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La Panchina Della Domenica
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15 aprile 2012

L'ELOQUIO DI VENDOLA INFIAMMA SENAGO - di Sonny Delvecchio


Sabato 14 aprile Senago e la coalizione della Sinistra hanno ospitato per un'oretta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Nemmeno il tempo di arrivare, stringere qualche mano, sfoggiare qualche sorriso, augurare buon appetito ai presenti (che s'ingozzavano di risotto e salamelle) e rilasciare una breve intervista, che Lucio Fois, l'aspirante sindaco di SeL, vincitore delle primarie, gli ha piazzato in mano il microfono, dandolo in pasto alla platea.

Il fine oratore giunto dalle Puglie non si è fatto pregare, esordendo forse nella maniera più inattesa: dando precise e dettagliate delucidazione riguardo i tre avvisi di garanzia che l'hanno raggiunto nella settimana dopo Pasqua. Gesto encomiabile, che rafforza (o mette al riparo) la credibilità di uno dei pochi politici brillanti di cui l'Italia si può compiacere, quella stessa Italia che inavvertitamente ha dato i natali al Trota, a cui Vendola è stato stupidamente accostato da qualche strabico “giornalista”, totalmente ignaro delle differenze macroscopiche tra due pesci ben diversi tra loro. Il Trota, dopo un'infima carriera scolastica scandita da bocciature plurime, è stato piazzato in Regione Lombardia a fabbricare aeroplanini di carta da lanciare a Formigoni, adeguandosi al malcostume della politica vista, vissuta e sfruttata come un bancomat; Vendola invece si è distinto anche grazie ad una carriera scolastica impeccabile, in concomitanza al lavoro e ad una vita politica (40 anni) in cui si è battuto per idee e ideali. Il Cicerone barese ha inoltre spiegato come le accuse di peculato e concorso in abuso d'ufficio siano frutto di strane interpretazioni del suo operato come presidente della Puglia e delle accuse della cosiddetta Lady Asl, rimossa dal suo incarico proprio da Vendola, interpretazioni che lo stesso Vendola intende correggere quanto prima, mettendosi a completa disposizione della magistratura, per cui nutre un rispetto incondizionato, «perché il rispetto per la magistratura ci deve contraddistinguere. Deve essere il nostro stile». [Il rispetto come stile, uno slogan elettorale bello e pronto per le prossime elezioni politiche? Chissà...]

Finito il preambolo sulle disgrazie giudiziarie capitategli tra capo e collo, Vendola si è rivolto direttamente a Fois, augurandogli non solo di vincere contro una destra nel caos più totale, ma anche di vincere bene: diffondendo le idee per una Senago diversa, idee di recupero degli spazi verdi, il consumo zero del territorio, il potenziamento dei servizi alla persona come il trasporto pubblico e i servizi sociali, l'investimento sul futuro dei giovani, con una particolare attenzione ai bambini, alla loro educazione e alla loro istruzione e a quegli spazi che dovrebbero spettar loro di diritto, spazi ormai annegati dal cemento e strangolati dal traffico.

La platea ha ascoltato attentamente il discorso di Vendola, riservandogli un'abbondante dose di applausi, applausi pieni di speranza nelle idee di Lucio Fois e di Vendola, speranze che vorranno trasformarsi in realtà se la Sinistra e Fois vinceranno le amministrative del 6-7 maggio.

Alla fine dell'orazione del “barese brizzolato”, che pare abbia ingoiato un dizionario, i presenti si sono ritrovati in testa le sue parole che continuavano a ronzare, parole che portano ad un'unica conclusione: per cambiare servono le idee, quelle idee che devono essere le colonne portanti di una nuova cultura italiana, che debelli finalmente il fetido germe dell'ignoranza, sotto tutte le sue spoglie.



9 ottobre 2011

SCUOLA NUOVA, ITALIA NUOVA - di Sonny Delvecchio


Le manifestazioni di piazza, svoltesi in tutta Italia, che hanno coinvolto studenti e insegnanti, incarnano la crescente domanda di investimenti nella scuola. L'istruzione nel nostro paese, specie quella pubblica, è il settore più trascurato da questo governo, che non lo ritiene né redditizio né un bene primario.

