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QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
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Diario
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25 ottobre 2015

Quando avverrà il salto logico verso una concezione solidale di chi cade nella spirale delle truffe?

Le truffe online che fanno leva sui sentimenti, sull'amore, sulla sensibilità d'animo e di cuore costituiscono una fonte appetibile di lauti guadagni e i cyber truffatori dilagano sul web, perfezionando vecchi schemi di raggiro (anche quelli erotico-sessuali) e creandone di nuovi.
Ma cosa facilita l'espandersi di questo filone di truffe che ormai è diventato un lavoro di routine per bande criminali internazionali?
"La facilità di scovare prede nello sconfinato mondo della rete e la consumata abilità nel manipolarle" dicono i truffacuori (secondo fonti giornalistiche estere), oppure "la sempre disponibile massa di ingenui e ingenue predisposti a farsi pescare come trote al fiume" dicono i faciloni dal giudizio superficiale, secondo i commenti nei post sul web.
Eh no, troppo semplice! C'è ben altro e di ben altra portata che consente a questi truffatori di operare in rete con facilità e senza alcun pudore, ad esempio il pregiudizio sociale che genera l'omertà da parte delle stesse vittime e la stigmatizzazione da parte dei "benpensanti" o meglio "non pensanti".
I raggiri nei confronti delle persone di buon cuore, disposte ad accordare ascolto e fiducia anche a sconosciuti, sono nati con gli esseri umani ma hanno fatto un salto di qualità con la diffusione dell'utilizzo del web, trasformando un fenomeno episodico, anche se costante e caratterizzato da alterne fortune, in fenomeno "industriale" su vasta scala. Ed ecco una delle principali difficoltà che, sin dai primi giorni della sua nascita, ha ostacolato il lavoro del Movimento Lotta al Cybercrime in Italia : creare interesse intorno alla questione per informare e portare allo scoperto le truffe, favorendo le denunce da parte delle vittime. Ma come si realizza un progetto del genere se si entra nel circolo vizioso indotto dal pregiudizio?
Proviamo a riflettere sul fatto che le vittime, dopo esser cadute nelle trappole dei truffatori sono distrutte nei sentimenti e nell'autostima e avrebbero bisogno di aiuto e sostegno. E qual è la risposta che arriva in massima parte dall'esterno? La condanna: sei stato stolto, sei una ingenua, un credulone, te la sei cercata e, dunque, adesso che vuoi? L'ovvia reazione conseguente è la chiusura nel proprio dolore, l'omertà circa l'esperienza fatta e il trionfo dei malfattori che proseguono senza troppi fastidi il loro lucroso sporco lavoro.
Forse chi condanna con automatica faciloneria non ci pensa ma, condannando la vittima, esprime una silente simpatia nei confronti del delinquente che l'ha resa tale e si rende suo complice.
Forse provare simpatia nei confronti dei "furbastri" è un moto insito nell'animo umano, certo è una caratteristica spiccata nella società italiana, sempre pronta a guardare con occhio indulgente a cialtroni e lestofanti e a deriderne le malcapitate vittime.
Chissà quando avverrà il salto logico verso una concezione solidale di chi cade nella spirale delle truffe?. Quando si partirà dal presupposto fondamentale che, in quanto tale la vittima è sempre da tutelare e proteggere col sostegno della comunità umana che la circonda e il delinquente è sempre da condannare.
Quando ci potremo liberare dal burqa mentale che ci impone la società, costringendoci a vestire i panni degli stolti, incapaci di intendere in quanto "colpevoli vittime", o in alternativa quella delle vittime silenziose, omertose e complici dei carnefici?
Torino 25 ottobre 2015
Simona Manis Algisi e Jolanda Bonino
esperte nella LOTTA al Cybercrime Truffe sentimentali 

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