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QUANDO LO SCETTICISMO SI TRADUCE IN UN SEMPLICE GESTO.
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Diario
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16 aprile 2012

DIAZ - DON'T CLEAN UP THIS BLOOD - di Sonny Delvecchio



È finalmente uscito nelle sale cinematografiche il film “Diaz – Don't Clean Up This Blood”, relativo ai fatti avvenuti nella scuola Diaz in occasione del G8 di Genova nel luglio 2001.

Il regista e sceneggiatore Daniele Vicari, già meritevole di elogi da parte di pubblico e critica per il film “Il passato è una terra straniera” (2008), si ripropone a quattro anni di distanza con una pellicola incandescente che, già solo per l'audacia e il senso civico di trattare quei i tragici fatti di undici anni fa, merita cinque stellette.

Il film si snoda attorno ad un oggetto comune, uno dei classici oggetti della protesta di piazza: una bottiglia di vetro, che vola nell'aria salmastra di Genova, infrangendosi e ricomponendosi. All'interno di questa bottiglia pare quasi che il regista inserisca un messaggio il cui testo potrebbe essere: questa è una storia da ricomporre con cautela, mettetevi comodi, incazzatevi se volete, ma prestate attenzione ai fatti.

Lo spettatore, quindi, segue il regista nella raccolta di quei cocci, ognuno dei quali rappresenta una delle tante storie di quel fiammeggiante luglio. Cocci. O pezzi di puzzle, disseminati e dispersi tra vari tentativi di insabbiamento politico, che se riordinati danno un quadro chiaro e completo di ciò che accadde in quella maledetta notte di luglio, in cui la polizia fece irruzione nella scuola Diaz, adibita a dormitorio in occasione del G8, col pretesto di scovare una cellula dei black block, già dileguatasi con buon margine d'anticipo. Chi pagò il conto di quell'irruzione? I poveri manifestanti, ragazzi e ragazze che provarono sulla loro pelle il dolore indescrivibile della violenza gratuita per mano di 300 agenti, muniti di quello speciale con un rinforzo metallico interno, adottato proprio in occasione del G8, che scatenarono la loro frustrazione e il loro odio contro quei poveri cristi, il cui i cui crimini erano l'aver animato la protesta e l'essersi trovati lì al momento dell'irruzione.

La storia racconta le vicende intrecciate di un comandante di polizia, di un gruppetto di black block, di un giornalista della Gazzetta di Bologna, di un anziano tesserato della Cgil, di un organizzatore del Social Forum e di un'attivista straniera tradotta poi nel famigerato Bolzaneto, luogo di prevaricazioni, soprusi, violenza fisica e psicologica e tortura per le quali furono condanni soli 15 agenti su 44. Il tutto a scapito di persone innocenti, ferite, spaventate a morte e indifese, vittime sacrificali dello scontro mai realmente concretizzatosi tra forze dell'ordine e black block, per però riuscirono ugualmente a mettere a ferro e fuoco la città di Genova, facendo passare in secondo piano l'inettitudine di chi non seppe tenere la situazione sotto controllo, sfuggita di mano già con l'uccisione di Carlo Giuliani.

Diaz tenta di aprire gli occhi a chi tuttora fa finta di non vedere, o di non capire, a coloro che condannano aprioristicamente i manifestanti, a coloro che si affrettarono a inviare messaggi di elogio e solidarietà ai responsabili di quella macelleria messicana.

Diaz è fatto per non dimenticare una delle macchie indelebili nella coscienza del nostro paese, ponendo implicitamente anche un quesito, destinato a restare senza risposta: perché accadde tutto questo? Le domande resteranno cristallizzate, proprio come quel sangue sui muri della scuola Diaz.


15 aprile 2012

L'ELOQUIO DI VENDOLA INFIAMMA SENAGO - di Sonny Delvecchio


Sabato 14 aprile Senago e la coalizione della Sinistra hanno ospitato per un'oretta il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Nemmeno il tempo di arrivare, stringere qualche mano, sfoggiare qualche sorriso, augurare buon appetito ai presenti (che s'ingozzavano di risotto e salamelle) e rilasciare una breve intervista, che Lucio Fois, l'aspirante sindaco di SeL, vincitore delle primarie, gli ha piazzato in mano il microfono, dandolo in pasto alla platea.