Anche nel resto d'Europa soffia forte il vento della “protesta scolastica”, ma non solo: in Cile, nel mese di agosto, gli studenti sono scesi in piazza a manifestare apertamente il loro dissenso nei confronti di un governo che, a loro dire, non impiega abbastanza risorse nella scuola e che addossa tutto il costo dell'istruzione a coloro che vogliono usufruirne. E pensare che si tratta dello stesso governo che sta gestendo egregiamente il proprio paese.

Considerato il fatto che in tutte le nazioni, in cui si è manifestato questo malessere, gli investimenti nella scuola sono enormemente più cospicui rispetto ai nostri, ci si potrebbe chiedere cosa avrebbero fatto questi manifestanti internazionali nei panni degli studenti italiani. Ci si domanda inoltre cosa avrebbero fatto gli insegnanti spagnoli se avessero percepito lo stesso (misero) stipendio dei colleghi italiani, per la maggior parte precari.

Inoltre, ci si potrebbe domandare quanto avrebbero aspettato a scendere in piazza i nostri omologhi stranieri, se avessero dovuto frequentare scuole fatiscenti e semi diroccate, com'è buona parte degli istituti pubblici, lasciati alla mercé dello sfascio indiscriminato.

Le proteste degli “Indignati” sono più che legittime, anche se non produrranno alcun esito: il governo farà spallucce e farà finta di nulla, come ha sempre fatto, tra propaganda e immobilismo. Le piazze sono imbrigliate dalle tv: basta poco per stravolgere oppure eclissare un evento di protesta, lasciando all'oscuro l'opinione pubblica, ormai ebbra di un'informazione filtrata, nella quale la richiesta di attenzione e finanziamenti è messa sullo stesso piano del caso Meredith.

La piazza non basta più. Per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica bisogna sfruttare al massimo i mezzi d'informazione. Visto che le tv sono saldamente in mano del capo del governo, il web e i social network sono la via per arrivare al cuore della gente. Ma anche questo non basta... Serve coesione e unità d'intenti. Servono assemblee popolari, che indichino necessità e linee guida del movimento, che coinvolgano non solo gli “addetti ai lavori”, ma soprattutto i cittadini. Serve riunire le menti migliori a tutti i livelli per produrre un disegno di legge da presentare in Parlamento, per riformare la scuola dal basso, perché soprattutto in basso si conoscono le vere priorità.

Che impatto avrebbe una tale organizzazione sulla gente? Riuscire a trasmette la concreta volontà di cambiare il paese, unita a un'organizzazione ben strutturata e a una costante divulgazione di massa, è la chiave del cambiamento.


17 aprile 2011

PROF ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO



Finalmente abbiamo scoperto quale sia il vero problema della scuola italiana. Pensavate che fossero i mancati fondi per la scuola pubblica? O le ultime tre riforme della scuola, catalogabili sotto la voce “pirlate colossali”? O la scarsa qualità di apprendimento delle nuove generazioni? No, niente di tutto questo. Il premier, che di studenti (ma soprattutto di studentesse) se ne intende, ha svelato l'arcano a tutta quell'Italia che aveva queste convinzioni: il problema della scuola è rappresentato dagli insegnanti di sinistra. Badate bene, non dallo scarso livello di preparazione del corpo docenti, ma dell'orientamento politico del suddetto corpo. Che strabiliante teorema! Che inoppugnabile verità! Allora, potremmo anche dire che il problema degli incidenti stradali è rappresentato dal volante a sinistra, o che l'agricoltura non è più quella di una volta perché non ci sono più le mezze stagioni...

Si vocifera che il casto premier, in una notte di solitudine, priva di bunga bunga, abbia fatto incetta dei film con Edwige Fenech, creandosi una proiezione mentale (ovviamente porno) dell'insegnante modello del centrodestra: possibilmente semi nuda, con abiti succinti, che lancia sguardi provocanti ai suoi studenti, che spasimano in stile Avaro Vitali. Ma poi chi lo avrebbe spiegato agli amici prelati?

Così un'idea tanto brillante (che solo un individuo sotto effetto di psicofarmaci poteva sfornare) resta nel cassetto.

Quindi non resta che scagliarsi contro la Sinistra, che rappresenta una sorta di jolly per queste occasioni. Secondo le tesi dello psicopatico, il medioevo politico/sociale in cui ci troviamo è frutto degli insegnanti di Sinistra che traviano i figli di cattolici.

