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24 marzo 2011

PUNTI D'ANALISI SULLA LIBIA






Di seguito ho cercato di delineare, per quanto possiblie, la situazione in Libia.

FATTORI MILITARI E FORZE IN CAMPO

La Libia è divisa in due fazioni in questo momento. Vi sono quelli che vengono definiti "pro-Ghaddafi" e quelli che invece passano sotto il nome di "ribelli anti- regime". La peculiarità sui cui molti fanno confusione risiede nel fatto che non c'è un esercito regolare. Le forze armate Libiche si sono divise, scisse o, forse, sarebbe meglio dire ammutinate. C'è chi ha deciso di rimanere fedele al Rais e chi, invece, di passare dalla parte dei rivoltosi. In ogni caso le caserme sono state aperte dai defezionisti "anti- regime" dell'esercito che hanno fornito ai ribelli armi e munizioni. Molti, purtroppo, hanno commesso l'errore di pensare " come è possibile che i civili siano così armati?", lasciando adito alle peggio interpretazioni complottiste che, oramai da tempo con l'avvicinarsi del fatidico 2012, sembrano imperversare le menti d'ogni uomo. Si è sentito parlare di rivolte guidate da Francia e, oramai sembra anche scontato dirlo, degli Stati Uniti d'America. E' necessario in questo caso fare un poco di chiarezza. Le armi sono tutte, ma proprio tutte, di fattura sovietica. Il listino comprende vecchie conoscenze che gli esperti di questioni militari riconoscono a vista: fucili semiautomatici Kalashnikov Ak 47, lanciagranate RPG, contraerea russa su ruota degli anni '60 e '70, tank Sovietici e Mig e Sukoi, sempre di importazione russa. Ebbene questi sono gli armamenti dell'esercito libico che nulla hanno dell'importazione occidentale. L'unico armamento di provenienza Europea è un vecchio semovente nostrano (di cui, francamente, non ricordo il nome)

I MOTIVI DELLA RIVOLTA
La rivolta è scoppiata per due motivi. Il primo è la disuguaglianza nella distribuzione del reddito che il colonnello non ha mai voluto attuare. Non fu mai avviata una redistribuzione della ricchezza, comportando un accrescimento costante della povertà su gran parte della popolazione. I giovani soprattutto hanno poche speranze di lavoro e, infatti, nelle compagnie petrolifere  (ricordando che il petrolio è la prima fonte di ricchezza libica) vengono impiegati operai tunisini, del Bangladesh ed egiziani, più facili da sfruttare e pagati poco rispetto a quanto prenderebbe un cittadino della Libia. A questo si è aggiunta, e qui arriviamo al secondo motivo, la rivolta generale che è infiammata nel Maghreb e che ha dato la spinta alle insurrezioni. Non solo. A questo si aggiunge una notizia dell'ultima ora secondo cui, un colonnello Ghaddafiano "doppiogiochista", ha informato un pò di tempo prima il presidente Sarkozy della preparazione della rivoluzione. Ciò però, attenzione, non deve far pensare a una ingerenza francese ma, piuttosto, a un cavalcare il clima rovente del Nord Africa in rivolta e dare il via allo sfogo di una tensione che già da tempo era diventata insopprimibile.

SIAMO IN UNA GUERRA CIVILE?
Difficile dirlo. La Libia è costituita da tante tribù, nemica l'una dell'altra. Tuttavia, adesso, sembrerebbe azzardato parlare di guerra civile. Mi scuso con chi, nei commenti, ha trovato questo termine in una mia risposta. Diciamo che vediamo sventolare due bandiere ma chi combatte per Ghaddafi sono pochi fedeli e molti mercenari. Il Colonnello probabilmente sta spingendo in questo senso per aumentare l'intensità degli scontri. Il problema potrebbe sorgere dopo; una galassia di tribù può effettivamente essere un fattore destabilizzante per la stabilità. Per ora il problema non si pone e, forse, potrebbe anche non porsi in futuro. La Libia, per il suo greggio, ha l'obbligo da autoimporsi di rimanere stabile.

MA LA NO- FLY ZONE E' STATA UNA MOSSA GIUSTA?
Personalmente sono d'accordo. Ma doveva essere più tempestiva. Nonostante il consistente numero di mezzi blindati e sistemi radar e missilistici distrutti, le forze di Ghaddafi si sono riorganizzate nelle città vicine a Tripoli, diventando milizie urbane. Risultato: sono mischiati ai civili. Ora il comando potrebbe passare alla NATO* che può vantare una rodata catena di comando e una buona capacità di coordinamento. Lo scopo, come da risoluzione, è proteggere i civili ed eliminare le forze ostili. Servirà del tempo e attacchi chirurgici per permettere ai ribelli di poter avanzare senza incontrare ulteriore resistenza. Una volta in Tripolitania sarà una battaglia quartiere a quartiere a meno che il Rais non sia morto o le sue forze stremate. Inoltre serviranno caccia per abbattere eventuali rifornimenti di mercenari sub- saharaiani che potrebbero giungere via aria.
*Mi è stato fatto giustamente notare che ancora non si è raggiunto un accordo. Ringrazio Fede (fedelissimo lettore) per la segnalazione!

SI DIRA' "ERA MEGLIO QUANDO C'ERA LUI?

No, non credo. Il dittatore libico, qualora sopravvivesse, ce la farebbe pagare cara. Ci potremmo infatti dimenticare il petrolio oppure sopportare l'aumento del suo prezzo al barile a seconda dell'umore di Muammar. Con la vittoria dei ribelli, invece, dovrebbero rientrare ingenti guadagni in termini di greggio. Dico "dovrebbero" perchè il rischio sarà dopo la caduta del comune nemico, quando per cercare la stabilizzazione, le varie tribù si lasceranno andare a probabili contrasti e violente frizioni.

J.Forrest




permalink | inviato da J.Forrest il 24/3/2011 alle 2:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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