Il fine oratore giunto dalle Puglie non si è fatto pregare, esordendo forse nella maniera più inattesa: dando precise e dettagliate delucidazione riguardo i tre avvisi di garanzia che l'hanno raggiunto nella settimana dopo Pasqua. Gesto encomiabile, che rafforza (o mette al riparo) la credibilità di uno dei pochi politici brillanti di cui l'Italia si può compiacere, quella stessa Italia che inavvertitamente ha dato i natali al Trota, a cui Vendola è stato stupidamente accostato da qualche strabico “giornalista”, totalmente ignaro delle differenze macroscopiche tra due pesci ben diversi tra loro. Il Trota, dopo un'infima carriera scolastica scandita da bocciature plurime, è stato piazzato in Regione Lombardia a fabbricare aeroplanini di carta da lanciare a Formigoni, adeguandosi al malcostume della politica vista, vissuta e sfruttata come un bancomat; Vendola invece si è distinto anche grazie ad una carriera scolastica impeccabile, in concomitanza al lavoro e ad una vita politica (40 anni) in cui si è battuto per idee e ideali. Il Cicerone barese ha inoltre spiegato come le accuse di peculato e concorso in abuso d'ufficio siano frutto di strane interpretazioni del suo operato come presidente della Puglia e delle accuse della cosiddetta Lady Asl, rimossa dal suo incarico proprio da Vendola, interpretazioni che lo stesso Vendola intende correggere quanto prima, mettendosi a completa disposizione della magistratura, per cui nutre un rispetto incondizionato, «perché il rispetto per la magistratura ci deve contraddistinguere. Deve essere il nostro stile». [Il rispetto come stile, uno slogan elettorale bello e pronto per le prossime elezioni politiche? Chissà...]

Finito il preambolo sulle disgrazie giudiziarie capitategli tra capo e collo, Vendola si è rivolto direttamente a Fois, augurandogli non solo di vincere contro una destra nel caos più totale, ma anche di vincere bene: diffondendo le idee per una Senago diversa, idee di recupero degli spazi verdi, il consumo zero del territorio, il potenziamento dei servizi alla persona come il trasporto pubblico e i servizi sociali, l'investimento sul futuro dei giovani, con una particolare attenzione ai bambini, alla loro educazione e alla loro istruzione e a quegli spazi che dovrebbero spettar loro di diritto, spazi ormai annegati dal cemento e strangolati dal traffico.

La platea ha ascoltato attentamente il discorso di Vendola, riservandogli un'abbondante dose di applausi, applausi pieni di speranza nelle idee di Lucio Fois e di Vendola, speranze che vorranno trasformarsi in realtà se la Sinistra e Fois vinceranno le amministrative del 6-7 maggio.

Alla fine dell'orazione del “barese brizzolato”, che pare abbia ingoiato un dizionario, i presenti si sono ritrovati in testa le sue parole che continuavano a ronzare, parole che portano ad un'unica conclusione: per cambiare servono le idee, quelle idee che devono essere le colonne portanti di una nuova cultura italiana, che debelli finalmente il fetido germe dell'ignoranza, sotto tutte le sue spoglie.



11 aprile 2012

TROTA FUOR D'ACQUA - di Sonny Delvecchio



Nell'udire la notizia delle dimissioni del Trota dal Consiglio Regionale della Lombardia, forse qualcuno avrà pensato ad un pesce d'Aprile un po' in ritardo. Qualcun altro ad una decisione imposta dai vertici leghisti capitanati da papà Umberto. Altri ancora avranno pensato perfino che il Trota fosse la vittima sacrificale di un complotto.

Si è dimesso in modo sereno, il Trota. Ha fatto le sue belle dichiarazioni in un italiano privo di consecutio temporum, fatto che ha causato qualche problema alle agenzie di stampa che hanno dovuto prima comprendere ciò che doveva dire e infine sistemare (per una questione di decenza) almeno un paio di verbi, per permettere a tutti la comprensione delle parole del Trota.

Ma consecutio a parte, il fatto allarmante è che uno come Trota, immedesimatosi in un salmone, sia andato contro la corrente di tutti coloro che, seppur coinvolti in ogni genere di scandalo, non hanno mai nemmeno sognato di lasciare la poltrona. E come al solito il fulcro del problema è il dinero, il morboso attaccamento al denaro, quel denaro che non basta mai, neppure quando, come nel caso del Trota, per due anni parcheggi il culo in Consiglio Regionale beccando 10 mila euro netti al mese, dove la competenza e l'interesse per i cittadini sono presi a cuore solo da uno sparuto gruppetto di idealisti comunisti.