In Italia il lavoro di insegnante è già bistratto abbastanza per svariati motivi, oltre a essere sempre meno gratificante dal punto di vista economico e personale. In più questo governo accusa indebitamente questa figura, che dovrebbe essere il cardine della nostra società, come la vera causa della perdita dei valori della famiglia. La colpa non è di certe televisioni che trasmettono programmi palesemente diseducativi e di inesistente spessore culturale. La colpa non è di un certo tipo di cinema, che produce le cosiddette “cagate pazzesche” (e non parliamo della Corazzata Potemkin), le cui punte di diamante sono i cinepanettoni di Boldi e De Sica (figlio). La colpa non è di quei personaggi pubblici che conducono una vita fatta di mignotte e bagordi, ossessionati dal sesso e dai soldi, che offrono ai giovani pessimi esempi educativi. No, la colpa è degli insegnanti di sinistra, incazzati con coloro che stanno distruggendo il paese e quel poco di buono che si era fatto per esso, incazzati per la degradante situazione in cui versano buona parte degli adolescenti, più interessati ai personaggi del Grande Fratello che a Garibaldi e Mazzini, incazzati essere considerati alla stregua delle babysitter e in più tacciati di parzialità nello svolgimento del loro lavoro. Qualsiasi insegnante sano di mente si sarebbe (e si è) ribellato di fronte alla riforma Gelmini, capace di spazzare via 220 mila posti di lavoro nella Scuola.

Questo governo ha così tratteggiato la una nuova figura di docente, più consono alla tradizione italiana (Edwige Fenech a parte). In stile ventennio, tanto per intenderci. Docenti che tessono le lodi del capo del Governo, che ne esaltano le azioni e i successi, senza divulgare gli insuccessi, che criticano coloro che si oppongono, tacciandoli di disfattismo, che inculcano nei ragazzi i veri valori italiani della famiglia patriarcale, con il comando in mano all'uomo, mentre la donna alleva i figli, pulisce e si occupa della casa.

Ma del resto, cosa ci si può aspettare da gente che tappezza la città di Milano con frasi come “Via le Br dalle Procure” oppure “Toghe rosse contro la democrazia”, che antepone gli interessi del singolo a quelli comuni, che stentano a rendersi conto di quali siano i veri problemi di questo maledetto paese?

Speriamo soltanto di svegliarci presto da questo incubo, che sta durando molto più di quanto ci potessimo aspettare...


Sonny De


27 marzo 2011

AUMENTANO LA BENZINA. E PURE LE POLTRONE...

Il governo aumenta la benzina. E già questa è una cattiva notizia. Ma c’è di più: la presa in giro. Come spesso fanno, infatti, questi signori hanno inserito una norma nel decreto che aumenta le poltrone di consiglieri e assessori per i comuni di Roma e Milano. Già, perché il limite di 48 consiglieri e 12 assessori gli stava stretto. Troppo pochi, aumentiamoli và, tanto paga Pantalone. Il taglio del 20% di consiglieri comunali entrato in vigore dal primo gennaio 2011 ha resistito poco. Non si applica più alle città con un numero di abitanti superiore al milione. Città in mano al centrodestra, chiaramente, con due sindaci, Alemanno e Moratti, molto influenti nel governo. Ora saranno contenti. Ma gli altri? Facile prevedere che anche gli altri comuni più piccoli avanzeranno pretese e si chiederanno ‘perché loro sì e noi no?’. Non c’è ritegno in quest’Italia, non c’è il senso del limite. Certe volte sembra inutile fare la lotta agli sprechi e battersi per la riduzione dei costi della politica quando hai a che fare con questo governo. E invece no, bisogna continuare con determinazione ancora maggiore. Innanzitutto sbugiardandoli, perché hanno coperto questa ennesima porcatacon la scusa di dare i soldi al Fus, al fondo unico per lo spettacolo, quindi alla cultura. E c’è da dire che non è la prima volta che ci provano. Già avevano tentato un’analoga operazione qualche tempo fa, quando avevano messo questa vergognosa norma aumenta-poltrone nel decreto Milleproroghe. Poi il Colle disse no. Stavolta ha ceduto, anche se resta da capire quali siano i criteri di necessità ed urgenza tali da giustificare l’inserimento di questo aumento delle poltrone (e delle spese) in un decreto legge. Inutile dire che in Parlamento faremo di tutto per abrogare questo spreco e proseguire la nostra battaglia sull’abbattimento dei costi della politica e l’abolizione delle province. La politica è un servizio, non un pozzo di spesa senza fondo.


