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29 maggio 2011

VOTA ARANCIONE - di Lucia Delgrosso

Durante il concerto per Pisapia è comparso in cielo l'arcobaleno. Anzi ne sono apparsi due, il cielo si è voluto sprecare. Tutta quell'esplosione di colori per spazzare via la pioggia. E i Milanesi con il naso in sù a vedere quel miracolo inutile e bellissimo. Perché la natura non è micragnosa e avara come noi che passiamo il tempo a districare l'utile dall'inutile: la natura se ne frega ed è capace di apparecchiarti uno spettacolo di cielo solo per dare la scusa a due fessi qualunque di pomiciare sotto le stelle. E i Milanesi che un sogno già ce l'avevano hanno incominciato a sognare più forte sotto quel cielo variopinto, e con loro gli Italiani. Io il mio bel sogno arancione l'avevo già iniziato a sognare quando Vecchioni due settimane fa ha fatto cantare i Milanesi per i Napoletani. E io che non vado mai a vedere i film d'amore perché mi scappa da ridere mentre gli altri tirano fuori i fazzoletti ho tirato sù con il naso davanti a quell'Italia pacificata che oramai credevo irrimediabilmente razzista. I Milanesi cantavano con il cuore "O surdato 'nnammurato" e io pensavo "Ma tutta questa gente meravigliosa dove stava prima? Dove stava quando Gentilini, Borghezio, Salvini, ecc. ecc. mi stavano facendo vergognare di essere italiana?" Ma in ogni caso, ovunque stesse prima, è stato grandioso vedere riempire quella piazza, uno di quei momenti che daresti volentieri in cambio dieci anni di vita. E ti viene pure compassione a pensare a quelli con le corna, con le ampolle e i deliri di secessione: "Peccato, non sapete che vi perdete ad essere razzisti!" E' stato in quel momento magico che l'Italia non mi è parsa più stracciata in mille egoismi e particolarismi, ogni pezzo di territorio e di società a rincorrere il suo interesse, e la moltitudine a combattere astiosa e rancorosa la sua guerra dei poveri: ognuno a cercare il nemico nel vicino, quello che ti frega il lavoro o il parcheggio, il posto in società o nella fila al supermercato, non importa, qualunque cosa sia, non me la faccio fregare. Mi è sembrata all'improvviso un'altra Italia, quella piazza capace di emozionarsi e di emozionare così, di gente che non vuole più sapere di vivere tra nemici, che non vuole più aggredire nè avere paura di essere aggredita. Gente che ne ha le scatole piene (si dice anche in un altro modo, ma questa è gente che non ce la fa più neanche della volgarità) di uscire la mattina e vedere tutto grigio anche se c'è il sole e allora ha scelto l'arancione, che è un colore un po' così, è caldo, ma non fa paura e illumina anche quando piove. Ho iniziato a sognare allora, in quel preciso istante in cui Vecchioni ha iniziato a cantare per i Napoletani e i Milanesi con lui, il momento più bello dello spettacolo non se lo sono riservati a loro, hanno deciso che il momento più bello lo dovevano regalare ad un'altra città e così ne hanno fatto un capolavoro. Oggi voto anch'io a Francavilla il candidato sindaco del centrosinistra sapendo che anch'io sto votando arancione. Perché in tutta Italia stiamo sognando lo stesso sogno: lavoro, democrazia, solidarietà, una giustizia uguale per tutti e dignità delle donne. E comunque andrà a finire noi questo sogno abbiamo ripreso a sognarlo.




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