarebbe il caso di spiegarlo anche a quei fenomeni di Quagliariello e Cicchitto (magari con l'ausilio di materiale audiovisivo) che la denuncia è meglio del silenzio, perché scuote le acque putride della tacita connivenza col malaffare, perché risveglia la coscienza di un paese che fa finta di non vedere.

Perché lottare contro la mafia significa anche, e soprattutto, denunciarla ad alta voce, senza timore e senza giri di parole.

Proprio come fa Saviano...


SonnyDe

27 ottobre 2010

NELLA REGIONE DI CL


È possibile che il decimo di un partito controlli un'intera regione? Nel resto del mondo la risposta sarebbe NO, ma in Italia, il paese affetto da mille anomalie, questo è possibile!

La regione in questione è la Lombardia. E quel decimo di persone è Comunione e Liberazione, il movimento cattolico fondato da Don Giussani.

Le radici di questa setta si sono silenziosamente insinuate nello stato italiano, monopolizzando l'amministrazione lombarda, occupando tutti i centri di potere (sanità, trasporti, infrastrutture, ambiente...) con uomini e donne appartenenti ad essa, nella quasi totale indifferenza dei cittadini, ignari di ciò che accadeva (e accade) nel palazzo della Regione.

Alla Statale di Milano il 26 ottobre, si è tenuta una conferenza su questa misteriosa anomalia,

Il potere di Comunione e Liberazione in Lombardia”, evento organizzato da Sinistra Universitaria, ha visto come ospiti Enrico De Alessandri, autore del libro “Comunione e Liberazione: assalto al potere in Lombardia”, dirigente regionale della sanità lombarda, sospeso dal suo incarico proprio per la pubblicazione di questo libro; Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd; Carlo Monguzzi, ex consigliere regionali dei Verdi e del Pd e Davide Carlucci, giornalista di Repubblica.

A tenere banco è stato principalmente De Alessandri, che ha espresso un concetto chiaro: CL in Lombardia è come Cosa Nostra a Palermo.

È stato lo stesso De Alessandri a portare il suo caso all'attenzione di Civati e Monguzzi, che hanno poi presentato un'interrogazione in Regione in merito alla faccenda, ricevendo per tutta risposta che il De Alessandri era stato sospeso perché il suo libro danneggia il suo datore di lavoro.

La risposta telegrafica della Regione suscita una domanda quasi scontata: ma chi è il datore di lavoro di De Alessandri: la Regione o CL? Il classico dubbio amletico? No, visto che basta dare un'occhiata all'elenco dei 46 direttori della sanità, che controllano le nomine dei primari, per farsi un'idea: 2 in quota Udc,15 Lega e 25 Pdl. Di questi ultimi, 11 appartengono agli ex An e FI, mentre gli altri 14 sono riconducibili a CL.

La risposta reale all'interrogazione sarebbe dovuta essere la seguente: la Regione è CL e viceversa.

Negli ospedali è scioccante vedere come questa setta abbia instaurato una sorta di dittatura, dando la precedenza ai ciellini a discapito dei laici, imbottendo gli ospedali di obiettori di coscienza, e chiudendo consultori nei quali non ce n'erano, osteggiando così la legge 194 sull'aborto.

Per non parlare delle questioni legate alle infrastrutture, con società quali Finlombarda e Infrastrutture lombarde, manovrate da Nicola Maria Sanese, casualmente ciellino; società che orbitano anch'esse attorno a CL. Idem per quanto riguarda le bonifiche del territorio. La questione “Quartiere Santa Giulia” è emblematica: assessori regionali ciellini (Abelli e Ponzoni) pronti a favorire imprenditori vicini a CL (come Giuseppe Grossi, imprenditore e proprietario della Risanamento s.p.a, che si è occupato delle bonifiche per predisporre la costruzione del nuovo quartiere Santa Giulia), poi arrestati o inquisiti per aver creato dei fondi neri e accusati di associazione per delinquere, frode fiscale, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio e corruzione. Una serie di capi d'imputazione che farebbero invidia perfino al “nostro” premier...

Nell'ambito universitario, invece, CL manda in avanscoperta i “giovani missionari”, alla ricerca di nuovi adepti, pescando tra le matricole, spiazzate e spaesate nel caotico mondo della Statale, offrendo loro amicizia, gruppi di studio, aiuto per gli esami, facendoli scivolare lentamente nella sfera ciellina.

Alla luce di questi fatti, la domanda è questa: come si può sgominare un'organizzazione di questa portata, fondata su una rigida disciplina e su una compattezza senza eguali? Chi avesse la risposta è pregato di intervenire, e in fretta. 

Amen...


SonnyDe

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aprile