Il nobile gesto del Trota salmonato inoltre gli ha garantito anche una buona uscita di circa 40 mila euro. Come a dire: “Be' dai, anche se hai fatto qualche bricconata, alla fine la tua fetta ti spetta ugualmente”. Fantastico!

Ma la domanda, il vero quesito che trapana il cervello di molti di noi è: ma se le dimissioni sono così redditizie, perché ne sentiamo parlare così di rado? Forse gente come Boni e Penati ancora non è a conoscenza del fatto... O forse ciò che impedisce che il nostro paese sia normale è la mancanza di pudore tipica della politica della Seconda Repubblica, in cui tutto ciò che sarebbe illecito si è dimostrato lecito, e meritevole di compatimento pubblico.

Su questa ostinazione, simile al ben noto oltranzismo nipponico, è stata fondata la classe dirigente che, senza vergogna e con poco senso del pudore, ci ha resi lo zimbello del globo, spingendoci quasi a provare un po' di vergogna per i nostri natali.

La corruzione, l'evasione, le ruberie, il clientelismo elettorale, lo spergiuro anche di fronte alla flagranza di reato, l'assenza di moralità... Tutti queste fantastiche “peculiarità” richieste in un curriculum idoneo per garantire un posto fisso – e a tempo indeterminato – a San Vittore, sono diventati i pilastri portanti del nostro Bel paese.

Questo morbo, chiamato dagli scienziati “morbo neoitalico”, è ormai parte integrante della nostra cultura, volenti o nolenti. Per sconfiggerlo bisognerebbe cominciare a combatterlo nelle scuole, nelle riunioni di partito, nei consigli comunali, provinciali, regionali, nei bar, nelle piazza e se servisse anche nelle assemblee di condominio... Ovunque, insomma!

Le dimissioni del Trota hanno un significato relativo – visto che sono le dimissioni di una persona incapace di intendere e di volere – ma potrebbero dare il La a un insperato effetto a catena, come l'accensione della miccia di una bomba, il cui fine è quello di seppellire nel dimenticatoio le figure melmose e stantie che per troppi anni hanno calcato il palcoscenico della politica.

Avessero almeno preso delle buone recensioni...


30 marzo 2012

Ecco i veri AIUTI che vogliono le e gli ipovedenti e non vedentiausili

Muoversi a ruota libera è ciò che tutte le persone, e, dunque anche quelle anziane o  con problemi visivi,  vorrebbero poter fare quotidianamente.

Ecco perché vi invitiamo

 Sabato 31 marzo 2012 alla GIORNATA DEGLI AUSILI

 In occasione dell'inaugurazione del nuovo

Centro di Riabilitazione Visiva di     I V R E A 

si svolgerà, presso la nuova struttura sita

in corso Costantino Nigra 37, IVREA 

 la "Giornata Nazionale degli Ausili"

per ipo e non vedenti

 dalle ore 10 alle 17 

Il luogo si trova a circa 200 metri dalla stazione ferroviaria.

Chi giungesse alla stazione ferroviaria e desiderasse l'aiuto di una o un volontario per raggiungere il Centro potrà telefonare al seguente numero: 393 - 962.18.47.      E presso la prospicente Trattoria "Aquila Nera" in corso Costantino Nigra 56, IVREA sarà possibile consumare il pranzo ad euro 20,00

 

Tutti noi sappiamo quanto la dignità e il diritto di scegliere quando, come e cosa fare in completa o parziale autonomia siano obiettivi fondamentali per l’inclusione e l’integrazione sociale dei diversamente abili. 

Ecco perché anche l’ A.P.R.I. (Associazione Pro Retina Italia), da sempre attenta ai veri bisogni sociali e al cambiamento culturale contro complessi, pregiudizi e conseguenti ghettizzazioni, è lieta di far conoscere “i miracoli possibili” prodotti da certi strumenti tecnologici e tiflotecnici ,  denominati AUSILI , i quali, alle volte, fanno addirittura scambiare per falso cieco un vero disabile visivo.

