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9 gennaio 2011

Caso Battisti: ecco come siamo



C’era una volta la dignità. Tanto tempo fa. Un ricordo ormai lontano, sempre che questa presunta ed italica dignità ci fosse mai stata. Oggi l’Italia fa i conti con il suo fantomatico peso internazionale: un bellissimo zero che vale una tonnellata e che si abbatte come al solito sulle vittime che in questo Paese, mi si passi il pesante sarcasmo, sono sempre le sole e uniche a pagare per i danni altrui. Cesare Battisti, assassino e terrorista, scappato dall’Italia e rifugiatosi in Francia oggi si trova in Brasile. Con quel sorriso arrogante e un bel po’ di omicidi sulle spalle. Oggi l’Italia chiede l’estradizione, la urla a gran voce (e con giusta causa), fa sit-in sotto consolato e ambasciata Brasiliana. Risultato? No, Battisti non tornerà in Italia a scontare la pena.

Lo scandalo a livello politico non esiste, almeno è ridimensionato. Il Brasile sostanzialmente si comporta come una potenza in ascesa; vuole fare sentire tutto il peso della sua giovane affermazione sul panorama internazionale. Certo … se dall’altra parte dell’Atlantico ci fosse stato un colosso come la Germania, l’Inghilterra o la Francia c’è da essere sicuri che i toni e gli atteggiamenti da parte di Brasilia sarebbero stati molto meno forti; ma noi siamo l’Italia, il Paese della pattumiera nelle strade di Napoli, il Paese dei delitti irrisolti, dei grandi proclami e della giustizia che non funziona. Noi siamo l’Italia del gossip, degli scandali sessuali e, al contempo, del libidinoso piacere di vedere ragazzine asservite al potere che per entrare nel mondo dei loro sogni, lo spettacolo, si dimostrano perfette e diligentissime studentesse del sistema. Quale rispetto, dunque? Avreste voi rispetto delle pretese del dittatore dello stato libero di Bananas ? Il training di affermazione di potenza si serve di piccoli pretesti verso soggetti che sono, di per sé, facilmente affrontabili. Scordatevi le grandi pretese di riconoscimento internazionale di cui il nostro governo continua a servirsi per mascherare un ruolo italiano minimo e misero nel sistema che conta. Siamo l’Italia degli “ 0 “, il Paese che non ha soldi per le Forze dell’Ordine, il Paese che non riesce a proteggere la sua comunità e che per farlo deve schierare, in una misera dimostrazione di forza, l’esercito. Siamo lo Stivale che calpesta istruzione e ricerca, cioè il futuro. Siamo il Paese che con il suo sistema parentale delle raccomandazioni mortifica e distrugge sogni e sforna migliaia di incompetenti. Quest’ Italia se potesse essere antropomorfizzata avrebbe le sembianze del volto di Pierrot, una maschera di Carnevale, un buffone in poche parole, dalla faccia permanentemente malinconica anche quando attorno a lui si fa festa e altri buffoni scendono in piazza. Con Battisti un’altra illusione è finita. Risultato unico e scontato: siamo uguali a zero. Ma d’altronde, scusate, se il nostro Paese è fra i primi in Europa per evasione fiscale, per deficienze nel sistema giudiziario e per paradossali truffe (anche all’interno delle istituzioni stesse), come si può pretendere rispetto e giustizia se quest’ultime non sono nemmeno minimamente garantite in Patria? L’Italia che non rispetta se stessa non può essere rispettata perché se lo fosse sarebbe illogico. Tutto questo ha portato ancora una volta alla sintesi tutta italiana della possibilità di ottenere giustizia. Barabba, (pardon Battisti), è fuori e libero con una buona quota di omicidi alle spalle. I poveri Cristi sono qui tra noi, le vittime , per l’ennesima volta illuse e umiliate. Uno stato come Israele, come fece coi criminali nazisti in giro per il mondo (e soprattutto) Sudamerica, sarebbe andato a prendere(anche coattivamente) Battisti e nel giro di due giorni riportarlo in Patria: Brasile concorde o Brasile non concorde. Ma noi siamo l’Italia e forse, questo, sarà l’ennesimo segnale di allarme che butteremo nello sciacquone. Il sipario si chiuda, la nostra storia è probabilmente all’ultimo e forse più disastroso atto della sua tragicommedia in salsa lirica tutta italiana.

J.Forrest





permalink | inviato da J.Forrest il 9/1/2011 alle 14:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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