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9 ottobre 2011

SCUOLA NUOVA, ITALIA NUOVA - di Sonny Delvecchio


Le manifestazioni di piazza, svoltesi in tutta Italia, che hanno coinvolto studenti e insegnanti, incarnano la crescente domanda di investimenti nella scuola. L'istruzione nel nostro paese, specie quella pubblica, è il settore più trascurato da questo governo, che non lo ritiene né redditizio né un bene primario.

Anche nel resto d'Europa soffia forte il vento della “protesta scolastica”, ma non solo: in Cile, nel mese di agosto, gli studenti sono scesi in piazza a manifestare apertamente il loro dissenso nei confronti di un governo che, a loro dire, non impiega abbastanza risorse nella scuola e che addossa tutto il costo dell'istruzione a coloro che vogliono usufruirne. E pensare che si tratta dello stesso governo che sta gestendo egregiamente il proprio paese.

Considerato il fatto che in tutte le nazioni, in cui si è manifestato questo malessere, gli investimenti nella scuola sono enormemente più cospicui rispetto ai nostri, ci si potrebbe chiedere cosa avrebbero fatto questi manifestanti internazionali nei panni degli studenti italiani. Ci si domanda inoltre cosa avrebbero fatto gli insegnanti spagnoli se avessero percepito lo stesso (misero) stipendio dei colleghi italiani, per la maggior parte precari.

Inoltre, ci si potrebbe domandare quanto avrebbero aspettato a scendere in piazza i nostri omologhi stranieri, se avessero dovuto frequentare scuole fatiscenti e semi diroccate, com'è buona parte degli istituti pubblici, lasciati alla mercé dello sfascio indiscriminato.

Le proteste degli “Indignati” sono più che legittime, anche se non produrranno alcun esito: il governo farà spallucce e farà finta di nulla, come ha sempre fatto, tra propaganda e immobilismo. Le piazze sono imbrigliate dalle tv: basta poco per stravolgere oppure eclissare un evento di protesta, lasciando all'oscuro l'opinione pubblica, ormai ebbra di un'informazione filtrata, nella quale la richiesta di attenzione e finanziamenti è messa sullo stesso piano del caso Meredith.

La piazza non basta più. Per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica bisogna sfruttare al massimo i mezzi d'informazione. Visto che le tv sono saldamente in mano del capo del governo, il web e i social network sono la via per arrivare al cuore della gente. Ma anche questo non basta... Serve coesione e unità d'intenti. Servono assemblee popolari, che indichino necessità e linee guida del movimento, che coinvolgano non solo gli “addetti ai lavori”, ma soprattutto i cittadini. Serve riunire le menti migliori a tutti i livelli per produrre un disegno di legge da presentare in Parlamento, per riformare la scuola dal basso, perché soprattutto in basso si conoscono le vere priorità.

Che impatto avrebbe una tale organizzazione sulla gente? Riuscire a trasmette la concreta volontà di cambiare il paese, unita a un'organizzazione ben strutturata e a una costante divulgazione di massa, è la chiave del cambiamento.


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