Esporrano :

La ditta Tiflosystem di Padova,  la Subvision di Milano,   la  Tifcom di Bergamo,   Audiologic di Padova,   Voice System di Milano, Cambratech di Novara, edizioni Emons di Roma, edizioni Marco Valerio di Torino, Senza Barriere di Trento, la  cooperativa "L'albero della Speranza" di Ivrea ed alcuni ottici eporediesi e torinesi che trattano articoli per l’ipovisione.

E’ un'occasione davvero unica per poter provare e mettere a confronto tanti prodotti nella stessa giornata. E siccome il problema non è oggi l'assenza di questi strumenti tecnologici adeguati, visto che  già ne esistono molti, ma è come renderli concretamente utilizzabili nella vita quotidiana superando le varie barriere legate alla loro identificazione, selezione, personalizzazione, training, assistenza tecnica, nonché le barriere economiche è bene che impariamo a riflettere  sul concetto di “assistenzialismo” che  sovente porta soldi in tasche sbagliate

 

 

Torino, 27 marzo 2012

Jolanda Bonino referente Pari Opportunità A.P.R.I.            Associazione Pro Retina Italia

 

30 marzo 2012

Riabilitazione visiva in Canavese

Finalmente anche il Canavese ha il suo Centro di Riabilitazione Visiva. “E’ al piano terra del poliambulatorio di Ivrea in corso Nigra, dove un tempo si effettuavano le mammografie e da gennaio di quest’anno è decisamente diventato operativo” – afferma Ivo CAVALLO esponente zonale dell’ APRI Associazione Pro Retina Italia – “Ci siamo organizzati con un laboratorio seguito da personale specializzato e  coordinato da oculisti e psicologi. L’obiettivo è la possibilità di far aumentare l’autonomia personale a coloro che hanno perso la vista o che da sempre vedono poco o nulla”

In effetti solo una maggior autonomia permette un proficuo inserimento sociale dei disabili visivi nella società e nel lavoro. Come afferma  Marco BONGI, , non vedente e presidente dell’APRI  “molti restano tutto il giorno in casa per paura di muoversi, di uscire, di rapportarsi con il mondo esterno e questo è un aspetto che dovrebbe essere affrontato seriamente. In Piemonte, i ciechi e le persone che hanno subito un danno alla vista permanente sono circa 50 mila e spesso le istituzioni non  ci aiutano.” 

Un percorso di inclusione sociale è infatti l’obiettivo più intelligente da perseguire. Ecco perché la Regione Piemonte ha destinato 120 mila euro per questo investimento. Precedentemente, invece,  venivano stanziati circa un milione di euro per affrontare problematiche legate alla cecità o all'ipovisione,  ma lqueste risorse erano devolute interamente agli ospedali per l'acquisto di strutture o per corsi di aggiornamento destinati ai medici. Nulla, o quasi, era erogato per progetti di sostegno ai pazienti.

«Quando sono arrivato a Ivrea spiega il commissario dell'Asl To4, Renzo Secreto - dei 100 mila euro che erano stati stanziati, ben 70 erano stati inutilizzati. Abbiamo pensato a come investirli. Ed è nata l'idea del centro di riabilitazione visiva».

Si sta acquistando una cucina e anche  attrezzature ed ausili ad hoc (Ingranditori, sintesi vocali, tavolette braille, computer ecc)  che verranno messe a disposizione dei pazienti.

Si sta pensando  anche alla possibilità di recarsi al domicilio degli utenti che si trovano in difficoltà a raggiungere IVREA. 

Ritengo che questa sia  proprio una bella idea perché sarà possibile  imparare,  anche per chi non può contare sula vista, a cucinare  e stirare, a muoversi con il bastone bianco per le strade , a usare un computer e il telefonino, a scegliere senza esitazione i vestiti nell'armadio. «Perché vivere senza occhi capaci di guidarti è un handicap impossibile da capire, per chi non ce l'ha» spiega ancora Marco Bongi. Quei semplici gesti della vita quotidiana che per chi non ha problemi rappresentano la normalità, sono invece montagne impossibili da scalare per noi.”

Avere la possibilità di seguire questi corsi è, dunque,  grande conquista e un modo per migliorare la nostra vita, quella dei nostri famigliari e della collettività in generale.

