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2 marzo 2011

RIFLESSIONI SULLA LIBIA




Il Maghreb si è infiammato all’improvviso. Nessuno l’aveva previsto. Però si sa, è difficile, oggi come oggi, poter effettuare delle panoramiche quantomeno affidabili delle degenerazioni geopolitiche dato l’alto numero di attori statuali e non statuali coinvolti nell’arena internazionale. Ovviamente,ad una più attenta ed accurata analisi, potremmo affermare che un cambiamento ci si aspettava potesse arrivare tra una ventina o trentina d’anni e non, invece, in modalità così repentina ed imprevedibile. Sappiamo però anche che la violenza è un acceleratore di eventi e che quindi, come tale, travolge il passato soppiantandolo in maniera non indolore.

In Libia abbiamo una situazione così strutturata: un dittatore, a capo di un clan- famiglia, si è ridotto nei panni di un Hitler stile “ultima battaglia a Berlino”. Arroccato nel suo bunker, isolato dal mondo intero (meno che dal simpatico F.F. che nei primi giorni di rivolta non si è voluto smentire) sbraita annunci di resistenza e, nel frattempo, ordina di massacrare i suoi concittadini. Un leader, insomma.Odiato dal popolo. Poverino ( vorrei sottolineare l'ironia). Eppure l'astuto Ghaddafi nel corso degli anni ha saputo tessere rapporti molto stretti tra la Libia e i paesi dell’Africa sud sahariana forse conscio delle future conseguenze della sua politica totalitaria; tant’è che non sarebbe da stupirsi se i mercenari provenienti da Ciad, Sudan, Niger e Benin siano stati incoraggiati a partire dai loro rispettivi governi in virtù dei favori ricevuti dall'esportatore del termine bunga- bunga. ( Notizie comunque riferiscono del coinvolgimento di sei mercenari nostrani).

Franco Frattini, amico degli esponenti meno stimabili di alcuni Paesi del mondo, ha quasi sofferto nel condannare gli immani massacri: in fondo mica si può sputtanare uno al quale il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana ha baciato la mano. Tant’è che il ministro degli esteri ha esposto più volte il problema relativo alla caduta del rais. “Caduto Ghaddafi si rischia l’Islam” e poi “ Concederemo le basi aeree solo se vi sarà un mandato ONU” e poi rincara la dose a un giornale tedesco “ Sono favorevole a un secondo governo Ghaddafi rivisto”. Un comportamento assolutamente penoso e sicuramente poco Europeo. E’ vero che noi italiani abbiamo interessi consistenti per quanto riguarda gli approvvigionamenti di petrolio e che la Libia fornisce una buona isola di lavoro per molti nostri connazionali ma, d’altro canto, è anche vero che un Paese serio è per definizione un diversificazionista strategico. Una polity, in poche parole, deve sapere attingere risorse da più fonti e non da un solo distributore. Ma non è facile farlo capire al governo del fare che di propaganda e baggianate ne dice e ne fa tante ma poi, a livello di competenza, è davvero a livelli di scuola elementare.

A giorni potrebbe partire una sorta di intervento umanitario/militare. Sono tre le ipotesi che si potrebbero adottare: la prima è l’allestimento di una no fly zone, al fine di evitare raid aerei dei fedelissimi di Ghaddafi contro i cittadini libici che protestano per Tripoli. Lo scopo sarebbe quello di interdire lo spazio aereo sovrastante abbattendo qualsiasi velivolo ostile (compresi mezzi che trasportano i mastini della guerra). La seconda è invece una no sail zone che servirebbe per impedire cannoneggiamenti ostili verso Tobruk e Bengasi. Infine, ultima ipotesi, ma difficilmente praticabile, è inviare forze speciali aldilà del deserto libico con lo scopo di annientare qualsiasi mezzo che trasporti rifornimenti d’armi, d’uomini e di mezzi. Il rischio di questa ultima opzione sta nel fatto che, da quanto è parso di capire, i ribelli non vorrebbero alcuna interferenza straniera concreta di terra a livello militare.

Reputo personalmente possibile la prima e la seconda possibilità. Questa è una rivoluzione in cui gli Occidentali devono stare ad appoggiare da fuori e non direttamente. Vorrei concludere dicendo che il vento di rivolta nel Maghreb è iniziato grazie ai giovani, ragazzi come noi, che hanno superato l’ideologia religiosa e sono a noi affini nel modo di pensare. Grazie a Internet e a Facebook hanno scoperto che chi sta dall’altra parte della costa e del mondo è tale e uguale a loro con propri sogni e voglia di pace e prosperità nel reciproco rispetto. Vederli nelle piazze, aldilà delle violenze che hanno subito, è stato e deve essere motivo d’orgoglio per la nostra generazione, una generazione che nonostante le contraddizioni continua a stupirmi ogni giorno di più.

J.FORREST





permalink | inviato da J.Forrest il 2/3/2011 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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