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25 gennaio 2011

L'ITALIA: METÀ GIARDINO, METÀ GALERA



Anche se inizialmente restio, una sera decido di andare al cinema a vedere “Che bella giornata”,

assolutamente incuriosito da questo “ciclone Zalone”, abbattutosi sull’Italia con effetti così devastanti da superare addirittura in incassi (nei primi 5 giorni di programmazione 18,6 milioni di euro ) il record precedente del premio Oscar “ La vita è bella” di Roberto Benigni.

Beninteso: non che mi aspettassi chissà quale elaborato capolavoro, ma memore delle esilaranti prestazioni di Checco a Zelig, capace di inventarsi canzoni comiche da sbellicarsi dalle risate, volevo constatare di persona il suo impatto col grande schermo, nella speranza magari di incappare in un nuovo Verdone, un Albanese o in un neo Aldo, Giovanni o Giacomo.

Speranza vana : Zalone non è nessuno di questi ma ha uno stile tutto suo, lontano dall’abilità recitativa, ma sicuramente divertente ed effervescente.

Il film è una cagata stratosferica, trama esile e scontata, ma è sinceramente divertente.

Giocando tra luoghi comuni come le tradizioni meridionali, mostra senza peli sulla lingua la società italiana, guidata dall’ignoranza e da una possibilità di far carriera solo tramite raccomandazioni.

La famiglia Capobianco, di cui Checco è uno componenti, ne è la dimostrazione più calzante, perfettamente radicata nel sostrato dell’ Italia più grossolana e superficiale, dove basta una telefonata per superare o aggirare gli ostacoli.

Nel film Zalone s’innamora di Farah, ragazza magrebina che con il fratello intende vendicare l'uccisione dei suoi genitori facendo esplodere la Madunina. La bellissima giovane lo adesca, spacciandosi per una studentessa, alla quale Checco, senza mezzi termini, dice apertamente che studiare nel nostro paese “non serve a un cazzo”, poiché purtroppo, senza le spinte necessarie, è praticamente impossibile trovare un’occupazione o guadagnarsela con il sudore della fronte.

Che bella giornata” è un’Italia dove non esiste meritocrazia, dove un ignorante, imbranato e imbecille come Checco, tramite raccomandazioni, riesce ad arrivare a lavorare addirittura per il Papa; un’Italia dove la cultura crolla, esattamente come il trullo ereditato dall’attore pugliese nel film, dove il lavoro è considerato solo ed esclusivamente un”timbrare il cartellino” per fare soldi, riempirsi lo stomaco, comprare una macchina lussuosa e arrivare alla pensione.

Un esempio è la scena epica della cena tra i terroristi islamici e la famiglia di Checco, dove tra cozze tarantine, cene luculliane e spaghettate formato dirigibile, alla determinazione del folle/coriaceo ideale islamico si oppone il “tirare a campare” tipicamente italiano, senza idee, senza cultura, senza speranza.

Inoltre il film vive di alcune formidabili trovate umoristiche: straordinaria la scena in cui Checco prende” in prestito” la tela di Santa Teresa dal museo del Duomo per farla fotografare a Farah (facendo una foto alla tela e le altre alla Porche), riportandola al museo, pullulante di polizia, in piena agitazione a causa dell’inaspettato furto, per riattaccarla al muro con una sonora pacca.

Insomma il film di Zalone è umorismo, è una risata semplice, una parodia non sofisticata ne ricercata della realtà italiana, la nostra Italia definita all’estero come la patria di “Mafia, spaghetti e mandolino”. Un’Italia malata che quasi si compiace della sua ignoranza, dove tutti sanno e nessuno fa, dove tutti parlano ma nessuno dice, un’Italia che non si può fermare qua.

Viva Zalone, viva le cozze tarantine senza limone, viva le sane risate, viva l’Italia metà giardino e metà galera, viva l’Italia tutta intera.

Quando Saviano e Fazio polverizzarono il Grande fratello con un programma di altissimo valore culturale come” Vieni via con me”, era nata in me una speranza, una speranza di un cambiamento.

Pensavo, o forse speravo, che un impeto di orgoglio stesse nascendo piano piano nella consapevolezza e nella mentalità degli italiani; una piccola ribellione al processo di omologazione passivo messo in atto dalle nostre istituzioni. La realtà è il film di Checco Zalone: una divertente presa di coscienza della nostra triste situazione, non un nuovo amore, né un fuoco vivo, ma semplicemente una bella giornata.


Stewie Old Style


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