Jolanda Bonino – Consigliera Pari Opportunità APRI – Ass.Pro Retina Italia

Torino 22 marzo  2012

20 febbraio 2012

L'APRI restituisce il bastone alla statua di PALEOCAPA

 

 

martedì 21 febbraio 2012 alle ore 15.30 in Piazza Paleocapa TORINO CERIMONIA CON RINFRESCO alla presenza delle autorità cittadine e Con il patrocinio della Città di Torino, la collaborazione del Settore Edifici per la Cultura e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici e Etnoantrolologici del Piemonte, nella ricorrenza della Giornata Nazionale del Braille noi dell’A.P.R.I.onlus -Associazione Pro Retina Italia -“restituiremo” il bastone da cieco al monumento dedicato a Pietro Paleocapa, situato nell’omonima piazza nel centro di Torino che negli anni' 50 fu distrutto da alcuni vandali. Il monumento, opera dello scultore Odoardo Tabacchi che lo realizzò nel 1871, raffigura Pietro Paleocapa, che fu ingegnere idraulico, ministro dei Lavori Pubblici del Regno di Sardegna, protagonista dello sviluppo della rete ferroviaria piemontese e contribuì al progetto del traforo del Frejus e alla realizzazione del Canale di Suez. Il ministro divenne cieco negli ultimi quindici anni della sua vita e, nonostante il suo grave handicap, non abbandonò la sua attività politica e professionale fino alla sua morte avvenuta il 13 febbraio del 1869. Il monumento ritrae il ministro Paleocapa seduto su una poltrona con il simbolo della sua cecità in mano, il bastone che, negli anni Cinquanta per un atto di vandalismo, fu spezzato e portato via. L’A.P.R.I.onlus ha voluto riparare a questo sfregio dando l’incarico al restauratore di beni culturali Ruth Barbara Kremb di ricostruire il bastone mancante e di ricollocarlo in mano del ministro per riportare il monumento alla sua completezza originale. “Un piccolo gesto materiale” commenta Marco Bongi, presidente dell’A.P.R.I. “ per il recupero di un bene culturale della nostra città, ma soprattutto un gesto pieno di significato sul piano morale ed affettivo. E proprio nel ricordo di Louis Braille, il genio francese che ha inventato “la vista dei ciechi”, siamo particolarmente orgogliosi di aver “restituito” il bastone alla statua di Paleocapa”. “Restituire alla statua di Pietro Paleocapa il bastone da cieco non costituisce un semplice intervento di restauro, ma - sottolinea l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino, Elide Tisi - rappresenta un atto dal forte valore simbolico. Come Paleocapa continuò a servire lo Stato anche da non vedente, non sono poche le persone che, ieri come oggi, svolgono attività utili e importanti per tutta la comunità. Questo è un dato di fatto che non si può e non si deve ignorare soprattutto il 21 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale del Braille nata per sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti dei non vedenti. Per lo stesso motivo è oggi doveroso ricordare l’impegno dell’Associazione A.P.R.I., che da più di 20 anni opera sul territorio regionale con tantissime iniziative dedicate agli ipovedenti, e il lavoro svolto dai tecnici del Settore comunale Edifici per la Cultura che hanno restituito nella sua completezza questa statua ai torinesi”. Dopo il saluto istituzionale e l’intervento di Elide Tisi, Assessore alla Salute, alle Politiche sociali ed abitative della Città di Torino, prenderanno la parola Marco Bongi, presidente dell’A.P.R.I., Massimo Guerrini, presidente della Circoscrizione 1 Centro Crocetta, Cristina Siccardi , storica e saggista. Jolanda Bonino Consigliera Pari Opportunità APRI Ass.Pro Retina Italia Torino 20 febbraio 2012

13 febbraio 2012

ELETTRA è tornata a casa – come il cane TWIST.

Cari giornalisti e care giornaliste grazie di tutto , anche della notizia che sarebbe bene diffondeste ora, così si potra  fermare questo passa-parola di solidarietà nei miei confronti ma soprattutto  si contribuirà a fare in modo che nessuno debba più provare la sofferenza che ho provato in queste due settimane.

 

Il  mio cuore  salta dalla gioia: FINALMENTE ho ritrovato la mia micetta (che è come una figlia per me) che non si trovava più dopo la prima nevicata del 30 gennaio 2011.  Il conforto e l’aiuto di centinaia di persone del quartiere Aurora, ma anche la collaborazione di mass media, Fb, associazioni animaliste  in tutta Italia , ha permesso questo  esito sorprendente che val la pena di raccontare.