Massimo Donadi

27 febbraio 2011

LA FANTASTORIA DI B



È noto a tutti coloro che non hanno il cervello in formaldeide che la demenza senile di B galoppa a grandi falcate e che i suoi memorabili sketch si stiano tramutando nella triste parodia di un anziano signore con manie di protagonismo. Ma B non si dà per vinto.

E così si è presentato come ospite al congresso dei Cristiano Riformisti, palesemente aggrovigliati in questo strano ossimoro paragonabile a “farfalle carnivore” o “pecore allupate”, sperando di regalare alla platea qualche barlume del suo celeberrimo humour da fallito.

Storici e annalisti, tenetevi forte: nel '94 B. ci ha salvato dal pericolo che l'ideologia più disumana e criminale della storia – il comunismo – potesse prevalere in Italia. E B, che ha fatto del pericolo il suo mestiere, sprezzante del pericolo rosso alle porte, che ha fatto? Ha preso un movimento secessionista (la Lega) e l'ha istituzionalizzato (roba che neanche i gesuiti in Sudamerica), cercando poi di mettere insieme i resti di quei partiti che non si erano potuti presentare col loro simbolo alle elezioni del '93 (notare bene: le elezioni del '93 non sono mai avvenute), tra cui personaggi della Dc, che secondo il premier era stata spazzata via dalla Procura di Milano. Il tutto per un semplice motivo: impedire che il Partito Comunista col 34% dei seggi conquistasse l'82% dei seggi in Parlamento, grazie a una legge elettorale voluta proprio dai comunisti.

Riuscire a riportare l'ordine in una fucina di minchiate, è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo, visto che B, mancato professore di Storia contemporanea, ha dimostrato quanto possano essere dannosi gli effetti devastanti dell'Alzheimer e le carenze contenutistiche e concettuali nello studio della storia. Iniziamo da principio: tra l'89 e il '91 con la svolta della Bolognina, capeggiata da Occhetto, il Partito Comunista si era sciolto (visto il progressivo disgregamento dell'Urss), rinascendo dalle proprie ceneri come forza moderata sotto il nome di Partito dei Democratici di Sinistra. Ergo il Partito Comunista alle elezioni del '94 (Silvio era il '94, non il '93) era già un ricordo. Capitolo Democrazia Cristina. non era stata vittima di un golpe da parte della Procura di Milano, bensì dal crollo del muro di Berlino e dallo scioglimento dello stesso Pc: venuto a mancare lo storico avversario di tante lotte politiche (e non solo), lo scudo crociato in campo bianco aveva perso la sua utilità, come i suoi personaggi di spicco, intrappolati nell'articolato sistema clientelar/tangentista, con la complicità e il tacito assenso del Psi di Craxi, amico e protettore del fondatore e proprietario di Fininvest (che si tratti di B?). La Storia (quella vera, non quella zeppa di illazioni e cazzate di B) ha ribattezzato quella stagione col nome di Tangentopoli, dove i ladri e gli approfittatori furono finalmente chiamati a rispondere delle loro azioni penalmente perseguibili.

Il premier però, anziché abbandonare il pulpito, ha proseguito imperterrito nella narrazione della sua epopea patriottica, condividendo con la platea le parole di Santa Mamma Rosa (già in lista di beatificazioni per svariati miracoli) alla notizia della prossima discesa in campo del figlio e di come lo abbia “cassandricamente” ammonito che stampa (notoriamente in mano alla Sinistra) e giudici (notoriamente comunisti) lo avrebbero ostacolato in tutti i modi. Ma che avrebbe dovuto farlo, per contrastare quei comunisti che in 100 anni avevano fatto ben 100 milioni di morti (dati raccolti dall'Istituto Statistico per le Minchiate del Premier, noto anche con la sigla ISMP).

Ma ormai la sala era in shock anafilattico, il che giustifica gli applausi scroscianti, le lacrime e le urla di gioia a cuore aperto, mentre la gente a casa, salvatasi dalla lobotomia stile Capezzone, si accontentava di recarsi in bagno in preda ai conati di vomito.

