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16 giugno 2011

QUAL E' IL PROBLEMA SIGNOR MINISTRO? LA RETE O I PRECARI? - di Lucia Delgrosso




La faccenda è andata pressappoco così, c'è un video che lo testimonia. Si sta svolgendo un convegno sull'innovazione e Brunetta interviene: e l'innovazione qui e l'innovazione là e l'innovazione sù e l'innovazione giù. Una signora chiede di intervenire e viene invitata a salire sul palco. Fin qui tutto bene, tranne l'altezza della signora non in linea con gli standard ministeriali. Invitata a qualificarsi la signora dichiara la sua appartenenza alla Rete dei precari. A questo punto non ci si capisce più niente: il ministro se ne scappa strillando "Siete l'Italia peggiore", straccia uno striscione e per poco non investe con l'auto blu un precario che vorrebbe informarlo che la pubblica amministrazione è piena di precari e perciò varrebbe la pena di ascoltarli qualche volta. Ed è un peccato che l'Italia migliore se ne sia scappata urlando, se fosse rimasta avrebbe assistito (e qui il video diventa "Oggi le comiche") allo scambio di battute tra un precario e la signorina responsabile della logistica del convegno. Il precario: "Ma lei lo sa quanti sono i precari nella pubblica amministrazione?" La signorina responsabile della logistica fa una di quelle facce indefinibili, se avete presente, di quelle da corto circuito neuronale e poi sbotta: "E io secondo te cosa sono?". Ma l'Italia migliore era già andata via e si è persa questo gran pezzo di teatro dell'assurdo, questa scena in cui si mischiano i copioni e l'Italia migliore fa pure la parte dell'Italia peggiore e l'Italia peggiore ruba le battute all'Italia migliore, anzi in questo caso ha fatto pure la regia, ha curato la logistica e di sicuro si è occupata pure della promozione, degli inviti, dell'allestimento della sala e di tutto il resto. Come sempre, del resto, in questa farsa surreale del mercato del lavoro italiano in cui la parte peggiore è il nerbo di tutta la rappresentazione, non si va in scena senza questa feccia, bisognerebbe dirlo al capocomico, si risparmierebbe qualche uscita penosa e una salva di fischi. Grandiosa quest'Italia migliore che si serve ogni volta che si deve spostare una matita dell'Italia peggiore, ma se ne scappa appena i peggiori da monadi solitarie si fanno soggetto collettivo. Dica la verità, signor ministro dell'Italia migliore, qual è la parola che l'ha fatta scattare in quella frase che la signora non ha avuto nemmeno il tempo di pronunciare tutta? Precari? O rete? È rete che l'ha mandata in paranoia, vero? È questa mania che ha preso la gente di cercarsi, fare causa comune, superare la solitudine del proprio destino? Credeva fosse facile, signor ministro dell'Italia migliore, tenere buoni i precari, no? Sono dispersi, frammentati in mille tipologie di contratti, senza luoghi fisici di aggregazione come erano le grandi fabbriche per gli operai, credeva, signor Ministro dell'Italia migliore, non è così? Capisco la sua crisi isterica, deve essere un incubo per lei scoprire che il web supera le distanze fisiche e riunisce in un'assemblea virtuale tutti quelli che hanno voglia di provarci a rompere l'isolamento, a solidarizzare, organizzarsi. Ma se ne deve fare una ragione, lo dica anche all'onorevole Stracquadanio, quest'Italia peggiore che non fa un cazzo (sintesi delle vostre profonde analisi) ha ritrovato speranza e fiducia, non ci se la può fare a fermarla, diventerà peggiorissima.


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