Mi chiamo Jolanda Bonino, sono ipovedente ed Elettra è la mia bellissima gatta, una trovatella che presi con me, oltre 13 anni fa , dopo aver sentito il suo  miagolio disperato  in un cortile di Rivara Canavese (Torino), dov’era finita.  La chiamai così  per il suo aspetto regale , sinuoso e perché sembrava e sembra tuttora una scultura vivente di grande bellezza ed intensità quando è immobile.  Il nome ELETTRA deriva da “elektron” che in greco  vuol dire splendende come il sole  e bionda come l’ambra .

Certo che  per me, il  10 febbraio 2012 può essere considerato  il giorno più bello di questo inizio di anno bisestile. Non soltanto il cane TWIST, in giro e al freddo per due settimane,   è tornato a casa  ma anche la mia ELETTRA (la gatta apparsa  con lui in foto sia su LA STAMPA , su CRONACA QUI , altri mass media e TG Animalia mercoledì scorso 8 febbraio us) è tornata con me lo stesso giorno.

Diversamente da TWIST,  Elettra è stata almeno al caldo  sebbene non abbia mangiato nè bevuto perché è stata per la maggior parte del tempo dentro un armadio in un alloggio vicino a casa  mia.  Ora pesa  soltanto più 3 chili;  è scesa di 1 kg e due etti in 11 giorni ed è disidratata.  Seguita dal  veterinario Nicolino Graziano  3398891292   di Lungo Dora Firenze 27 Torino (nicolino.graziano@tiscali.it ) sta cominciando molto lentamente a riabilitarsi.

ELETTRA è ora  rannicchiata in una sedia e  mi guarda come dal profondo di una meditazione imperscrutabile che sto cercando di decifrare. Forse sta ricordando quei tremendi e tristissimi 11 giorni lontani da me dove è stata costretta a stare.

La vicenda è iniziata la sera della grande nevicata a Torino, il 30 gennaio 2012, quando portai per cena un piatto di zuppa al mio anziano vicino del terzo piano col quale ci scambiamo a volte piatti succulenti. In genere ELETTRA mi accompagna per quella rampa di scale, ma quella sera non aveva voluto uscire dall’appartamento perché timorosa dei rumori nelle scale (stavano scaricando materiale). Convinta di averla in casa ho perciò  immediatamente richiuso la porta del mio ingresso non appena rientrata  e mi sono accorta della sua mancanza solo verso le  ore 23.  Insieme ad una gentile e speciale vicina ho iniziato la sua ricerca  subito dopo, chiamandola disperatamente e andando su e giù per le scale, in cantina, nel cortile. NULLA. Siamo così uscite immediatamente dallo stabile e abbiamo girato per tutto l’isolato che va da Lungo Dora Firenze, a via Alessandria, via Parma e via Aosta, ma di  Elettra non c’era traccia.  Da lì  è cominciata la mia angoscia perché essendo ipovedente mi sono subito resa conto delle difficoltà in cui andavo incontro, non potendola vedere nel qualcaso fosse scesa in strada o rinatanata in qualche ripostiglio. 

Ho perciò lanciato degli SOS ovunque senza trattenermi  e  ho trovato  così tanta solidarietà che mi commuovo al solo pensarci . Decine e decine di persone si sono prodigate  aiutandomi  nell’impresa. C’era chi mi accompagnava nella ricerca nottura, chi faceva degli appostamenti perché qualcuno l’aveva segnalata in corso Brescia,   chi affiggeva e diffondeva volantini, chi perlustrava cantine e soffitte, chi mi forniva informazioni, chi andava negozio per negozio per mettere all’erta… Insomma ognuno faceva la sua parte e, addirittura, uno di questi angeli terreni ha ricaricato a sue spese il cellulare di una persona che sosteneva di aver avvistato Elettra ma non aveva soldi per telefonarmi appena la vedeva uscire dal suo nascondiglio. Insomma, c’è stato di tutto. Ma , a parte un paio di persone, tutte le altre specificavano che non avrebbero voluto alcuna ricompensa (nonostante alcune fossero veramente in gravi difficoltà economiche).

