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13 marzo 2011

Lo "spettro" del testamento biologico


"Uno spettro si aggira per l’Europa.” E non è quello spettro del comunismo di Marx e di Engels. Oggi questo spettro è il relativismo: l’opposizione ad un’etica dominate considerata portatrice di verità infallibili ed assolute. Quest’etica dominante oggi ha il “potere” e l’influenza tali da condizionare ogni aspetto sociale (e non solo) dell’attività umana.  Nelle attuali tematiche il rapporto laicità- stato costituzionale non è privo d’insidie giuridiche, dottrinarie, morali ed etiche. Ed oggi, nel 2011, ci troviamo ancora nella situazione di dover rivendicare la libertà di poter scegliere della Nostra Persona, come se la Nostra Persona appartenesse ad altri oltre Noi. Nello specifico, il testamento biologico (living will, letteralmente testamento di vita) è una dichiarazione formale ed ufficiale ad opera di un singolo (o in presenza di testimoni o del notaio) nella quale vengono rese  le condizioni entro le quali la persona verrà trattata nel caso fosse impossibilitata a decidere della propria vita. Si tratta della manifestazione della volontà individuale e personale, legittima. In particolare, in seguito agli sviluppi del caso Englaro, è impossibile negare quanto la discussione sul testamento biologico abbia assunto in Italia una piega politicamente illiberale. Tanto più che Santa Romana Chiesa Cattolica ha contrassegnato il dibattito di fatto recintandolo alle sue volontà, “alleggerendone” la portata legislativa finanche negando il diritto all’autodeterminazione. La tematica inerente alle istanze del fine vita porta con sé molti aspetti complessi e delicati della bioetica. Di fronte alle nuove possibilità di intervento sulla vita (procreazione assistita, trapianto di organi, tecniche di alimentazione artificiale ecc.) si avverte la necessità di stabilire delle regole di condotta, anche di tipo giuridico e non solo morali, etiche, religiose. Rispetto a molti paesi del Nord Europa come la Danimarca, il Belgio, la Germania, l’Italia “vanta” un silenzio legislativo altamente percepibile riguardo al testamento biologico. Nel 2001 il nostro Paese ha ratificato la convenzione di Oviedo del 1997 che stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la propria volontà saranno tenuti in considerazione». Secondo il Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, «i desideri espressi per iscritto dal paziente devono essere tenuti in considerazione dal medico anche se non ha un obbligo assoluto di rispettarli. In tal caso però il sanitario deve giustificare con un atto formale perché ha disatteso quelle richieste». Di tentativi di legiferare poi, ce ne sono stati. Ad esempio, è del 10/2/1999 la proposta di legge da parte di alcuni deputati dell’Ulivo, concernente Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. Nella XIV legislatura furono presentati diversi progetti di legge, cui si aggiunsero quelli della XV, quando si cominciò a discutere di testamento biologico presso la commissione Igiene e Sanità del Senato. L'accordo, seppur limitato, è stato poi raggiunto su un testo,  il cosiddetto "ddl Calabrò”, sottoposto successivamente ad oltre duemila emendamenti ed ancora a tutt’oggi in attesa di essere discusso dall’assemblea di Montecitorio. Quest’ultimo non è stato esente da critiche e sollevazioni in quanto non garantisce la piena e completa libertà di scelta.  Ad esempio, idratazione ed alimentazione forzata, si legge nel testo del ddl,  non sono interventi sanitari ma "forme di sostegno vitale" che non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.  Ancora, il testo preparato dal sen. Calabrò prevede il totale rifiuto di forme eutanasiche sia attive che passive (art.2 comma 1) e definisce l'attività medica "esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute" e non può in alcun caso "essere orientata al prodursi o al consentirsi la morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente". Anche la Chiesa Valdese si è opposta al ddl, affermando che “Nessuno può frapporsi tra la nostra coscienza e Dio, nessuno può mediare, nessuno ci può togliere il bene prezioso della coscienza individuale e la libertà di decidere e anche eventualmente di sbagliare. Una legge come quella proposta dal ddl Calabrò, che vorrebbe ridurre le persone a minori sotto tutela, è una legge che non rispetta la Costituzione e, ne sono profondamente convinta, nemmeno la libertà dei figli di Dio.” Diverse sono le associazioni che hanno elaborato un proprio modello di testamento biologico, nonostante questo non abbia ancora assunto valore legale: la Biocard, ad esempio, promossa dalla Consulta di Bioetica ed il modello di testamento biologico diffuso dall’associazione Libera Uscita ed il modulo dell’Associazione Veronesi. A Roma, il Municipio X ha istituito nell'aprile 2009 uno sportello incaricato di ricevere i testamenti biologici redatti dai cittadini romani.  In seguito, diversi comuni hanno deciso di istituire registri analoghi, ad esempio Arezzo, Bologna, Casoria (NA), Empoli (FI), Fiorano (MO), Firenze,  Modena, Rimini, Senigallia (AN) anche se non tutti operativi. E’ utile e necessario infine ricordare che all’art. 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il testamento biologico costituisce l’affermazione della propria scelta e si pone come una sorta di “alleanza terapeutica” nel rapporto tra medico e paziente. E’ segno di civiltà e di rispetto della Persona. L’Italia, in questo senso, deve spianare la strada ad un progresso etico-culturale che conservi inviolabile la Persona nelle sua capacità e nel suo diritto di determinarsi e di disporre della propria Vita e del proprio progetto di Vita, in ogni prevedibile e possibile situazione. 

In fondo, chi altro può scegliere della propria vita se non ciascuno di noi nella sua libera individualità e coscienza?

 

Valentina Tomaselli



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permalink | inviato da valtomaselli il 13/3/2011 alle 20:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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