Liquida
L'ELOQUIO DI VENDOLA INFIAMMA SENAGO - di Sonny Delvecchio | lemanineicapelli | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

 
lemanineicapelli 
QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Voglio Scendere
Studi e Proiezioni
Palestina Libera!
Orizzonti Nuovi
Cinema
Cinema
I Governi Italiani
Massimo Donadi
Blog di Beppe Grillo
L'Espresso
La Repubblica
Paul Ginsborg
2più2uguale5
Libero Fischio
Dagospia
Disinformazione
Informazio Corretta
Bluewitch
  cerca


 

diario | La Panchina Della Domenica | Domandare è Lecito | Cultura e dintorni | Pensieri Disagiati | Società in versi | Il Grande Cinema | Foreign Affairs | La Voce del Popolo | L'Angolo degli Esclusi | Dove osano le Mafie | Lettere dall'Italia | Scrittori senza gloria |
 
Diario
1visite.

15 aprile 2012

L'ELOQUIO DI VENDOLA INFIAMMA SENAGO - di Sonny Delvecchio


Sabato 14 aprile Senago e la coalizione della Sinistra hanno ospitato per un'oretta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Nemmeno il tempo di arrivare, stringere qualche mano, sfoggiare qualche sorriso, augurare buon appetito ai presenti (che s'ingozzavano di risotto e salamelle) e rilasciare una breve intervista, che Lucio Fois, l'aspirante sindaco di SeL, vincitore delle primarie, gli ha piazzato in mano il microfono, dandolo in pasto alla platea.

Il fine oratore giunto dalle Puglie non si è fatto pregare, esordendo forse nella maniera più inattesa: dando precise e dettagliate delucidazione riguardo i tre avvisi di garanzia che l'hanno raggiunto nella settimana dopo Pasqua. Gesto encomiabile, che rafforza (o mette al riparo) la credibilità di uno dei pochi politici brillanti di cui l'Italia si può compiacere, quella stessa Italia che inavvertitamente ha dato i natali al Trota, a cui Vendola è stato stupidamente accostato da qualche strabico “giornalista”, totalmente ignaro delle differenze macroscopiche tra due pesci ben diversi tra loro. Il Trota, dopo un'infima carriera scolastica scandita da bocciature plurime, è stato piazzato in Regione Lombardia a fabbricare aeroplanini di carta da lanciare a Formigoni, adeguandosi al malcostume della politica vista, vissuta e sfruttata come un bancomat; Vendola invece si è distinto anche grazie ad una carriera scolastica impeccabile, in concomitanza al lavoro e ad una vita politica (40 anni) in cui si è battuto per idee e ideali. Il Cicerone barese ha inoltre spiegato come le accuse di peculato e concorso in abuso d'ufficio siano frutto di strane interpretazioni del suo operato come presidente della Puglia e delle accuse della cosiddetta Lady Asl, rimossa dal suo incarico proprio da Vendola, interpretazioni che lo stesso Vendola intende correggere quanto prima, mettendosi a completa disposizione della magistratura, per cui nutre un rispetto incondizionato, «perché il rispetto per la magistratura ci deve contraddistinguere. Deve essere il nostro stile». [Il rispetto come stile, uno slogan elettorale bello e pronto per le prossime elezioni politiche? Chissà...]

Finito il preambolo sulle disgrazie giudiziarie capitategli tra capo e collo, Vendola si è rivolto direttamente a Fois, augurandogli non solo di vincere contro una destra nel caos più totale, ma anche di vincere bene: diffondendo le idee per una Senago diversa, idee di recupero degli spazi verdi, il consumo zero del territorio, il potenziamento dei servizi alla persona come il trasporto pubblico e i servizi sociali, l'investimento sul futuro dei giovani, con una particolare attenzione ai bambini, alla loro educazione e alla loro istruzione e a quegli spazi che dovrebbero spettar loro di diritto, spazi ormai annegati dal cemento e strangolati dal traffico.

La platea ha ascoltato attentamente il discorso di Vendola, riservandogli un'abbondante dose di applausi, applausi pieni di speranza nelle idee di Lucio Fois e di Vendola, speranze che vorranno trasformarsi in realtà se la Sinistra e Fois vinceranno le amministrative del 6-7 maggio.

Alla fine dell'orazione del “barese brizzolato”, che pare abbia ingoiato un dizionario, i presenti si sono ritrovati in testa le sue parole che continuavano a ronzare, parole che portano ad un'unica conclusione: per cambiare servono le idee, quelle idee che devono essere le colonne portanti di una nuova cultura italiana, che debelli finalmente il fetido germe dell'ignoranza, sotto tutte le sue spoglie.



sfoglia
marzo        giugno