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13 dicembre 2011

" La perfida Albione ?"

Il Regno Unito si trova a un bivio: scegliere se perseguire una politica “atlantista”, tutta rivolta oltreoceano, oppure rivolgere lo sguardo e il suo futuro al vecchio continente in un’ ottica più “ europeista “.

Quello che è accaduto a Bruxelles pochi giorni fa e che ha portato a un Trattato per certi versi “ mutilato“ reca in sé un retaggio di quasi 60 anni di profondi rapporti politici tra il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. La decisione di David Cameron non è, infatti, un avvenimento isolato o eccezionale. Il Regno Unito, pur trovandosi in Europa e pur avendo siglato numerosi accordi di vario tipo, è sempre stato il meno “ europeista ” tra gli stati europei. Quest’atteggiamento va ricercato nella più ovvia delle ragioni: la Gran Bretagna è un’isola e, volente o nolente, il mare svolge certamente un ruolo di “ collante ” ma è anche, e soprattutto, un concreto e tangibile strumento di confine. La vocazione isolazionista nei confronti del vecchio continente non è certo una novità per il Regno Unito che ha sempre preferito concentrarsi su se stesso e sui propri domini piuttosto che sulle vicende continentali. Tuttavia i Britannici non hanno mai amato l’affermarsi in Europa di un’unica grande potenza continentale tanto che, e la storia lo dimostra, i reggimenti di Sua Maestà scesero sempre in guerra a fianco degli stati più deboli contro qualunque potenza egemone che avesse mire espansionistiche in Europa. Un rapporto ambiguo  con i propri dirimpettai continentali, giocato su un delicato bilancino d’interessi e disinteressi,  che portava il Regno Unito a “ trascurare “ le vicende oltre Manica almeno fino a quando non era messa a rischio la propria stessa esistenza. Sostanzialmente Sua Maestà ha sempre temuto un continente forte, unificato e con mire espansionistiche. Tuttavia questa analisi è più storica che attuale. Se vogliamo ipotizzare le motivazioni del “ no “ di Cameron alla sigla del Trattato bisogna analizzare anche i rapporti politici della Gran Bretagna con gli Stati Uniti d’America. Il Regno Unito dopo la crisi di Suez fu chiamato a fare una scelta: o perseguire un’indipendente politica estera come i vicini francesi, sottesa al mantenimento del  proprio sistema di colonie, nel tentativo di ritagliarsi un ruolo importante nello scacchiere mondiale a dispetto del disegno di decolonizzazione avviato da Urss e Usa o, altrimenti, saltare sul carro del vincitore (gli Usa in questo caso) promettendo eterna fedeltà e con la possibilità di poter influenzare cautamente  il gigante americano al fine di rallentare  il più possibile il disgregamento del proprio impero coloniale. Nonostante le numerose affinità sociali, politiche e culturali che contribuirono sicuramente a solidificare il rapporto tra i due attori statali, il doppio filo che lega Stati Uniti e Gran Bretagna non sarebbe solo riscontrabile nella comune e stretta cooperazione tra servizi segreti, nella comune cultura, nella medesima lingua e nella simbiosi tra le due burocrazie. Il Regno Unito ha svolto il ruolo di agente disturbatore degli americani in Europa. L’ultimo summit a Bruxelles ne è stata la dimostrazione. L’atteggiamento ostentato sin dai primi passi della moderna Ue sono segni abbastanza eloquenti di un’ambigua Gran Bretagna che viaggia a due velocità: Albione che dà la scintilla e Albione che sul più bello fa spegnere la fiamma. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte: una nazione civettuola dall’indiscussa abilità politica. Non è infatti difficile poter asserire che  il Regno Unito ha svolto un ruolo di potenza frenante durante i più importanti processi  di sviluppo dell’Unione: con il bene placito degli Stati Uniti ai quali, tutto sommato, non andava molto a genio un’eccessiva unificazione europea. Non sarebbe azzardato, infatti, ipotizzare che la scelta di mantenere la sterlina sia stata una decisione valutata in maniera più politica che non propriamente economica o finanziaria: al pari dell’unificazione il gigante americano non ha mai del tutto gradito la moneta unica europea e questo Londra lo sapeva molto bene quando prese questa decisione.
Ora che però gli USA stanno progressivamente disinvestendo nella difesa dell’Europa e le agenzie di rating, quasi tutte americane, minacciano tagli sull’affidabilità delle banche del vecchio continente mettendo in dubbio la tenuta dell’Euro, l’atteggiamento di David Cameron e di una parte dell’opinione pubblica britannica pare davvero anacronistica. Il Regno Unito deve capire che i tempi sono maturi per avviare un'inversione di tendenza riguardo la propria azione politica  nei confronti dell’Ue. In fondo Albione non è perfida: è soltanto una vecchia signora che considera il divorzio un atto non onorevole.
 
J. FORREST




permalink | inviato da J.Forrest il 13/12/2011 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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