Il  mio dolore aumentava di giorno in giorno ed era così evidente da riuscire a contagiare tutti (quasi tutti).  Mi hanno anche confessato di aver pregato S.Antonio, o il buon Dio o Allah  - come del resto avevo fatto io.    Tutti partecipavano alla mia sofferenza   e, - qualcuno e qualcuna ha anche pianto con me  - nel pensare una gatta domestica e tredicenne  al freddo e al gelo, spaesata che non riusciva più a tornare.

Per ben 11 giorni ho lasciato tutto e ho vagato ovunque, continuando  a urlare il mio dolore e nome di ELETTRA ogni qualvolta uscivo di casa, soffermandomi nei garage, negli androni e nei cortili. NULLA NULLA e NULLA  se non il freddo agghiacciante che mi raggelava anche i pensieri, ma non il cuore. Quello MAI !!!! . C’era solo tanta neve che mi creava difficoltà maggiori perché ELETTRA ha il mantello bianco e ocra-terra  e quindi poteva essere mimetizzata con il terreno. Ho persino perso il bastone bianco senza più ritrovarlo.

Le cose sono migliorate solo dopo l’annuncio dei mass media che, diffondendo  in modo intelligente la notizia , hanno aperto alla soluzione sbloccante.  

Mentre la mobilitazione si  triplicava e si è diramava addirittura in tutta Italia , nel web e  in  Facebook, le associazioni di volontariato animalista  davano indicazioni a chi avesse amici in zona di aiutarmi e ancora ad oggi continuo a ricevere telefonate o mail con nuovi volantini più stringati che le persone vogliono diffonderper  offrirmi il loro aiuto. Mai vista tanta solidarietà!!

Intanto,  con il tredicenne rumeno Mickalache Vlad e Alessandro      PRESTIPINO         (giornalaio di corso Brescia tel. 345 6844434) abbiamo costituito un gruppo di “cat-detective”e pianificato la perlustrazione di ogni cantina, ripostiglio, garage o soffitta della zona. 

Nel frattempo,  un certo numero di persone del mio vicinato è riuscito FINALMENTE a convincere  il testone testardo e cioè colui  che , a sua insaputa e in buona fede deteneva  ELETTRA in casa. Non c’era più tempo, era ora di darmi ascolto e smettere di incaponirsi con le vecchie credenze circa il fatto che i gatti se escono da casa è perché vogliono andare a morire o cose del genere…. Il vicino, e cioè trattenitore di ELETTRA essendo cocciuto e alzando la voce perché poco udente, spaventava ancor di più la gatta paurosissima. Egli conosce solo i cani ma non i gatti e perciò  non credeva a quanto gli venisse raccontato  sulla natura dei felini domestici e sul come fare per stanarli..  Ostinatamente  negava di aver mai visto la mia ELETTRA da lui. E, in un certo senso, aveva ragione perché lei è stata nascosta  nel suo   armadio  per  chissà quanto tempo. Nulla sono valse le  mie suppliche nel poter rovistare nei  cassetti e mobili vari.  Lo so è difficile in casa di altri aprire o far aprire armadi se c’è un rifiuto pesante.     

Per farla breve, solo l’intervento deciso e convincente della gattara  TIZIANA BERNO tel. 339- 3901302 ha risolto il caso.  Ella con sapiente maestria, abilità e determinazione ha convinto il vicino a lasciarla guardare accuratamente ovunque e così ha scoperto dei peli di gatto dentro l’armadio.  Il  veterinario Graziano li ha visionati e confermati come peli di ELETTRA . A quel punto abbiamo  nuovamente insistito nel mettere crocchette e una scatoletta di tonno in terra (come la sera precedente) aggiungendo però la radice di valeriana (che inebria ed attira i gatti) .

La mattina successiva  e cioè il 10 febbraio 2012 , tutto il cibo era sparito. Ho così potuto supplicare di lasciarmi sola nella stanza  per poter vedere uscire ELETTRA da quell’armadio. E così è stato.

Tutto è bene quel che finisce bene  ..Abbiamo cercato ELETTRA ovunque e lei era vicinissima alla sua casa – perché i gatti difficilmente si allontanano –

 Facciamo in modo che non succeda MAI PIU’ a nessun altro. Ringrazio di cuore tutti

Jolanda Bonino tel 339 4111700    jolandabonino@ålice.it  

 Torino 13 febb 2012

 

 

 




permalink | inviato da elettrarossa il 13/2/2012 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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