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20 aprile 2013

IO NON MI SENTO ITALIANO - di Sonny Delvecchio


738 voti. Ampiamente superato il quorum di 504 unità. Giorgio Napolitano è stato nominato per la seconda volta Presidente della Repubblica.

Storicamente si tratta di un inedito spaventoso: mai in 67 anni di storia repubblicana si era assistito a nulla di simile. Non si è riusciti a convergere su un altro nome che trainasse il Paese fuori da un momento drammatico. L'Italia del '78, sconvolta dalle bombe, dalle Br e dal caso Moro, fu capace di eleggere non senza difficoltà un certo Sandro Pertini, un partigiano che aiutasse il popolo italiano a resistere nel momento più buio della nostra democrazia. Al tempo la politica non era certo migliore dei giorni nostri, ma sapeva ancora essere vicina alla gente, nonostante il disamore sgomitasse già da tempo tra i cittadini.

Oggi, invece, assistiamo alla politica di palazzo (la p minuscola è la considerazione e il rispetto che esso merita da parte nostra), che si è tappata le orecchie dinanzi alle invocazioni che volevano che il Parlamento votasse per un uomo fuori dai partiti, che comunque aveva un passato politico di Sinistra, ma che non si era mai incatenato ad essa con oltranzismo ideologico: Stefano Rodotà.

Chissà per quanto tempo fantasticheremo su quello che sarebbe successo con Rodotà. Certo, forse non avremmo colonizzato Giove e Saturno e forse non avremmo imparato a comunicare telepaticamente, ma forse ci sarebbe stato quel passo da parte della politica verso i cittadini, un passo che andasse oltre la mera campagna elettorale. E invece quel passo non è stato fatto, anzi: il Pd ha perfino optato per il definitivo harakiri, che consegna alla Storia Italiana questo partito come il più inutile e inconcludente di tutti i tempi. Staccato dalla base, diviso al suo interno, manco fosse la vecchia Dc o il vecchio Psi, con un segretario imbarazzante sotto molti aspetti, con il carisma di un cestino dell'immondizia. Il Pd, in poco meno di due mesi, ha stroncato sul nascere qualsiasi speranza per la Sinistra di governare, cadendo rovinosamente e affossando la Sinistra stessa, per la quale la diagnosi è la seguente: per i prossimi 10 anni all'opposizione (forse perfino fuori dal Parlamento).

Grillo e M5S hanno dimostrato coerenza e si sono schierati a fianco dei loro elettori che chiedevano un cambiamento. Le modalità qualunquiste di proporsi alla piazza sono andate sempre più assottigliandosi, perché l'elettore si ritrova sempre più nelle spiegazioni urlate di Grillo che nelle metafore di Bersani; vede Grillo in mezzo alla gente e Bersani&co lontani anni luce; vede le idee chiare di M5S e la confusione degradante del Pd. E a quel punto anche l'elettore di sinistra più accanito, convinto, innamorato delle sue idee, disposto a difenderle coi denti, si arrende all'evidenza che una Sinistra così non merita di essere votata.

Perciò un bell'applauso al Partito Democratico a cui vanno i più sentiti ringraziamenti da parte degli elettori di Sinistra e da parte di Berlusconi, che assiste con un ghigno maligno all'autodistruzione di una creatura che non merita di sopravvivere e che si spera possa dissolversi nel nulla al più presto, portando con sé quel nauseabondo olezzo che solo una carogna può emanare.

Seppelliamolo insieme. Non versiamoci neppure una lacrima. Voltiamoci e creiamo un Sinistra ex novo. Il tempo non ci mancherà. Ci vuole solo il buon senso di cancellare questi 20 anni.

Infine una parola al “nuovo” Presidente:

Caro Presidente, La rispetto in quanto Capo dello Stato e la riconosco come Presidente di tutti gli italiani. Sono io che non mi sento italiano... mi scusi Presidente, ma oggi proprio non mi sento italiano. E non so quando mi sentirò nuovamente tale... In bocca al lupo, Presidente”.


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