Poi terminato lo sproloquio storiografico, B ha iniziato a vaneggiare riguardo “la realizzazione personale di ciascuno di noi, di poter educare i propri figli liberamente, senza dover essere obbligati a mandare i propri pargoli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnati che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quei principi che i genitori vogliono inculcare nei loro figli, educandoli nell'ambito della loro famiglia”. Chi meglio di B poteva lanciare un così limpido attacco alla scuola pubblica, già abbondantemente bistrattata dai suoi governi, e allo stesso tempo lodare con un così perentorio panegirico la Famiglia, di cui B stesso è ottimo rappresentante, avendone perfino due. Che gliel'abbiano inculcato i genitori? O forse l'amico Gheddafi? Mistero...

Infine è partito il cosiddetto valzer delle promesse da marinaio: politiche economiche per famiglie e per donne che vogliono fare le mamme, e sacrosante agevolazioni fiscali, il tutto inserito in riforme improrogabili che il governo si impegnerà a portare a compimento prima della fine della legislatura. Ci si domanda solo dove siano stati mr.B e le sue leggi “ad mammam” in ben 8 anni di governo Berlusconi tra il 2001 e il 2011. Ma si sa che la mamma è sempre la mamma, e che le balle di B restano balle, anche (e soprattutto) se ripetute al congresso dei Cristiano Riformisti.

Usando le parole del grande Faber riguardo la prosecuzione della sermone di San Silvio da Arcore “ciò che accadde... non posso dirlo per intero, ma lo spettacolo fu avvincente e la suspance ci fu davvero”, vi risparmiamo il folle epilogo in cui, sbarrando la strada alle coppie gay, alle adozioni per i single e per gli stessi gay, e senza contare le fantasmagoriche teorie golpistiche sulle intercettazioni, B ha di fatto consegnato il nostro paese a un periodo prossimo al Neolitico, sia per apertura mentale sia per capacità cognitive. Non che si aspettasse un nuovo Rinascimento, ma quanto meno non il totale sprofondamento verso l'Età della Pietra (il bunga bunga era un evidente segnale dell'avvento di una nuova società di stampo tribale).

Caro Silvio, presto o tardi, la Storia ti giudicherà. Per ora ci accontentiamo della ripresa dei tuoi processi (più quello nuovo fiammante). E speriamo che tu possa perdonare se ad alcuni di noi scapperà da ridere...


Sonny De


23 gennaio 2011

INDIGNATEVI! ORA UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE



Un consiglio a Berlusconi? Di andare un po’ a riposare da qualche parte, qui ci pensiamo noi della Lega”. L’invito è dell’amico (bell’amico…) Umberto Bossi. La prova, l’ennesima, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che ormai la Lega è padrona assoluta del governo. E anche, a leggerla malignamente, che di Berlusconi si può fare a meno. Il Ras di Arcore è bravo a conquistare il consenso, grazie anche al poderoso apparato mediatico di cui dispone e di tanti giornalisti compiacenti (gentile eufemismo), ma incapace e dannoso quando è alla guida del Paese. Lo scandalo delle escort e l’inchiesta della procura di Milano hanno scoperchiato un vaso di Pandora che mina dalle fondamenta la credibilità delle istituzioni italiane, già pesantemente screditate da continui scandali di corruzione, dalle cricche, dal malgoverno, dalla commistione tra interessi privati ed affari pubblici. Persino il Vaticano, sempre ‘comprensivo’ nei confronti di questo governo così generoso con l’oltretevere, ha manifestato preoccupazione ed ha richiamato alla moralità. Dobbiamo, a questo punto, avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. La situazione in Italia rischia pericolosamente di sfuggire di mano e di provocare reazioni sociali incontrollabili. La crisi economica ha bruciato e continua a bruciare migliaia di posti di lavoro, le imprese chiudono, le famiglie hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, la disoccupazione giovanile sfiora il 30% mentre il presidente del Consiglio gozzoviglia come un satrapo. E’ l’immagine della decadenza italiana. In Francia il 93enne partigiano Stéphane Hessel ha scritto un libro che ha ottenuto uno straordinario successo: Indignatevi! E’ diventato un caso editoriale nel paese transalpino e dovrebbe far riflettere anche noi. Una riscossa morale, civile, politica e sociale non è più rinviabile. Se Berlusconi non si dimette, e a quanto pare non si dimetterà, abbiamo il dovere di reagire in maniera politicamente molto dura. L’opposizione non può più permettersi di tergiversare, come troppo spesso ha fatto sinora, perché sono a rischio le istituzioni. C’è, però, e per fortuna, un corpo sociale sano, onesto, che crede in altri valori, quelli della Costituzione. Ed è la maggioranza degli italiani. Per questo credo che sia il momento di organizzare, con gli altri partiti dell’opposizione, con i movimenti, con le associazioni e la società civile, una grande manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi.


Massimo Donadi


9 gennaio 2011

LA BESTEMMIA DI MARCHIONNE


C'è quest'ultima dichiazione di Bonanni sul referendum di Mirafiori. E c'è quel vecchio film di Fritz Lang, Metropolis. «Spero vincano i sì. Però, da oggi al giorno in cui si vota, io spero che chi condivide l'esigenza di ottenere l'investimento, di dare garanzie di lavoro, parli ad uno ad uno con gli operai di Torino. Poi bisogna fare nuovi modelli e saperli anche venderli, ma questo riguarda l'azienda». Non credo che ci sia bisogno di sprecare fiato per convincerli. Voteranno sì. Se ti dicono che o voti sì, o non si fa l'investimento è come se ti dicessero o la borsa o la vita. Molli la borsa. Ti tieni la vita. Poi può essere pure che il ladro ti prende la borsa e ti spara lo stesso. Però intanto tu ci provi a non farti accoppare. E allora i lavoratori andranno a votare, cioè a consegnare la borsa.

Però mi piacerebbe che vedessero quella scena raccapricciante di Metropolis, gli operai al cambio turno, intruppati in due file, chi monta e chi smonta, fiumi umani alienati. No, non è che domani quando andranno al lavoro si ritroveranno in quell'inferno. Non sarà allegro, ma non sarà nemmeno quell'orrore lì. Ma gli hanno detto: le esigenze del mercato globale esigono che accettiate quelle condizioni di lavoro. Quindi costituzionalmente avete diritto ad una "retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" e che la proprietà privata "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (globalizzazione o non globalizzazione) però in pratica c'è la globalizzazione. Che ieri aveva voluto Pomigliano. Oggi Mirafiori. Domani chissà. E un giorno potrebbe volere Metropolis. Perché oggi tutti parlano delle condizioni poste dalla globalizzazione e solo poche voci isolate difendono quelle imprescindibili, inalienabili, indiscutibili della dignità del lavoro. Si rimuove la questione. E' assente nelle dichiarazioni di CISL e UIL nella stessa misura in cui è assente in quelle di Marchionne, è questo l'incredibile.

La negoziazione sindacale che non è più quell'arte volta a fissare l'asta della trattativa sui diritti e le condizioni di lavoro più in alto o più in basso a seconda dei rapporti di forza, ma è diventata la rassegnata osservazione di un galleggiante di gomma che si alza o si abbassa a seconda della marea "globale". E i diritti e la dignità del lavoro sono in balia di quei flutti. Il ruolo del sindacato che diventa retorico, spendibile solo in televisione, non per incidere nelle condizioni reali. Si manda al macero il contratto nazionale senza una parola di protesta in modo da lasciare libero il galleggiante di gomma di raggiungere il livello gradito dal mercato. Che siano dignitose o no, le condizioni, esula dalla questione. E quindi non lo sono a priori, dignitose. Perché condizioni di lavoro "prendere o lasciare", non sono comunque dignitose. Perché condizioni di lavoro dignitose presuppongono sindacati che si siedono ad un tavolo per parlare, proporre e battere i pugni, non per ascoltare il mantra della globalizzazione secondo la lettura di Marchionne.

Che è come la bestemmia del Grande Fratello: una volta che l'hai fatta passare liscia ad uno scostumato, tutti si danno alla blasfemia più sfrenata. Presto la bestemmia di Mirafiori sarà ripetuta in tutta Italia. Sarà la nuova religione, dogmatica come quelle ortodosse. Speriamo nelle eresie.


Lucia Delgrosso


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